Gli Stati Uniti non stanno affatto “voltando le spalle” all’Asia. Continueranno a impegnarsi nel continente nonostante l’incombenza di alcuni “obblighi globali”, ma con nuove regole di cooperazione e collaborazione con i vari partner locali. Lo ha spiegato nel dettaglio il segretario alla Difesa Usa, Peter Hegseth, che dal palco dello Shangri-La Dialogue di Singapore, ovvero il più importante forum sulla sicurezza dell’Asia-Pacifico, ha lanciato un implicito messaggio ai governi della regione: gli Usa ci saranno ancora ma dovete armarvi.
L’inviato di Donald Trump ha esortato gli alleati di questo spicchio di mondo a investire più denaro nella Difesa, fissando come obiettivo il 3,5% del loro Pil. Hegseth ha quindi elogiato i Paesi che negli ultimi anni hanno aumentato la loro spesa militare, come la Corea del Sud, il Giappone, l’Australia e le Filippine, e criticato i “parassiti”, inserendo in questa categoria la Nuova Zelanda.
“Le regole sono importanti, ma se non si possono sostenere con la forza non valgono niente. Non abbiamo bisogno di più conferenze. Abbiamo bisogno di maggiore potenza di fuoco e meno Shangri-La Dialogue, più navi e più sottomarini”, ha chiarito Hegseth. Non solo: l’alto funzionario statunitense ha sfruttato l’occasione per parlare anche di Europa e Nato, affermando che entrambe devono prendere “decisioni importanti”.

Più armi e meno chiacchiere
Per Hegseth, dunque, nel nuovo approccio statunitense al Pacifico, ma più in generale agli affari internazionali, ci saranno molte più armi – che Washington sarà ben felice di vendere ai propri partner – e meno riferimenti alla “vuota retorica globalista sull’ordine internazionale basato sulle regole”.
Guai però a mettere in dubbio l’impegno degli Usa nella regione come ha fatto il ministro della Difesa del Giappone, Shinjiro Koizumi, secondo cui “alcuni Paesi potrebbero sottovalutare” questo modus operandi. Secca la replica del Segretario alla Difesa Usa: “La gente tende a confondere i nostri obblighi globali con il voltare le spalle a questa regione”. La strategia di Washington nel Pacifico, ha spiegato ancora, è finalizzata alla “proiezione di potenza” e alla collaborazione con gli alleati. Hegseth ha anche spiegato che gli Stati Uniti desiderano evitare “scontri inutili”.
“Possiamo fare due cose contemporaneamente”, ha insistito, affermando che gli Usa stavano lavorando “discretamente ma con grande determinazione” con gli alleati regionali adottando un “approccio sostanziale e serio” all’Indo-Pacifico, così da garantire un equilibrio di potere “in cui nessuno Stato, Cina compresa, possa imporre la propria egemonia”. Un equilibrio, va da sé, fondato sulle armi che gli Usa continueranno a vendere ai loro partner asiatici.
Un messaggio per l’Asia
Lo Shangri-La Dialogue è un forum annuale organizzato dal think tank International Institute for Strategic Studies, ed è considerato un meccanismo fondamentale per consentire ai Paesi asiatici di condurre colloqui diretti in materia di Difesa e sicurezza con Stati Uniti e Cina. Attenzione però, perché per la seconda edizione consecutiva Pechino ha rifiutato inviare il proprio ministro della Difesa, scegliendo invece di mandare una delegazione di livello inferiore. Come ha spiegato la Bbc, alcuni analisti hanno interpretato il gesto cinese come un affronto al forum, mentre altri lo hanno visto più come un tentativo di evitare una pubblica contrapposizione agli Usa in un momento in cui le due potenze si contendono l’influenza nella regione.
Il messaggio di Hegseth, che rispecchia la nuova strategia Usa per l’Indo-Pacifico, è in ogni caso cristallino: “Le alleanze funzionano solo quando sono vere e proprie partnership. È una strada a doppio senso. Non si può parlare di un’alleanza forte se non ci si mette tutti in gioco. Quando i nostri interessi coincidono, agiamo insieme con determinazione e concentrazione. Quando divergono, ci adattiamo pragmaticamente, senza drammi né moralismi. Credo che l’Europa occidentale potrebbe prenderne nota”.
Gli Usa, insomma, non guarderanno più ai valori idealistici, bensì al concreto allineamento dei loro interessi nazionali con quelli degli interlocutori. “Abbiamo bisogno di partner, non di protettorati. Cerchiamo alleanze basate sulla responsabilità condivisa, non sulla dipendenza. Questa è la maturazione delle nostre alleanze in una nuova era”, ha concluso Hegseth di fronte a delegazioni provenienti da 44 Paesi che hanno preso attentamente nota delle sue parole.

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