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Politica

Colombia al bivio: alle presidenziali De La Espriella sfida Cepeda, al ballottaggio con 800 mila schede fantasma

La Colombia va al ballottaggio del 21 giugno: De La Espriella, avvocato di narcos e ammiratore di Trump, sfida Cepeda del Pacto Histórico.

Saranno il candidato dell’estrema destra, Abelardo De La Espriella, e l’erede politico del presidente uscente Gustavo Petro, Iván Cepeda, a contendersi in Colombia il secondo turno di un’elezione presidenziale segnata da estrema polarizzazione, accuse di irregolarità e dalle ombre dell’Hondurasgate, con la sua declinazione locale denominata Proyecto Júpiter, una strategia messa in campo dalle forze di destra per manipolare il voto dei colombiani, come denunciato da alcune inchieste giornalistiche. 

La vittoria a sorpresa di “El Tigre” e il caos sui conteggi

Secondo i risultati preliminari dell’Anagrafe Nazionale, con il 99,03% dei seggi scrutinati, De La Espriella —  l’outsider soprannominato “El Tigre” —  ha ottenuto in maniera inaspettata, dati i sondaggi che davano sempre in testa Cepeda, 10,2 milioni di voti, pari al 43,73%, mentre l’esponente del Pacto Histórico, si è classificato secondo con 9,6 milioni di voti, corrispondenti al 40,91% dei consensi, attestandosi come il candidato della sinistra colombiana più votato al primo turno nella storia del Paese sudamericano. Sia Cepeda che Petro hanno sceltouna linea dura verso il preconteggio effettuato da una società privata. In un messaggio durissimo su X, il presidente uscente ha ricordato che «il cosiddetto conteggio trasmesso non ha forza vincolante» e che i suoi dati «non costituiscono norma pubblica». A suo dire, la società privata incaricata del software di conteggio, riconducibile ai fratelli Bautista, avrebbe modificato gli algoritmi per tre volte nell’ultima settimana, aggiungendo circa 800mila documenti di persone che non figurano nel censimento elettorale ufficiale. Petro parla apertamente dell’esistenza di «due censimenti» – quello formale e quello parallelo del software – e afferma che le schede già impugnate mostrerebbero l’aggiunta di centinaia di migliaia di voti senza elettori reali. Per questo, rivendica che, «in conformità con la legge», gli unici risultati che la Presidenza è disposta ad accettare sono quelli delle commissioni scrutatrici presiedute dai giudici della Repubblica.

Dal palco del Tequendama, a Bogotà, Cepeda — accompagnato dalla sua candidata alla vicepresidenza, la senatrice indigena Aída Quilcué — ha ripreso e rafforzato i dubbi sollevati da Petro. Ha parlato di «uno scarto che vogliamo verificare di 885 mila cédulas o persone, che non tornano con la nostra auditoria e che chiediamo alle autorità elettorali di chiarire immediatamente», e ha denunciato un «numero indeterminato di seggi in cui si sono registrate votazioni atipiche». «Solo quando la commissione scrutatrice si pronuncerà in modo chiaro e netto accetteremo i risultati», ha ribadito ai suoi sostenitori. La commissione elettorale, l’organismo che convalida i risultati elettorali nel sistema colombiano, deve rilasciare una dichiarazione entro le prossime 72 ore.

Nelle aree più povere vince il Pacto Histórico 

Secondo quanto riportato fa Diario Red / América Latina, Cepeda ha consolidato il proprio consenso soprattutto nelle aree più povere e marginalizzate del Paese, i territori storicamente segnati dalla violenza e maggiormente in sintonia con le politiche dell’attuale esecutivo. In dipartimenti come Cauca, Nariño, Chocó e nelle fasce costiere del Pacifico e dei Caraibi —  dove la povertà strutturale e le ferite della violenza, che da sempre segna la storia del Paese, restano più profonde —, l’elettorato ha manifestato una chiara preferenza per la continuità del progetto del Pacto Histórico. Un programma basato su una traiettoria redistributiva che, negli anni della presidenza, Petro, ha portato a una riduzione storica della povertà e a un aumento del potere d’acquisto, attraverso una riforma fiscale progressiva e incrementi significativi del salario minimo, per quanto la crescita economica sia stata frenata da una politica monetaria restrittiva e dall’opposizione legislativa che ha bloccato riforme chiave nella sanità e nel settore tributario, come risulta da un’analisi del Center for Policy and Economic Research, organizzazione indipendente con sede negli Stati Uniti.

