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Guerra

Russia e Ucraina, perché è così difficile capire quel che davvero succede al fronte

Il nodo centrale per il futuro del conflitto resta la sostenibilità dei contrattacchi continui ordinati dal generale ucraino Syrsky.
ucraina

Cosa sta succedendo sul fronte ucraino? Negli ultimi mesi è diventato sempre più difficile capirlo. Per ora sappiamo che Kyiv si è impegnata a dimostrare agli alleati europei e occidentali l’efficacia dei loro investimenti militari, spingendo l’esercito ucraino a lanciare una serie di continui contrattacchi, alcuni andati a buon fine e altri meno.

L’effettiva estensione del territorio conquistato tiene banco nel dibattito tra gli osservatori militari internazionali, con le cifre che variano notevolmente a seconda della fonte istituzionale o indipendente che si prende in considerazione. Tutti gli analisti più accreditati concordano nel dire che la pressione russa rimane costante, ma il ritmo ha subito un rallentamento rispetto all’anno precedente. Un fenomeno dovuto un po’ alla decisione di escludere la Russia dall’accesso alla rete satellitare Starlink all’inizio dell’anno in corso, un po’ per l’accresciuta capacità ucraina di condurre attacchi con droni a medio raggio contro la logistica nemica, in questi mesi.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, in capo agli ottimisti, ha dichiarato che le sue forze hanno ripreso quasi seicento chilometri quadrati di territorio dall’inizio del 2026, sostenendo che questa pressione spingerà Mosca a negoziare. Questa lettura ottimistica trova in parte sponda nelle analisi del centro studi statunitense Institute for the Study of War, guidato dall’analista Kimberly Kagan, figlia del neocon Robert Kagan, secondo cui in primavera i progressi ucraini avrebbero superato le avanzate territoriali dei russi. Per ora, le analisi più accreditate confermano che i guadagni territoriali netti della Russia dall’autunno del 2025 hanno rallentato sensibilmente, soprattutto dopo le operazioni ucraine nella regione di Zaporižžja, avviate a febbraio.

Ma nelle ultime settimane la Russia ha recuperato parte del territorio perso proprio a Zaporižžja, e continua a concentrare il proprio sforzo offensivo principale lungo l’asse Kostjantynivka-Kramatorsk-Slov’jans’k, nel Donbass, dove l’avanzata procede lentamente ma in modo costante. Una parte significativa delle conquiste russe del 2026 sarebbe inoltre avvenuta nella regione di Sumy, un settore considerato relativamente meno difeso. Quindi possiamo dire che l’espansione territoriale russa appare meno rapida rispetto ai mesi precedenti, ma Mosca mantiene ancora la capacità di esercitare pressione su alcuni dei fronti più importanti della guerra.

La realtà descritta dai gruppi di monitoraggio ucraini più vicini al campo è molto più prudente di quella di Zelensky. Il collettivo di mappatura indipendente DeepState, che collabora parzialmente con l’esercito di Kyiv ed è molto popolare tra i cittadini ucraini, mostra uno scenario dove si registrano costanti e piccoli avanzamenti russi. Ma tra DeepState e altri analisti indipendenti è nata un’accesa discussione con al centro l’opportunità di pubblicare o meno i dati in tempo reale. I responsabili della piattaforma ucraina sostengono spesso che molti successi sul campo non vengono registrati immediatamente per ragioni di sicurezza operativa, evitando così di esporre le truppe a reazioni immediate dell’artiglieria russa. Altri osservatori ritengono invece che queste argomentazioni servano talvolta a coprire precedenti valutazioni eccessivamente ottimistiche sulle posizioni difensive controllate da Kyiv.

