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Guerra

Iran. Attacco Usa annullato o bluff?

Resta da vedere se le telefonate con i Paesi del Golfo sono solo una scusa per annullare l'attacco, che evidentemente aveva promesso a Netanyahu con cui aveva parlato domenica, o se davvero siano state le suppliche dei reali mediorientali a fermare la macchina bellica americana.
Iran. Attacco Usa annullato o bluff?

Pericolo sventato, sembra. L’attacco all’Iran non si fa. Così Trump su Truth social: “L’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman Al Saud, e il presidente degli Emirati Arabi Uniti, Mohamed bin Zayed Al Nahyan, mi hanno chiesto di sospendere l’attacco militare contro la Repubblica Islamica dell’Iran previsto per domani, in quanto sono in corso negoziati seri e, ad avviso di questi grandi leader alleati, si raggiungerà un accordo pienamente accettabile per gli Stati Uniti d’America così come per tutti i Paesi del Medio Oriente e non solo”.

“Questo accordo comprenderà, cosa fondamentale, NESSUNA ARMA NUCLEARE ALL’IRAN! In virtù del rispetto che nutro per i suddetti leader, ho dato istruzioni al Segretario alla Guerra, Pete Hegseth, al Capo di Stato Maggiore Congiunto, Generale Daniel Caine, e alle Forze Armate degli Stati Uniti, che NON effettueremo l’attacco all’Iran previsto per domani, ma ho anche ordinato di tenersi pronti a procedere con un attacco su vasta scala contro l’Iran in qualsiasi momento, qualora non si raggiunga un accordo accettabile”.

Resta da vedere se le telefonate con i Paesi del Golfo sono solo una scusa per annullare l’attacco, che evidentemente aveva promesso a Netanyahu con cui aveva parlato domenica, o se davvero siano state le suppliche dei reali mediorientali a fermare la macchina bellica americana.

Propendiamo per la prima ipotesi, data la scarsa leva di questi ultimi rispetto a quelle del premier israeliano; e perché Trump sa perfettamente e da tempo quanto le monarchie del Golfo siano terrorizzate dall’idea che il conflitto riprenda così che le rinnovate proteste, che certo ci sono state, senza la propensione di Trump a evitare l’escalation avrebbero sortito l’effetto delle precedenti: nessuno.

Quanto alla richiesta che l’Iran non abbia un’arma nucleare, Trump sembra essere tornato sui suoi passi ribadendo quanto aveva dichiarato prima di partire per la Cina facendo retromarcia rispetto alla pretesa che aveva avanzato al termine della visita, cioè che Teheran sospendesse l’intero programma nucleare per 20 anni.

Teheran sembra poter accettare tale richiesta, anche perché in realtà non ha mai perseguito l’atomica, vietata da una Fatwa del defunto ayatollah Ali Khamenei che il figlio Mojtaba, chiamato a succedergli, non ha ritirato.

Detto questo, è plausibile che Trump abbia ordinato di attaccare già pensando alla retromarcia successiva (da motivare con un escamotage), con l’ordine impartito per svicolare dalla pressione di Netanyahu e dei falchi statunitensi e per dimostrare all’Iran la propria determinazione, nella speranza di forzarne la resa (cioè a siglare un accordo secondo i suoi desiderata).

Un bluff, insomma, che però, invece che a un tavolo da poker, è stato tentato sull’orbe terraqueo, date le implicazioni globali della guerra e della chiusura dello Stretto di Hormuz, con l’International Energy Agency che ha allarmato sul prossimo esaurimento delle riserve energetiche del pianeta.

Ma sia che si sia trattato di un bluff, sia che il resoconto di Trump sia veritiero, resta che l’imprevedibilità e l’inaffidabilità del presidente e della sua amministrazione non favoriscono il buon esito dei negoziati. E che il tempo non è una variabile secondaria in situazioni del genere.

Certo, il prolungarsi dello stallo favorisce l’Iran, che non collassando sta logorando l’America, ma dà anche agio al moltiplicarsi delle pressioni per riprendere le ostilità e alle manovre di sabotaggio delle trattative.

A margine, si può notare che la percentuale di cittadini americani che disapprovano l’improvvida avventura bellica contro l’Iran sta montando: dal 48% registrato all’inizio dell’aggressione è salita a quasi il 60%.

Certo, dei cittadini statunitensi importa nulla a Netanyahu e soci, ai quali non interessa neanche che tale rigetto condannerà il partito di Trump alle Midterm, dal momento che sono pronti a usare per i loro scopi i liberal democratici. Ma, sebbene minimale, la condanna dilagante ha un suo peso.

Molto più incisivo, però, il panico di parte dell’establishment statunitense per la sconfitta strategica subita, per giunta per mano di una potenza regionale, e per il progressivo logoramento della macchina bellica americana. A dare voce a tale panico, una settimana fa, è stato nientemeno che Robert Kagan, vate del movimento neoconservatore.

Ieri, a prestare la propria penna allo scontento è stato Max Boot, una delle firme più autorevoli del Washington Post, che nel suo articolo declina “tutti gli errori sull’Iran da parte dei generali da poltrona”, come recita il titolo. Secondo Boot, l’America non deve ricominciare la guerra a motivo dei tanti e diversificati rovesci che ciò comporterebbe, né può forzare il blocco iraniano dello Stretto di Hormuz. Da cui la sintesi del sottotitolo: “Il presidente Donald Trump farebbe bene a ignorare i consigli più intransigenti e a cercare di raggiungere un accordo con Teheran”.

Iran. Attacco Usa annullato o bluff?

Una ventata di intelligente realismo, offuscata però dalla pretesa di un ritorno di Hormuz all’antico regime perché “se l’Iran fosse irremovibile nel voler imporre un pedaggio alle navi che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, ciò costituirebbe un’intollerabile violazione del principio della libertà di navigazione che gli Stati Uniti difendono fin dal XVIII° secolo. In tal caso, Trump potrebbe non avere altra scelta che ordinare alla Marina di tentare di riaprire lo Stretto con la forza per riportarlo alla situazione prebellica”.

Ad oggi si tratta di una ricetta perfetta per riprendere le ostilità, dal momento che Teheran ha annunciato ufficialmente di aver raggiunto un accordo con l’Oman per controllare il transito in questione, riscuotendo i relativi pedaggi. Decisione irrevocabile, affermano le autorità iraniane.

Si tratta di acque territoriali dell’Iran e dell’Oman, così che il nuovo regime può essere oggetto di controversia, ma ha un qualche fondamento legale. Può essere richiamato come modello il regime degli Stretti della Turchia, (quello dei Dardanelli, il Mar di Marmara e lo Stretto del Bosforo) nei quali il transito è soggetto a pedaggio (sotto forma di tasse di servizio obbligatorie)… Bombardiamo Ankara?

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