Da Montería ai vigneti toscani, chi è il candidato della destra

Secondo Cepeda, De La Espriella incarna il ritorno del paramilitarismo in Colombia, un modello che metterebbe a rischio salari dignitosi e università pubbliche, riportando il Paese «ai suoi giorni più bui». Non è casuale, in questa chiave, che il candidato dell’estrema destra abbia raccolto i suoi risultati migliori nelle grandi aree urbane e nelle regioni economicamente più forti, come Antioquia, el Eje Cafetero (la regione del caffè) e alcune zone della Colombia centro-orientale, dove la sua retorica intransigente e incentrata sulla sicurezza ha trovato accoglienza tra la classe media e i settori imprenditoriali legati all’uribismo, corrente politica che fa capo alla figura e all’ideologia dell’ex presidente Álvaro Uribe Vélez, associata a una linea di fermezza assoluta in tema di ordine pubblico e a una ferma opposizione alle riforme sociali e alle politiche redistributive.  

«Più di 10 milioni di miei concittadini si sono uniti alla “tigre”; si sono uniti al branco. Andremo al secondo turno per sconfiggere la tirannia; faremo in modo che la democrazia venga rispettata con la ragione o con la forza», ha dichiarato De La Espriella, invocando peraltro l’intervento degli Stati Uniti perché vigilino sul ballottaggio. 

Nato a Bogotà 47 anni fa ma profondamente legato alle sue radici di Montería, nel Nord del Paese, De La Espriella, ammiratore di Trump, Milei e Bukele, è avvocato — con una lunga storia di clienti controversi —, cantante, scrittore e commerciante, possiede stretti legami anche con l’Italia — vive da tempo con la famiglia in Toscana, dove possiede dei vigneti — e ha doppia cittadinanza colombiana e statunitense e proprietà a Miami. La sua carriera è segnata dalle consulenze per le AUC — Autodefensas Unidas de Colombia, la principale federazione di gruppi paramilitari di destra —  durante il processo di smobilitazione, dall’uso della querela come arma contro giornalisti critici e da clienti simbolo della grande corruzione finanziaria, elementi che il suo stesso sito biografico tende a omettere o a edulcorare. Si è costruito un profilo politico fondato su una retorica ultraconservatrice, pro‑mercato e securitaria, e su una presenza digitale aggressiva e dirompente, con forte uso dei social. 

Dopo la notizia della sua vittoria al primo turno, il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth ha pubblicato un articolo dal titolo «”La tigre che si è svegliata”: l’agguerrito leader filo-israeliano colombiano si avvicina al potere». De La Espriella ha infatti promesso di ricostruire un’alleanza strategica strettissima con Stati Uniti e Israele, dopo la rottura voluta da Petro, uno dei pochi leader politici mondiali ad aver parlato apertamente di genocidio in riferimento a Gaza, adottando una serie di misure concrete contro Tel Aviv, tra cui la sospensione dei rapporti diplomatici con lo Stato ebraico e l’adesione della Colombia al caso intentato dal Sudafrica presso la Corte Internazionale di Giustizia per i crimini commessi nella Striscia.

Verso il ballottaggio del 21 giugno sotto le pressioni esterne

La recente ascesa di De la Espriella non può essere compresa senza il fantasma della guerra psicologica riconducibile al citato Proyecto Júpiter e senza la partecipazione attiva di figure direttamente legate al trumpismo, come il senatore repubblicano Bernie Moreno dell’Ohio e il presidente dell’Ecuador, Daniel Noboa. Ad appoggiare El Tigre ora c’è anche Paloma Valencia, volto della destra tradizionale colombiana, arrivata terza al primo turno con poco più di un milione e seicentomila voti, una sconfitta storica per la sua corrente. La delfina di Álvaro Uribe, espressione dell’élite bianca del Paese, ha già annunciato il suo sostegno a De La Espriella per impedire «l’instaurazione del neocomunismo», come ha scritto su X.

Si dovrà attendere il 21 giugno per conoscere chi sarà il prossimo inquilino della Casa de Nariño, mentre sul Paese sudamericano si allunga lo spettro delle ingerenze straniere che, da decenni, continuano a influenzare la traiettoria politica dell’America Latina, storicamente considerata il proprio “cortile di casa” dai vicini nordamericani.

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