La visita di Papa Leone XIV in Spagna e l’incontro a Madrid col presidente del governo Pedro Sanchez ha rappresentato l’occasione per ribadire la solidità di una relazione personale, e non solo, tra due figure molto distanti all’apparenza ma che convergono su molte letture della modernità.
Da un lato, il pontefice nato negli Stati Uniti, teologo, matematico e missionario agostiniano divenuto Papa nel 2025; dall’altro, il dinamico leader spagnolo, esponente di una tradizione socialista iberica spesso fumantina e anticlericale, ateo per dichiarazione, primo capo del governo di Madrid a non giurare sulla Bibbia nel 2018, al momento del suo insediamento. Mondi paralleli, spesso contrastanti, e in Spagna a maggior ragione, visto che tra la Chiesa e la sinistra è rimasto a lungo il retaggio degli Anni Trenta del secolo scorso, quando tra le uccisioni di preti nelle terre “rosse” e il sostegno di ampie fette della Chiesa all’insurrezione di Francisco Franco si scavarono trincee molto profonde. E a maggior ragione il fatto che tra Sanchez e Leone XIV si sia consolidato un rapporto già emerso con forza nell’era di Papa Francesco racconta molto del mondo di oggi.
Lo hanno ribadito a fine maggio, quando Sanchez fece tappa in Vaticano e lo hanno confermato a Madrid: tra mondi un tempo distanti c’è una convergenza crescente. Accomuna Sanchez e Leone XIV, innanzitutto, la spinta per la risoluzione dei conflitti e delle questioni principali che attanagliano la sicurezza globale. Il premier e il Santo Padre si sono trovati d’accordo, in particolar modo, nel non definire una “guerra giusta” l’attacco di Usa e Israele all’Iran. Inoltre, i due hanno trovato un confronto sulla necessità di ampliare la cooperazione allo sviluppo e l’assistenza al Sud Globale. Leone XIV ha rafforzato la spinta di Francesco all’incontro con le periferie esistenziali del globo e ha già visitato il Libano travolto dall’attacco israeliano e diversi Paesi africani, frontiere della speranza. La cooperazione contro la fame nel mondo, la spinta al consolidamento del multilateralismo, il rafforzamento delle istituzioni internazionali sono priorità cogenti sia a Madrid che in Oltretevere.
No ai signori degli algoritmi
Il tema su cui, però, Leone XIV e Sanchez hanno forse maggior convergenza è quello delle nuove tecnologie e dell’impatto trasformativo che esse hanno sull’uomo e la società. L’impianto culturale dell’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, la volontà di superare il rischio di una “Babele” tecnologica priva di punti di riferimento che non siano quelli dettati dai signori degli algoritmi, il rifiuto di una corsa all’innovazione senza regole etiche e morali, l’attenzione posta sulla lotta alla cultura dello scarto e alla marginalizzazione dell’umano hanno destato profonde riflessioni e ampie discussioni sul senso della rivoluzione tecnologica odierna. Ebbene, queste chiavi di lettura sociali e antropocentriche hanno trovato un buon ascolto nel mondo che fa riferimento a Sanchez, esponente europeo di punta di un campo progressista e socialista che da tempo rifiuta la logica della dominazione da parte delle tecno-oligarchie americane e spinge per regolamentare, gestire e governare la corsa all’innovazione.
In tal senso, la Chiesa Cattolica offre argomenti e spunti di riflessione ma lancia anche una sfida: può dirsi davvero cristiano chi utilizza le tecnologie come feticcio ideologico prima ancora che come strumenti per migliorare la vita dell’uomo? Può trovare sintonia col messaggio cristiano la lettura apocalittica del futuro di un Peter Thiel, con le sue visioni sull’Anticristo indicato come ciò che frena la corsa senza freni all’innovazione, o quella amorale di un Alex Karp, per cui la “Repubblica Tecnologica” deve costruirsi a prescindere dagli impatti umani e democratici? Può coniugarsi con ciò la spinta a fenomeni quali il transumanesimo e il postumanesimo?
Leone XIV pone l’accento sulla capacità trasformativa e dirompente dell’IA; Sanchez guarda agli impatti sulle disuguaglianze economiche e di influenza che possono essere prodotte dalla diffusione di tecnologie rese strumenti per il dominio e il potere. Da prospettive diverse, il tentativo è quello di costruire un messaggio emancipatore. Così diversi, così simili: Leone e Sanchez finiscono per ritrovarsi d’accordo su molti punti nei fatti, in maniera concreta e pragmatica. In tempi decisivi, del resto, è questo ciò che forse conta per rendere solida una relazione umana e eminentemente politica. Come del resto lo sono tutti i rapporti costruiti da un pontefice, al tempo stesso capo di una Chiesa e di uno Stato.
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