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Guerra

Lo scontro Iran-Israele e il braccio di ferro Trump-Netanyahu

Trump ci ha provato, ma fermare Netanyahu non è, né sarà, così facile come pensava. Il premier israeliano ha dimostrato ancora una volta la sua nefasta spregiudicatezza.
Lo scontro Iran-Israele e il braccio di ferro Trump-Netanyahu

“Mentre Israele si prepara nuovamente alla guerra, Netanyahu ottiene ciò che desiderava”. Così il titolo di un articolo di Haaretz di Amos Harel, spiegato da un titolo di Axios: “Israele colpisce Beirut dopo l’attacco di Hezbollah, rischiando una reazione iraniana”.

As Israel Tips Back to War With Iran, Netanyahu Gets His Wish
Israel strikes Beirut after Hezbollah attack, risking Iran response

Infatti, le autorità iraniane avevano avvertito Tel Aviv di non colpire Beirut, pena una reazione, che è arrivata puntuale anche se limitata. Un avvertimento per segnalare che il monito non era un bluff.

Di seguito, il braccio di ferro tra Trump e Netanyahu che non si è consumato solo nel ristretto ambito telefonico. Subito dopo la rappresaglia iraniana, infatti, Trump ha rilasciato un’intervista a Fox News, nella quale smentiva seccamente la notizia – data per certa da un po’ tutti, ma evidentemente manipolativa – che l’attacco israeliano su Beirut fosse stato concordato con gli Stati Uniti. Infatti, ha dichiarato: “Non sono contento dell’attacco israeliano contro Beirut”.

Quindi, prendendo atto della rappresaglia iraniana, aveva dichiarato: “Bene, avete tirato i vostri missili, ora tornate al tavolo delle trattative e chiederò a Netanyahu di non reagire”.

Poco dopo il presidente americano rilasciava un’inconsueta intervista al Financial Times, nella quale spiegava di aver sollecitato Netanyahu a evitare rappresaglie. Un’intervista perentoria quella di Trump, dal momento che dichiarava: “Le decisioni le prendo io. Prendo tutte le decisioni io. Lui [Netanyahu ndr] non ne prende”.

Tanto da arrivare ad affermare che il premier israeliano aveva accettato di evitare raid contro Teheran e che il raid iraniano di stanotte non avrebbe avuto alcun impatto sul negoziato in corso con Teheran. Infine, quando si farà l’accordo, sul quale si è mostrato più che ottimista, Netanyahu “non avrà scelta”, se non quella di accettarlo.

Come si è potuto notare, l’interessato lo ha sconfessato subito lanciando un attacco contro l’Iran e attirandosi la conseguente risposta. Trump ci ha provato, ma fermare Netanyahu non è, né sarà, così facile come pensava. Il premier israeliano ha dimostrato ancora una volta la sua nefasta spregiudicatezza.

Di interesse notare che Trump aveva rilasciato l’intervista al media della City. Un tentativo di rassicurare i mercati globali, dal momento che questa escalation rischia di farli collassare perché va a incidere su una situazione già gravata dalla lunga chiusura dello Stretto di Hormuz.

Se poi gli Houti dello Yemen chiuderanno anche lo Stretto di Bab al-Mandab, che insiste sul Canale di Suez, la situazione dei mercati da più che critica diventerà catastrofica. Ad oggi gli Houti hanno annunciato che il transito è interdetto alle sole navi israeliane. Ma…

Ecco, questo “ma” è il nodo della vicenda. Finora l’America è stata da parte, evitando di accompagnare il raid israeliano, con l’Iran che ha finto di ignorare lo scambio di intelligence tra la Marina Usa e Tel Aviv, che inevitabilmente c’è stato, durante la sua rappresaglia (oggi è diverso: Teheran parla di responsabilità Usa su quanto sta accadendo, peraltro evidenti).

Ma da quanto si registra nel teatro di guerra e da indiscrezioni che filtrano dalla parte israeliana lo scontro è destinato a durare. Giorni, dicono, ma, come per tutte le guerre, dare un termine temporale al loro inizio è esercizio futile.

Netanyahu vuole trascinare gli Stati Uniti in guerra e più lo scambio di colpi incrociati con Teheran si protrarrà, più le possibilità aumentano: possibili incidenti di percorso che vedano coinvolte le navi Usa che stazionano al largo delle coste iraniane, che quindi dovrebbero giocoforza reagire, o un nuovo incidente del Tonchino o altro e più grave.

Appare precipua una digressione su quanto accadde nel 1967, quando era in corso la Guerra dei sei giorni tra Israele e Paesi arabi, con le forze israeliane che attaccarono deliberatamente e a più riprese la nave spia americana USS Liberty – 34 i morti, 171 i feriti – nel tentativo di attribuire la responsabilità dell’attacco agli arabi e portare così l’America al loro fianco (nonostante le inequivocabili testimonianze dei sopravvissuti, l’amministrazione Usa insabbiò tutto).

C’è poi la variabile atomica. Non solo la possibilità che Israele la usi nel caso rimanesse ad affrontare l’Iran in solitaria, ma anche l’opzione B fatta balenare da Jonathan Pollard, ebreo statunitense cui fu comminata una lunga prigionia per spionaggio in favore di Israele, dove attualmente vive dopo la grazia concessa da Trump.

In una recente intervista, parlando di come si sarebbe potuto forzare il cessate il fuoco con l’Iran imposto dagli Stati Uniti, Pollard ha dichiarato che si potrebbe fare come nel 1973 quando, durante la Guerra dello Yom Kippur, Kissinger ordinò di bloccare il sostegno militare Usa a Tel Aviv.

Le autorità israeliane fecero caricare un’atomica su un jet e inviarono le immagini agli States… le armi statunitensi ripresero a fluire il giorno dopo. La minaccia velata è che le autorità di Tel Aviv dovrebbero forzare gli Usa a scendere in campo minacciando altrimenti l’uso dell’atomica contro Teheran.

Minaccia che, peraltro, potrebbe essere stata fatta con successo sia nella guerra di giugno che nella più recente, come sembrano adombrare alcune strane dichiarazioni di Trump. A giugno, infatti, dopo essere rimasto in disparte dal conflitto Israele-Iran, allertò di “evacuare immediatamente Teheran” e il giorno dopo ordinò l’attacco che chiuse il conflitto.

Nella guerra più recente, poi, la minaccia alzo zero: “Un’intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita. Non voglio che accada, ma probabilmente succederà”. Era il 7 aprile, la sera si sarebbe concordato un cessate il fuoco con Teheran, al quale potrebbe esser stato trasmesso il messaggio che l’America non poteva più impedire a Israele di usare la Bomba.

Quindi, il 16 marzo, meno implicitamente, Trump affermava che Israele non avrebbe mai usato l’atomica, smentita che discendeva evidentemente da un veto imposto dagli States (veto relativo…). Per fortuna altri Paesi, dotati di atomica, cercano di frenare certe follie.

Mentre scriviamo, Trump ha comunicato che i contendenti starebbero cercando una tregua immediata e l’Iran ha sospeso gli attacchi.

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