La zona grigia che decide le avanzate

Se è vero che ci sono delle tendenze propagandistiche, da entrambe le parti – gli analisti più vicini all’Ucraina e la classe dirigente di Kyiv tendono a valorizzare i successi mentre le piattaforme filorusse tendono ad accentuare i dati negativi – non bisogna dimenticare che esistono analisti indipendenti ucraini che cercano di preservare la propria credibilità fornendo resoconti più aderenti alla realtà materiale dei soldati. Ed esistono ragioni puramente tecniche che rendono la mappa del conflitto confusa, a cominciare dall’uso massiccio dei droni da ricognizione, che ha reso il campo di battaglia “trasparente“, impedendo a entrambi gli eserciti di accumulare grandi quantità di mezzi e truppe senza essere immediatamente scoperti. Questo cambiamento radicale ha ampliato a dismisura la cosiddetta zona di letalità, un’area ampia fino a 30 chilometri, dove qualsiasi movimento viene intercettato e colpito dai sistemi aerei a pilotaggio remoto.

Michael Kofman, rinomato analista vicino al Pentagono, ha spiegato che la mancanza di linee difensive coese ha trasformato il fronte in una vasta gray zone, con i soldati russi che avanzano in piccolissimi gruppi di sei o otto elementi, muovendosi individualmente o in coppia sotto la guida costante dei droni Mavic: l’obiettivo è infiltrarsi tra le posizioni avanzate ucraine fino ad accumulare una massa critica nelle retrovie, riducendo al minimo i combattimenti diretti tra fanterie. In questo tipo di contesto frammentato, dove non esistono trincee continue e collegate, bensì postazioni isolate immerse in uno spazio conteso, la definizione stessa di controllo territoriale perde il suo significato tradizionale.

Nel frattempo due discussioni diverse sulla guerra in Ucraina hanno animato il dibattito online negli ultimi giorni. La prima riguarda la decisione di Zelensky di riesumare e commemorare Andrii Melnyk, ultranazionalista degli anni Quaranta e collaboratore del Reich. Secondo il sociologo ucraino Volodymyr Ishchenko, è un omaggio alle componenti più “nere” della società in un momento in cui la mobilitazione militare è sempre più difficile. La seconda discussione: l’attacco ucraino contro un dormitorio a Starobilsk, nel Donbass occupato dalla Russia. Il giornalista italiano Giovanni Pigni, della Stampa, ha visitato il luogo pochi giorni dopo il bombardamento durante un viaggio organizzato dalle autorità russe e ha raccontato di aver visto un edificio civile distrutto e tracce della presenza di studenti tra le vittime, pur precisando di aver lavorato con forti limitazioni e sotto pressione. Molti account filoucraini avevano fatto circolare la tesi secondo cui l’obiettivo sarebbe stato una struttura militare. Forse c’erano entrambe le cose, e la deviazione sullo studentato è stato un tragico erroe. Ma l’attacco pesantissimo subito da Kyiv la settimana scorsa va letto appunto come una risposta russa – con missili ben più devastanti dei droni – all’incursione ucraina su Starobilsk e su altro territorio russo.

Il punto è che se anche Kyiv è tornata alla sua pseudo-normalità, la strategia degli ultimi mesi sembra aver provocato un aumento significativo delle perdite ucraine, talvolta superiori a quelle delle forze russe, spingendo le autorità ucraine a intensificare le campagne di mobilitazione forzata per alimentare le unità d’assalto in prima linea. Il nodo centrale per il futuro del conflitto resta quindi la sostenibilità dei contrattacchi continui ordinati dal generale Oleksandr Syrsky, la cui attitudine aggressiva è spesso criticata internamente per l’alto costo in vite umane. Le fonti ufficiali ucraine continuano ad affermare che le perdite russe siano nettamente superiori, gli esperti sottolineano che l’attaccante privo di una totale copertura aerea tende a subire i danni maggiori.

In una prospettiva di lungo periodo, la crisi demografica ucraina, aggravata da una popolazione residente che è ormai circa sette volte inferiore a quella della Federazione Russa, rischia di rendere insostenibile la prosecuzione di una prolungata guerra d’attrito basata sulla riconquista di piccoli avamposti rurali. Salvo colpi di scena nella diplomazia globale.

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