Il 30 aprile 2026 le forze israeliane hanno intercettato al largo di Creta parte della Global Sumud Flotilla, la missione internazionale diretta verso Gaza con attivisti filopalestinesi e aiuti umanitari. Secondo diversi gruppi pro-palestinesi, l’operazione sarebbe avvenuta anche con una forma di coordinamento logistico greco, accusa mai confermata ufficialmente da Atene. L’episodio ha però mostrato ancora una volta quanto siano diventati stretti i rapporti strategici tra Grecia, Cipro e Israele.
Per decenni sembrava quasi impossibile immaginare una convergenza stabile tra Grecia, Cipro e Israele. Oggi, invece, il triangolo tra Atene, Nicosia e Tel Aviv è diventato uno degli assi geopolitici più importanti del Mediterraneo orientale. Non si tratta soltanto di cooperazione energetica o militare: dietro questa convergenza c’è una trasformazione profonda degli equilibri regionali, accelerata dalla crisi dei rapporti tra Israele e Turchia, dalle tensioni nell’Egeo e dal nuovo ruolo assunto dal Mediterraneo come spazio strategico tra Europa e Medio Oriente.
Durante la Guerra Fredda la Grecia mantenne una posizione relativamente distante da Israele. Atene, pur appartenendo alla NATO, cercava di mantenere rapporti solidi con il mondo arabo e per lungo tempo evitò un pieno riallineamento con Tel Aviv. Il riconoscimento diplomatico completo di Israele arrivò soltanto nel 1990, molto più tardi rispetto ad altri Paesi occidentali. Nella cultura politica greca sopravvivevano inoltre forti correnti filopalestinesi, soprattutto nella sinistra antiamericana e nazional-popolare.
Il cambiamento inizia dopo il crollo dell’Unione Sovietica, ma accelera realmente dopo il 2010. L’incidente della Mavi Marmara e il progressivo deterioramento delle relazioni tra Israele e la Turchia aprono uno spazio geopolitico nuovo. In quel momento Grecia e Cipro diventano per Israele partner strategici alternativi ad Ankara nel Mediterraneo orientale.
Da allora la cooperazione è cresciuta costantemente. Le esercitazioni militari congiunte si sono moltiplicate, così come i progetti energetici e i contatti politici ai massimi livelli. Benjamin Netanyahu ha più volte definito Grecia e Cipro “partner strategici” di Israele nel Mediterraneo. In uno dei summit trilaterali degli ultimi anni, l’allora premier israeliano parlò della necessità di costruire “stabilità, sicurezza e prosperità comuni” nel Mediterraneo orientale. Il premier Israeliano, durante il summit trilaterale israelo-greco-cipriota a Gerusalemme (dicembre 2025), ha dichiarato : “A coloro che credono di poter ripristinare il loro impero, diciamo che questo non accadrà. La coalizione trilaterale non cerca il conflitto con nessuno, ma piuttosto la stabilità”.
Il messaggio appariva chiaramente indirizzato alla Turchia, in risposta alle sue ambizioni espansionistiche. Ankara sembra infatti perseguire un disegno strategico di ampia portata, volto a proiettarsi fino all’oceano e a consolidarsi quale principale potenza del Levante, assumendo al contempo il ruolo di cerniera geopolitica tra il Mediterraneo e l’area indo-pacifica. Un simile obiettivo, qualora fosse realizzato, comporterebbe inevitabilmente un ridimensionamento del ruolo di Tel Aviv, relegandola a una posizione subordinata o quantomeno secondaria rispetto ad Ankara, soprattutto nell’ipotesi di un progressivo disimpegno degli Stati Uniti dalla regione.
Anche il premier greco Kyriakos Mitsotakis ha insistito più volte sul fatto che la cooperazione con Israele rappresenti un “pilastro di stabilità regionale”, soprattutto in materia energetica e di sicurezza. Dopo le accuse turche secondo cui Grecia, Cipro e Israele starebbero formando un fronte anti-turco, il ministero degli Esteri greco ha risposto sostenendo che la cooperazione trilaterale “non è diretta contro terzi”, ma serve alla stabilità regionale.
La “questione turca”
Dietro queste formule diplomatiche esiste però una realtà geopolitica molto più concreta. Il vero collante dell’asse è infatti la questione turca. I punti di attrito sono almeno tre: Siria, Cipro ed Egeo. In Siria, Israele guarda con crescente sospetto all’espansione dell’influenza turca. Nel Mar Egeo continuano le dispute tra Grecia e Turchia su spazio aereo, piattaforme continentali e zone economiche esclusive. A Cipro, invece, resta aperta la ferita del 1974, con la presenza militare turca nel Nord dell’isola.
