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Politica

Usa: quel giornalista scrive per Xi Jinping, fermatelo! Il “caso Pauken” e le indagini dell’Fbi

Arrestato negli Usa nel febbraio 2026, il giornalista Thomas Pauken II è accusato di aver agito come agente non registrato della Cina.

Sta facendo discutere l’arresto, avvenuto negli Stati Uniti, di un giornalista e commentatore americano esperto di Cina. Thomas Pauken II è stato fermato lo scorso febbraio con l’accusa di aver agito come agente non registrato per il governo cinese. I dettagli dell’indagine sono emersi pubblicamente solo negli ultimi giorni, in concomitanza con un’udienza preliminare nella quale l’uomo dovrebbe dichiararsi colpevole. La storia è particolare, visto che inserisce nella più larga competizione geopolitica tra Washington e Pechino.

Secondo una dichiarazione giurata presentata in tribunale federale dall’agente speciale dell’Fbi, Timothy Healy, Pauken avrebbe redatto rapporti riservati che, in base a quanto riferitogli da un suo referente cinese, sarebbero stati trasmessi direttamente a Xi Jinping. Avrebbe inoltre effettuato un test del poligrafo su richiesta del suo contatto e fornito un telefono cellulare e un computer portatile a un’altra persona negli Stati Uniti (il nome non è stato reso noto) che aspirava a ottenere un non meglio specificato impiego nell’amministrazione Trump.

Dal canto suo, Pauken ha spiegato di aver sempre respinto le richieste del suo referente di fornire informazioni classificate, ma ha affermato all’Fbi di ritenere che ci fosse l’80% di probabilità che l’altra persona – con cui stava aiutando a mettere in contatto il suo stesso referente – avrebbe fornito informazioni classificate alla Cina, nonostante i continui avvertimenti. La persona contattata da Pauken, il cui nome non è riportato neppure nei documenti processuali pubblici, “non è stata assunta per l’incarico specifico che desiderava nell’amministrazione, ma attualmente lavora per un’agenzia governativa statunitense”, ha proseguito Healy.

Il caso di Pauken

Stando a quanto raccolto dal sito Politico, ad aprile la pPocura avrebbe comunicato al tribunale di aver avuto “discussioni proficue” con il legale di Pauken in merito a una possibile risoluzione del caso. “È fondamentale chiarire che il signor Pauken non è accusato di spionaggio o di gestione impropria di informazioni classificate”, ha fatto sapere Charles Burnham, avvocato di Pauken. “L’accusa del governo sostiene che il signor Pauken abbia svolto attività professionale per un governo straniero senza aver prima completato la documentazione necessaria. Non vediamo l’ora di rispondere alle accuse del governo in tribunale”, ha quindi concluso Burnham.

In base ai documenti depositati in tribunale, l’Fbi avrebbe cercato di impiegare Pauken come agente doppiogiochista. Il giornalista è stato comunque fermato, in merito alle sue attività in Cina da oltre un decennio, al suo ritorno negli Stati Uniti nel gennaio 2025, per poi essere arrestato a febbraio.

I funzionari statunitensi hanno chiesto all’uomo di continuare con i suoi piani come se nulla fosse cambiato. “L’Fbi aveva stabilito che qualsiasi cambiamento improvviso nei piani di Pauken avrebbe potuto metterlo a rischio da parte del Ministero della Sicurezza di Stato cinese“, ha scritto Healy nel suo rapporto. A quel punto, l’FBI lo ha monitorato in maniera costante, assistendo anche a un incontro che Pauken ha avuto in un hotel di Washington con la persona che, un anno prima, aveva da lui ricevuto un cellulare e un computer portatile. Durante quel meeting riservato, pare che Pauken abbia consegnato al suo interlocutore una scheda Sim e un bonus di 10.000 dollari per collaborare con il suo referente cinese, fornendo “un rapporto a settimana” che “avrebbe influenzato le politiche e sarebbe stato letto da Xi Jinping”. Poco dopo quel vis a vis, Pauken è stato arrestato.

Giornalista o agente non registrato?

Il dipartimento di Giustizia statunitense di solito rende pubblici i procedimenti giudiziari relativi a spionaggio o attività di agenti stranieri, anche se il dossier Pauken è rimasto inizialmente riservato. L’avvocato del giornalista aveva chiesto che la vicenda rimanesse segreta: così è stato per circa 10 giorni prima che tutto diventasse di dominio pubblico. In attesa di capire cosa accadrà, Pauken è accusato di aver violato una legge federale che rende illegale agire per conto di un governo straniero negli Stati Uniti senza essersi registrato presso il procuratore generale. Il rischio è una pena detentiva fino a 10 anni.

Pauken, che scrive con lo pseudonimo di Tom McGregor, è autore di un libro pubblicato nel 2019 e intitolato Us vs China: From Trade War To Reciprocal Deal, che si propone di offrire “una prospettiva neutrale ed equilibrata” sulle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. È anche figlio del politico repubblicano Tom Pauken, che ha lavorato nell’amministrazione Reagan prima di presiedere il Partito Repubblicano del Texas dal 1994 al 1997. Il padre di Pauken è stato poi nominato dall’ex governatore del Texas Rick Perry a capo della Commissione per la Forza Lavoro dello Stato nel 2008 e si è candidato senza successo alla carica di governatore del Texas nel 2014.

Pauken ha iniziato a usare uno pseudonimo su richiesta del genitore, il quale non voleva essere associato alle attività del figlio in Cina che includevano collaborazioni con diverse importanti testate giornalistiche statali, tra cui China Radio International, China Central Television, China Global Television Network e Xinhua.

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