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Ue e Cina, la guerra commerciale è alle porte. Ecco perché

Alla Eu-China Conference di Pechino esplode lo scontro tra Ue e Cina su squilibri commerciali, protezionismo e rischio di guerra economica.

Pochi giorni prima che l’Air Force One di Donald Trump atterrasse a Pechino, nella capitale cinese è andato in scena un summit ignorato dalla maggior parte dei media internazionali. Si tratta della seconda Eu-China Conference, un evento organizzato dalla delegazione dell’Unione Europea in Cina che ha riunito funzionari, accademici, leader aziendali, esperti e diplomatici con l’obiettivo di inscenare uno scambio “aperto e costruttivo” sulle relazioni tra Unione europea e Repubblica Popolare Cinese.

Peccato che tra le parti siano volati gli stracci. Gli speaker cinesi sono stati accusati di ignorare l’esistenza di un rapporto commerciale squilibrato a favore del Dragone, mentre gli ospiti europei sono stati tacciati di “bullismo” e le politiche della stessa Ue presentate come “tentativi protezionistici” volti a sganciarsi dalla Cina. I presenti si sono scontrati sulle politiche, ma anche su chi fosse il responsabile del deterioramento delle relazioni, segnalando un fatto inequivocabile: per Bruxelles e Pechino sarà complicato prevenire una deriva che rischia di sfociare in una guerra commerciale.

Lo scontro commerciale tra Ue e Cina

Emblematiche, come ha ricostruito il South China Morning Post, le posizioni emerse nel dibattito “Relazioni commerciali Ue-Cina: partenariato o nave che affonda?”. Jens Eskelund, presidente della Camera di Commercio dell’Ue in Cina, ha spiegato che “non si tratta né di una nave che affonda né di una partnership: è una gigantesca nave portacontainer lunga 400 metri, carica di 24.000 container, diretta in Europa e destinata a tornare quasi vuota”.

Jian Junbo, ricercatore presso il Centro per le relazioni Cina-Ue dell’Università di Fudan, ha risposto invece che è “deplorevole che l’Ue stia adottando politiche di disaccoppiamento con la Cina” e che le due parti dovrebbero “collaborare per combattere il protezionismo”. Eskelund ha quindi fatto notare che il 42% di tutti i container in arrivo in Europa proviene dalla Cina e che le spedizioni di container cinesi verso l’Ue erano aumentate del 17%: “Una volta per tutte dobbiamo sfatare il mito del protezionismo europeo. Se veniste da Marte e vi venisse chiesto di osservare se è la Cina o l’Europa ad essere protezionista, ci mettereste una frazione di secondo a stabilire che è la Cina il Paese protezionista”.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco ci ha pensato l’ambasciatore dell’Ue in Cina, Jorge Toledo, secondo cui “l’Ue è sotto attacco su tutti i fronti da parte della stampa e del governo cinesi” a causa del suo Industrial Accelerator Act, la prima vera e propria politica industriale di Bruxelles. Uno speaker cinese lo ha così accusato di “una dimostrazione lampante di bullismo”, costringendo la relatrice ed economista spagnola Alicia Garcia-Herrero a intervenire duramente: “Questo è un incontro organizzato dall’Unione Europea: non si può parlare di bullismo a un ambasciatore dell’Ue”.

Il rischio di una guerra commerciale

Il summit di Pechino è la punta dell’iceberg di una relazione, quella tra Ue e Cina, molto più complessa di quanto non si possa pensare. Nel caso in cui dovesse essere approvato, l’Industrial Accelerator Act (Iaa) di Bruxelles imporrebbe condizioni rigorose alle aziende del Dragone che investono nei settori high-tech europei, obbligandole a costituire joint venture con aziende locali, ad assumere dipendenti locali e a trasferire tecnologia ai partner locali.

La legislazione aggiornata in materia di sicurezza informatica, inoltre, limiterebbe l’accesso di Pechino ad alcuni settori sensibili, dalle telecomunicazioni ai semiconduttori, dal cloud computing ai veicoli connessi. L’Unione Europea starebbe poi elaborando piani per obbligare le aziende ad acquistare componenti critici da almeno tre fornitori diversi, nel chiaro tentativo di ridurre la dipendenza dalla Cina.

E ancora, a Bruxelles è in fase di elaborazione uno strumento per affrontare la sovraccapacità produttiva cinese, mentre la Commissione prevede un uso più frequente delle misure di salvaguardia d’emergenza per contrastare l’aumento delle importazioni cinesi. Tra le possibilità troviamo l’introduzione di quote e dazi sulle importazioni, tra l’altro recentemente applicati nei settori dell’acciaio e delle ferroleghe.

L’Economist ha scritto che attualmente gli squilibri commerciali ammontano a 1 miliardo di euro al giorno a favore della Cina. Da tempo diversi leader del Vecchio Continente avvertono Xi Jinping in merito al fatto che la potenza manifatturiera cinese, sostenuta dallo Stato, rappresenta una minaccia intollerabile per le industrie dei loro Paesi. Il senso del messaggio? Se la Cina non cambierà rotta, anche l’Europa sarà costretta a chiudersi in se stessa.

“Guardando alla proposta dell’Iaa, vediamo che non è così diversa dalle misure adottate dalla Cina. Avrà alcuni requisiti simili. Ecco perché non si tratta di protezionismo, ma di parità di condizioni, e la mia domanda è: cosa vi aspettavate che facessimo?”, ha detto Toledo alla platea pechinese. Il muro contro muro continua.

Europa
Ursula von der Leyen

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