«Insieme al collega avvocato e difensore dei diritti umani Mario Serrato, abbiamo presentato una denuncia penale in Colombia contro Juan Orlando Hernández, l’ex presidente honduregno condannato a 45 anni di carcere per traffico di droga e graziato da Donald Trump, nell’ambito dello scandalo Hondurasgate e in relazione ad attività illecite e criminali nel Paese». È con questo annuncio del giurista colombiano Luis Guillermo Pérez Casas, storico difensore dei diritti umani, che lo scandalo incentrato su una rete di corruzione e manipolazione mediatica — tesa a destabilizzare i governi progressisti dell’America Latina — passa dal terreno mediatico a quello giudiziario.
Gli audio che scuotono l’America Latina
L’Hondurasgate nasce da 37 audio — pubblicati dall’omonima piattaforma e da Diario Red / Canal Red América Latina tra fine aprile e inizio maggio 2026 — la cui autenticità è stata confermata da processi di verifica forense effettuati dagli enti indipendenti Earshot e Phonexia, con un grado di attendibilità superiore al 95%.
I file dimostrano che Hernández ha trattato con alleati interni e internazionali – incluso il presidente argentino Javier Milei – una rete di finanziamenti e campagne per destabilizzare governi di sinistra in America Latina. Condannato nel 2024 da un tribunale federale di New York per narcotraffico, armi e corruzione, l’ex presidente honduregno è stato graziato nel 2025 dal presidente Trump. In cambio del provvedimento di clemenza — preludio di un suo possibile ritorno al potere —, Washington e Tel Aviv beneficerebbero di tutta una serie di facilitazioni in Honduras, tra cui la costruzione di una nuova base militare e di centri di confinamento per presunti terroristi, misure tese ad avvantaggiare le aziende americane e israeliane; e, infine, l’espansione delle cosiddette Zone economiche speciali. Dai file — che mostrano l’intenzione esplicita di «estirpare come un cancro la sinistra latinoamericana» — emerge anche la chiara intenzione di creare un’Unità Digitale per la diffusione di notizie false con il deliberato scopo di attaccare i governi progressisti in Messico e Colombia e allineare ulteriormente la regione ai desiderata di Washington. L’azione penale di Pérez Casas e Serrato presentata in Colombia prende le mosse proprio dalle rivelazioni dell’Hondurasgate.
Il caso irrompe nella campagna colombiana
Un atto analogo contro l’ex presidente honduregno è stato depositato dagli avvocati lo scorso 25 maggio anche presso la Procura generale di Tegucigalpa in Honduras — con la richiesta di indagare Hernández per associazione terroristica, cospirazione e preparazione di crimini di lesa umanità e di avviare la procedura di estradizione dagli Stati Uniti. I difensori colombiani erano accompagnati da Berta Oliva, coordinatrice generale del Comitato dei familiari dei detenuti e degli scomparsi in Honduras (Cofadeh), un’organizzazione per i diritti umani che oggi ha assunto la rappresentanza legale dei querelanti presso la Procura della Repubblica honduregna, a riprova che attorno all’azione legale si è costituita una squadra internazionale per supportare il processo.
L’istanza precede di pochi giorni l’appuntamento elettorale del 31 maggio in cui il popolo colombiano è chiamato a eleggere il nuovo presidente del Paese, dopo la fine del mandato di Gustavo Petro. Nel documento presentato dai due avvocati colombiani si legge che le registrazioni audio dimostrano l’intenzione di minare il processo democratico nel Paese sudamericano, attraverso strategie di ingerenza politica e campagne di disinformazione indirizzate contro il governo Petro e il candidato progressista Iván Cepeda Castro. E, a proposito della tornata elettorale, le accuse riportate nel documento sembrano, peraltro, essere dimostrate da una serie di inchieste giornalistiche che hanno rivelato l’esistenza del Proyecto Júpiter, una strategia per influenzare l’opinione pubblica colombiana, generando paura, indignazione, incertezza nella popolazione in vista del voto.
La denuncia insiste sul fatto che, per quanto Hernández sia stato graziato da Trump — con un ruolo fondamentale giocato da Israele, come emerso dagli stessi audio — resta una persona con condanna definitiva, elemento che costituisce un precedente rilevante per valutare il “pattern” delinquenziale che si manifesta nelle vicende al centro dell’azione legale.
Il documento suggerisce che esista «un’impresa criminale transnazionale volta a sovvertire l’ordine costituzionale degli Stati sovrani e a generare condizioni di terrore politico» e sottolinea il linguaggio disumanizzante delle conversazioni, intriso di violenza, con riferimenti a «carcere», «sangue», «morte». Un elemento che, inserito nel quadro di concrete attività di finanziamento — i 350mila dollari messi a disposizione da Milei — e di una vera e propria struttura operativa, viene interpretato non come mera retorica politica, ma come la chiara manifestazione della volontà di «distruggere, in tutto o in parte, una collettività per motivi politici», e come «indizio di intenzione genocidaria o di crimini di lesa umanità», secondo quanto previsto dallo Statuto di Roma e dalla giurisprudenza internazionale.
Da Bogotà all’Aja: la denuncia arriva alla Corte penale internazionale
Anche il presidente colombiano Petro ha annunciato pochi giorni fa, tramite il suo account X, che presenterà una denuncia formale contro Hernández, mentre — secondo quanto riferito da Pérez Casas e Serrato e riportato da Diario Red Latinoamérica — copie della denuncia sono state inviate anche all’Ufficio del Procuratore della Corte penale internazionale, in conformità al principio di complementarità.
«È importante sottolineare che era necessario intraprendere questo tipo di azioni. È necessario che chi detiene il potere sappia che non può fare o dire ciò che vuole, soprattutto quando ciò incide sulla vita, sul modo di pensare o sulla stabilità di intere regioni», ha dichiarato Serrato dopo aver depositato la denuncia, precisando che il team legale fornirà ulteriori perizie per accertare l’autenticità delle voci presenti nelle registrazioni audio.
I denuncianti hanno raccontato che, al loro arrivo in Honduras, hanno ricevuto un trattamento ostile dalle autorità di immigrazione e che sono stati costretti a firmare una dichiarazione in cui si affermava che, qualora la denuncia fosse stata ritenuta infondata, avrebbero rischiato fino a un anno di carcere.
Non si è fatto attendere il commento dell’accusato. «È inconcepibile vedere presunti difensori dei diritti umani viaggiare dalla Colombia per presentare una denuncia fabbricata contro di me», ha scritto Hernández sul suo account X, aggiungendo: «Coloro che hanno orchestrato questa farsa saranno quelli che finiranno per rendere conto penalmente».
Intanto cresce l’attesa per conoscere l’esito delle presidenziali colombiane. Riuscirà Cepeda a spuntarla al primo turno come ha promesso, sfidando i piani di destabilizzazione denunciati?
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