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Guerra

Dopo l’Iran anche l’Ucraina: Palantir fa affari d’oro portando la sua IA in guerra

Alex Karp ha incontrato il presidente ucraino Zelensky, che l'ha ringraziato per il contributo che Palantir da alla resistenza ucraina.

L’Ucraina punta su Palantir e Palantir punta sull’Ucraina. Il Paese in guerra con la Federazione Russa dall’invasione del febbraio 2022 sta facendo dei droni una delle sue punte di lancia nella battaglia di resistenza contro l’aggressione delle truppe di Vladimir Putin, e l’azienda guidata dal Ceo Alex Karp sta diventando un asset critico per le sue piattaforme da combattimento guidate da remoto, ottenendo al contempo dati critici sulle applicazioni militari dell’intelligenza artificiale che serviranno per un’ulteriore affinamento dei propri prodotti.

La settimana scorsa Karp ha visitato Kiev e incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che l’ha ringraziato per il contributo “sostanziale” che Palantir sta dando alla resistenza ucraina. Palantir è in campo dal 2022 e Karp ha rivendicato che Kiev utilizza i suoi algoritmi come “un sistema operativo” per condurre la guerra e calcolare “quanti soldati russi vengono uccisi per chilometro quadrato”.

Il Military Watch Magazine ricorda che l’azienda co-fondata da Peter Thiel ha operato “fornendo all’Ucraina software che integra immagini satellitari, riprese di droni, rapporti sul campo di battaglia, feed di intelligence e informazioni open source nei sistemi di puntamento e operativi. I dirigenti dell’azienda hanno dichiarato apertamente che i suoi strumenti sono fortemente coinvolti nelle operazioni sul campo di battaglia ucraino, inclusa l’identificazione di equipaggiamenti russi e la pianificazione di attacchi”. Non è dato sapere se tali strumenti abbiano avuto un ruolo anche negli attacchi in profondità di Kiev sul suolo russo compiuti con droni negli ultimi anni, ma è plausibile che l’esoscheletro fornito dal gruppo di Karp possa permettere all’Ucraina di colpire a prescindere dai confini geografici.

Karp ha rivendicato di essere nella lista dei bersagli del Cremlino in un’intervista con Time e ribadito che il suo appoggio all’Ucraina è una questione di sostegno alla libertà, ma c’è chiaramente un eminente interesse pratico nelle manovre con cui la sua azienda contribuisce allo sforzo bellico del Paese ex-sovietico. Parimenti a quanto avvenuto in Iran, dove gli algoritmi di Palantir integrati nell’architettura del Project Maven del Pentagono hanno sostenuto le procedure di targeting, l’Ucraina e la Russia offrono all’azienda un laboratorio permanente dove testare, allenare e migliorare la capacità di acquisizione di informazioni e possibilità d’incrocio dei dati, rendendo sempre più provata in battaglia, e dunque commercializzabile, l’architettura.

L’ascesa al Ministero della Difesa ucraino dell’ex titolare dell’Innovazione Mykhailo Fedorov ha accelerato l’integrazione tra tecnologie critiche, difesa e sicurezza nazionale nel contesto ucraino. Ad oggi, Kiev vuole proporsi come laboratorio di un nuovo modo di fare la guerra fondato su tecnologie avanzate, applicazioni dinamiche, forte scalabilità compensando in nicchie di punta, tra cui i droni, l’inferiorità nelle capacità convenzionali e nei numeri rispetto alla Russia e la dipendenza dalle forniture occidentali per artiglieria, antiaerea, intelligence.

“Fedorov guida anche uno sforzo per monetizzare o scambiare dati militari ucraini, inclusa una biblioteca di oltre cinque milioni di video annotati del campo di battaglia filmati da droni di sorveglianza e d’attacco”,spiega il New York Times, aggiungendo che “il mese scorso, l’Ucraina ha aperto i set di dati alle aziende di nazioni alleate: se condividono i loro modelli di intelligenza artificiale con l’Ucraina, possono avere accesso ai dati ucraini”. Una versione macabra delle librerie delle agenzie di scouting calcistico che collezionano heatmap e spostamenti dei giocatori nelle partite, che servirà a studiare l’applicazione concreta delle tecnologie, l’efficacia, la letalità e la precisione delle stesse, l’impatto “sociologico” di droni e altre strumentazioni sui bersagli umani. E Palantir è al centro di queste dinamiche: i suoi software guidano gli attacchi, gli attacchi alimentano le librerie, le informazioni di queste librerie allenano gli algoritmi in una corsa affannosa all’inferenza militare. Tutto questo in un conflitto logorante e che ormai ha ben poco da dire sul piano strategico e militare ma che sta avendo soprattutto il ruolo di rivelatore di nuovi modi di fare la guerra. I quali, però, alla prova dei fatti non spostano per ora il fronte. Palantir non ha riaperto Hormuz e non ha ricacciato indietro la Russia. Dal Golfo all’Ucraina, però, mostrandosi efficace ha potuto prepararsi a fare affari d’oro. In questo, la guerra non è mai cambiata.

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