Quarto anno dell’era Cardinale al Milan, terza rivoluzione societaria. Il disastro del finale di stagione, che ha visto il club rossonero scivolare fuori dalla zona Champions League, ha subito sortito pesanti conseguenze per il management: esonerato l’allenatore Massimiliano Allegri, ma licenziati anche il direttore tecnico Geoffrey Moncada, il direttore sportivo Igli Tare e l’amministratore delegato Giorgio Furlani.
E potrebbe non essere finita qui, perché a luglio potrebbero essere ceduti sia Adrien Rabiot, centrocampista pupillo di Allegri, che Rafael Leão. Secondo la Gazzetta dello Sport, anche il regista ed ex Pallone d’Oro Luka Modrić potrebbe andarsene: il mese prossimo disputerà il Mondiale con la Croazia, ma, all’alba dei 41 anni, potrebbe decidere di ritirarsi.
Un fallimentare dejà vu
Meno di un anno fa, dopo aver chiuso all’ottavo posto in Serie A, restando fuori da tutte le coppe europee, il Milan varava un nuovo progetto tecnico, assumendo l’ex Lazio Igli Tare come ds e facendo tornare in panchina Allegri. A dispetto dell’età e di una stagione precedente da comprimario al Real Madrid, Modrić era stato individuato come nuovo pilastro della squadra, e infatti in rossonero ha giocato praticamente tutte le partite in cui è stato a disposizione, senza venire quasi mai sostituito.
Ma per i tifosi del Milan, questa situazione sa di già visto. Il fondo statunitense RedBird Capital, guidato da Gerry Cardinale, ha rilevato la proprietà del club nell’estate del 2022, poco dopo la conquista del 19° Scudetto della storia rossonera, riconfermando l’organigramma che aveva conquistato il titolo. Un anno dopo, venivano allontanati Paolo Maldini e Frederic Massara, rispettivamente direttore tecnico e direttore sportivo, da molti ritenuti gli artefici principali dello scudetto. L’ex attaccante Zlatan Ibrahimović assumeva invece un ruolo di consulenza.
Al termine di una stagione senza trofei, però, l’allenatore Stefano Pioli veniva sollevato dal suo incarico e sostituito col portoghese Paulo Fonseca, un profilo che era sembrato fin da subito un ripiego, vista le difficoltà ad accordarsi con nomi più graditi ai tifosi, quali Antonio Conte e Roberto De Zerbi. Nonostante oltre 70 milioni di euro spesi in nuovi giocatori, il Milan visse una stagione travagliata: Fonseca venne esonerato dopo 18 partite e sostituito con il connazionale Sergio Conceição, che però si rivelò incapace di fare cambiare rotta alla squadra.
Un club che naviga a vista
Le rivoluzioni continue denotano una cronica incapacità progettuale da parte della società rossonera, e non fanno che accrescere le voci che vorrebbero che Cardinale cedesse il controllo del club a un nuovo proprietario. Uno degli esempi più discussi dei problemi del Milan è quello che riguarda il mai chiarito ruolo di Ibrahimović: ufficialmente è solo un consulente e un intermediario tra RedBird e la dirigenza milanista, ma secondo vari insider avrebbe molta più influenza sulle decisioni di quanto non si direbbe.
Davanti a un management completamente azzerato, l’ex centravanti svedese è l’unica figura rimasta al suo posto, e anzi potrebbe ottenere ancora più libertà d’azione, in attesa che vengano definiti i nuovi ruoli dirigenziali. L’importanza di Ibrahimović nel Milan, però, più che tecnica è mediatica. In un club glorioso ma da tempo in declino, soprattutto in Europa, e senza più una chiara identità sportiva, lo svedese rappresenta da solo un brand di fama globale con più di 63 milioni di follower su Instagram. È inoltre estremamente popolare negli Stati Uniti, Paese in cui ha sede RedBird, grazie alla sua esperienza da giocatore nei Los Angeles Galaxy.
Il problema del Milan sembra essere essenzialmente questo: la proprietà ha idee chiare sul fronte dei media, ma non su quello sportivo. Si prediligono giocatori che costano poco, e spesso non si riesce a raggiungere il primo obiettivo di mercato, così bisogna ripiegare su uno secondario. Non si riesce a valorizzare i talenti presenti in squadra, e anzi spesso si corre il rischio di svalutarli. È successo con Theo Hernández e Leão, e potrebbe accadere pure con Ardon Jashari, talento svizzero-albanese pagato 36 milioni di euro la scorsa estate ma poi relegato al ruolo di riserva.
Attirare l’interesse del pubblico statunitense, sfruttando l’onda del Mondiale di questa estate, sembra essere la priorità di RedBird. Lo dimostra non solo il caso Ibrahimović, ma anche quello di Christian Pulisic, stella della Nazionale americana, in rossonero dall’estate del 2023. Il suo apporto in queste stagioni è stato sicuramente positivo, ma nel 2026 non ha segnato neppure un gol, pur riuscendo a mantenere un ruolo da titolare nella squadra. Diventa allora necessario chiedersi cosa ne sarà del Milan, dopo che la Coppa del Mondo sarà terminata.
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