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Politica

Germania umiliata all’Onu: bocciata su Gaza, al Consiglio vanno Austria e Portogallo

La Germania ha subito un'umiliante sconfitta diplomatica perdendo la corsa per un seggio non permanente al Consiglio di Sicurezza
Onu Germania

La Germania, secondo stato sponsor finanziario delle Nazioni Unite, ha incassato ieri una delle sconfitte diplomatiche più umilianti della sua storia. Nella votazione per i seggi non permanenti del Consiglio di Sicurezza Onu, Berlino è stata nettamente battuta da Austria e Portogallo nel gruppo «Europa Occidentale e Altri». Un risultato pesantemente influenzato dalle posizioni di Berlino sul genocidio a Gaza.

Per ottenere uno dei due seggi serviva una maggioranza qualificata di due terzi dei 193 Stati membri. Il verdetto è stato inequivocabile: Portogallo 134 voti, Austria 131, Germania soltanto 104. Un distacco umiliante per un Paese che ha investito risorse politiche ed economiche enormi nella propria candidatura.

Wadephul ammette: Gaza e Israele hanno pesato

Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul, presente a New York, non ha potuto nascondere l’amarezza. Davanti ai giornalisti ha riconosciuto che «ci sono alcune questioni su cui abbiamo sempre preso una posizione chiara, posizioni che non tutti gli Stati membri condividono». Tra queste, ha citato esplicitamente il «sostegno granitico all’Ucraina» – che ha attirato il lobbying aggressivo della Russia – ma soprattutto «la responsabilità speciale della Germania nei confronti di Israele nel conflitto in Medio Oriente», riferimento evidente alla linea filoisraeliana mantenuta anche di fronte alle accuse di violazioni del diritto internazionale a Gaza.

Parole che suonano come un’ammissione: la strenua difesa di Israele, anche dinanzi a un genocidio, motivata dal senso di colpa storico per l’Olocausto, è diventata un macigno nella politica estera tedesca, alienandole simpatie soprattutto nel cosiddetto Sud Globale. Il cancelliere Friedrich Merz ha tentato (maldestramente) di minimizzare: «Abbiamo fatto domanda con convinzione. Non abbiamo raggiunto l’obiettivo, ma questo non cambia i compiti che ci attendono alle Nazioni Unite. La Germania resta un pilastro affidabile». Dichiarazioni di circostanza che faticano a nascondere la frustrazione di un governo che vede sgretolarsi il proprio peso internazionale.

Un fallimento annunciato

La sconfitta arriva dopo mesi in cui la Germania ha continuato a fornire armi a Israele e a opporsi, in varie sedi internazionali, a risoluzioni che chiedevano il cessate-il-fuoco o indagavano sulle operazioni militari a Gaza. La bocciatura di ieri non è solo un incidente di percorso. È il risultato di una politica estera fallimentare, percepita nel mondo come arrogante e incoerente: sostegno incondizionato a Israele mentre sull’Ucraina si predica tutt’altro. Incoerenza che il Sud Globale non ha perdonato a Berlino, che ora tenta di scaricare tutta la colpa sulla Russia.

«Sappiamo fermamente che l’Ucraina è ben consapevole del fatto che la Russia non desidera una tale rappresentanza nel Consiglio di Sicurezza», ha affermato Wadephul, aggiungendo che non era un segreto che la Russia avesse fomentato il sentimento anti-tedesco. Nessuna autocritica su Gaza, dunque: per Berlino, è tutta colpa di Mosca.

Eppure, come nota Trita Parsi,  executive Vice President del Quincy Institute for Responsible Statecraft, «speriamo che questo spinga a una seria riflessione a Berlino. Il mondo starà meglio se la Germania tornerà a essere il Paese che era nel 2003, quando si oppose giustamente all’invasione dell’Iraq in difesa del diritto internazionale». Lo stesso Parsi spiega che la «politica estera della Germania è stata di recente niente di meno che un disastro imbarazzante. Dal suo sostegno al genocidio a Gaza — presumibilmente per “farsi perdonare” la condotta di un altro genocidio (!?!), alla gestione del dossier Iran, fino al suo recente attacco diretto e sfacciato che mina il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Per questo – ha aggiunto in un post su X – non sono affatto sorpreso che la Germania abbia perso la sua candidatura per un seggio eletto al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, nonostante sia il secondo maggiore contributore finanziario alle Nazioni Unite e abbia avuto un ruolo di leadership nella negoziazione del Patto per il Futuro».

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