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Politica

Pechino centro del mondo: anche Putin vola da Xi, Cina e Russia rafforzano i loro rapporti

Pochi giorno dopo il rientro negli Stati Uniti di Donald Trump è il turno di Vladimir Putin. A Pechino va in scena un nuovo importantissimo bilaterale con Xi Jinping ancora protagonista assoluto. Il leader cinese sta infatti giocando di sponda...

Pochi giorno dopo il rientro negli Stati Uniti di Donald Trump è il turno di Vladimir Putin. A Pechino va in scena un nuovo importantissimo bilaterale con Xi Jinping ancora protagonista assoluto. Il leader cinese sta infatti giocando di sponda con Washington e Mosca per proiettare la propria immagine di stabilizzatore in un pianeta scosso da tensioni commerciali, guerre e crisi energetiche. Da questo punto di vista, le trasferte di Trump e Putin sono complementari alla strategia di Xi: se la prima è servita a rassicurare i partner commerciali occidentali in campo economico, l’altra è necessaria per far capire al resto del mondo – dai Brics al Global South – che la diplomazia cinese resta coerente e che, soprattutto, non si lascia influenzare da Washington.

Non è un caso che quella di Putin sia la 25esima visita in Cina e che sia stata organizzata per celebrare il 25esimo anniversario del Trattato di buon vicinato e cooperazione amichevole tra i due Paesi, aspetto simbolico che cementa ulteriormente la partnership senza limiti siglata nel 2022. Non solo: il capo del Cremlino ha portato con sé una delegazione rilevante formata da cinque vice primi ministri, otto ministri, oltre agli amministratori delegati di Rosneft, Gazprom, Sberbank e Vtb Bank, al magnate dell’alluminio Oleg Deripaska, ai rappresentanti di Rosatom e Roscosmos, e alla governatrice della Banca Centrale, Elvira Nabiullina.

Il gioco di sponda tra Russia e Cina

Alla vigilia del meeting, la Russia era stata chiara nel dire che la visita di Putin sarebbe servita per “rafforzare ulteriormente il partenariato globale e la cooperazione strategica”.

Il piatto forte dell’incontro coincide con il dossier energetico, in particolare con il gasdotto Power of Siberia 2, un serpentone di 7.000 chilometri destinato a collegare la Cina ai siti di estrazione siberiani attraverso la Mongolia, nonché di portare oltre la Muraglia 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il progetto è work in progress da anni ma i negoziati potrebbero adesso decollare e partorire un accordo definitivo. Xi teme tuttavia di rendere Pechino troppo dipendente da un solo fornitore, quello russo, e non è affatto casuale che abbia da poco siglato un’intesa energetica con il Turkmenistan.

In ogni caso, i due leader hanno concordato la costruzione del gasdotto anche se manca ancora la quadratura sul prezzo degli approvvigionamenti. Reuters ha scritto che i cinesi potrebbero proporre un accordo che copra i volumi di fornitura annuali di gas e termini quali la flessibilità dell’offerta e la stagionalità, lasciando però i prezzi aperti.

Sul fronte commerciale, il Mercator Institute for China Studies ha evidenziato un dato: gli scambi tra Russia e Cina sono più che raddoppiati tra il 2020 e il 2024, raggiungendo i 245 miliardi di dollari. La presenza commerciale di Mosca a Pechino è però trascurabile: il 3% delle esportazioni e il 5% delle importazioni nel 2024.

putin
Xi Jinping con Vladimir Putin

Le esigenze di Putin e Xi

Come ha fatto presente Le Monde, numeri del genere rendono il Cremlino un partner minore facilmente sostituibile dalla Cina in caso di necessità. Certo, Pechino tratta Putin con il massimo rispetto (e qui c’entra molto anche l’eccellente rapporto personale tra il leader russo e Xi), ma lo ha ormai relegato in un rapporto di dipendenza dal quale difficilmente potrà liberarsi.

C’è infatti chi ipotizza che la visita di Putin, limitata a un solo giorno, possa servire più che altro a ottenere rassicurazioni in un momento di difficoltà. Per Xi, invece, ricevere due visite consecutive di così alto livello rappresenta una netta dimostrazione della sua crescente influenza diplomatica.

Un’influenza che rende la Cina – ancor più di prima – un attore centralissimo nello scacchiere globale in grado di interagire con le potenze rivali alle proprie condizioni. È successo con Trump, con il dossier taiwanese, e si sta ripetendo con Putin con la questione energetica e commerciale.

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