Per questo motivo, negli ambienti strategici greci e ciprioti Israele viene sempre più percepito come un alleato implicito nel contenimento della pressione turca nel Mediterraneo orientale. Anche parte della stampa turca descrive apertamente la cooperazione Grecia-Cipro-Israele come un “fronte anti-turco”.
La dimensione energetica ha avuto un ruolo decisivo nel consolidamento dell’asse. Il progetto EastMed, pensato per collegare i giacimenti di gas israeliani e ciprioti all’Europa passando per la Grecia, è stato per anni presentato come una svolta strategica per l’autonomia energetica europea. In realtà, il valore geopolitico del progetto era forse persino più importante di quello economico. EastMed rappresentava infatti la possibilità di costruire una rete energetica mediterranea alternativa alle rotte controllate dalla Turchia. Anche se oggi il progetto appare ridimensionato, il suo significato politico rimane enorme: creare una continuità strategica tra Levante ed Europa attraverso l’ellenismo mediterraneo.
In parallelo sono aumentati gli investimenti israeliani in Grecia e Cipro. Il turismo israeliano è cresciuto rapidamente, mentre diversi investitori israeliani hanno acquistato immobili e attività soprattutto nelle isole greche e a Cipro. Dopo il 7 ottobre e l’instabilità regionale, i media greci e turchi hanno persino discusso indiscrezioni secondo cui ambienti politici israeliani avrebbero valutato la possibilità di utilizzare alcune isole greche come “safe haven” per cittadini israeliani in caso di guerra regionale. Le autorità greche hanno ufficialmente smentito queste ricostruzioni, ma il solo fatto che tali scenari vengano discussi mostra quanto il rapporto tra i due paesi sia diventato stretto.
A rendere possibile questo riavvicinamento è stato anche l`appoggio a questa linea della classe dirigente greca. La borghesia ellenica, storicamente legata al settore marittimo e armatoriale, ha sempre mantenuto forti connessioni con il mondo anglosassone, soprattutto con Regno Unito e Stati Uniti. In questo contesto, l’avvicinamento a Israele ha rappresentato anche un rafforzamento dell’ancoraggio greco al sistema strategico americano nel Mediterraneo.
Le opposizioni in Grecia e a Cipro, l’irritazione della Turchia
Non tutti, però, sostengono questa alleanza. In Grecia esistono ancora forti correnti filopalestinesi e anti-israeliane, sia nella sinistra radicale sia in parte dell’area nazionalista. Negli ultimi mesi partiti della sinistra greca hanno criticato apertamente i summit tra Mitsotakis, Netanyahu e il presidente cipriota Nikos Christodoulides, accusando il governo di “militarizzare” ulteriormente il Mediterraneo orientale. Bisogna Anche tenere presente che seppur minoritari In Grecia persistono sentimenti antiebraici (in una minoranza in passato significativa) legati a una tradizione ortodossa di stereotipi complottisti (Protocolli di Sion). Il metropolita Seraphim di Piraeus nel 2010 su Mega TV aveva detto : “gli ebrei hanno orchestrato l’Olocausto” e “il sionismo mondiale vuole schiavizzare Grecia e Ortodossia”.
Anche a Cipro non mancano opposizioni. Alcuni ambienti politici temono che l’isola possa trasformarsi in una piattaforma avanzata di un eventuale confronto tra Israele e Turchia. Perfino nel dibattito online cipriota emergono timori che Cipro diventi una “buffer zone” tra Ankara e Tel Aviv. Il leader AKEL Stefanos Stefanou ha accusato Israele di “comprarsi” l’isola con acquisti di terreni per creare “ghetti sionisti, scuole e sinagoghe”, affermando che “Israele non tollera critiche e vuole controllare tutto”. Il metropolita di Morphou Neofytos ha criticato duramente Israele per le sue politiche in Gaza, definendole “genocidio” in sermoni recenti.
In parallelo, la Turchia osserva con crescente irritazione questa convergenza. Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha accusato Grecia, Cipro e Israele di voler costruire “un’alleanza contro i paesi musulmani”. Ankara considera infatti il triangolo ellenico-israeliano come un tentativo di contenimento strategico turco nel Mediterraneo orientale.
Al di là della retorica diplomatica, il Mediterraneo orientale sta entrando in una nuova fase storica. Grecia, Cipro e Israele hanno costruito una convergenza fondata non su affinità culturali spontanee, ma sulla percezione di interessi strategici comuni: energia, sicurezza marittima, contenimento turco e integrazione nel sistema occidentale guidato dagli Stati Uniti.
L’ellenismo mediterraneo e Israele, un tempo distanti, oggi condividono una stessa geografia della paura e della sicurezza. Ed è proprio questa convergenza strategica, più ancora delle pipeline o degli accordi militari, a spiegare la nascita del nuovo asse del Levante mediterraneo.
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