La RAND Corporation ha pubblicato nei giorni scorsi un nuovo rapporto, denominato Force Multipliers in the Americas, che racchiude al suo interno una serie di strategie volte a rafforzare l’influenza degli Stati Uniti nel continente latino americano, incluso il ricorso all’utilizzo e assistenza delle forze di sicurezza (SFA), come la National Guard State Partnership Program o l’Army Security Cooperation Group—South.
Prima di proseguire è il caso di spendere due parole sulla Rand Corporation. Parliamo di uno dei più importanti centri di ricerca degli USA, fondato nel 1946 col sostegno finanziario del Dipartimento della Difesa; dispone anche di una diramazione nel Vecchio Continente, dove nel 1992 è stata costituita la Rand Europe. Si occupa soprattutto di analisi di tipo strategico e militare, e deve parte della sua fama al fatto di aver preconizzato alcuni scenari circa l’evoluzione del terrorismo internazionale, che avrebbero condotto all’attentato dell’11 settembre 2001. In teoria apartitica, il fatto di percepire generosi finanziamenti pubblici e governativi ha fatto dubitare più volte circa l’imparzialità del suo operato, senza escludere contatti col cosiddetto Stato Profondo.
Veniamo ora al merito del documento. Il nocciolo, partendo dall’assunto che l’America Latina rappresenta da sempre un’area strategica per gli Stati Uniti, sia sotto il profilo delle opportunità che dei rischi, indica nell’utilizzo innovativo delle forze di sicurezza un modo per espandere la sfera di influenza di Washington a costi relativamente contenuti, oltre che per contrastare una serie di minacce all’egemonia nel “cortile di casa”, comprese quelle degli attori non statali e della guerra irregolare.
Il rapporto naturalmente enuclea i potenziali avversari che potrebbero contendere il tradizionale primato. Cina e Russia sono in cima alla lista, con Mosca che compare 74 volte nel rapporto, Pechino 115. In particolare, i russi sarebbero particolarmente attivi in nazioni come Cuba, Nicaragua, Venezuela e Brasile, con investimenti di tipo politico, economico e militare volti a promuovere un nuovo ordine multipolare, per quanto gli stessi autori debbano riconoscere l’entità residuale delle risorse, rispetto a quelle stanziate da USA o UE. Le stesse conclusioni per quanto concerne la penetrazione della Cina che, giova ricordarlo, rappresenta il principale partner economico per diverse nazioni del Centro e soprattutto Sud America e circa la quale, come si legge sul portale istituzionale della Rand, una serie di misure “sono concepite per contrastare la coercizione economica nei Paesi partner, che rappresenta il metodo prevalente con cui la Cina proietta il proprio potere in America Latina.”
Lo spettro de-dollarizzazione
Per offrire una sponda a eventuali azioni di forza (vedi il caso venezuelano) si ricorre alla minaccia di gruppi criminali, magari con connessioni con governi “nemici” di Washington, paventando il fatto che sinora le politiche di sicurezza non abbiano dato i risultati sperati in termini di riduzione dei fenomeni criminali, come quelli legati al narcotraffico.
Il maggior timore, però, resta legato alla de-dollarizzazione. Non soltanto l’Amministrazione Trump ha più volte minacciato dazi contro i Paesi che decidano di ridurre l’impiego della valuta statunitense, ma la stessa diffusione di ulteriori meccanismi alternativi – come la Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS – vengono percepite come altrettante minacce.
Nel sottolineare che, nonostante l’autorevolezza del think thank e le innegabili connessioni con il Deep State, parliamo pur sempre di un documento meramente consultivo, è ovvio che le conclusioni potrebbero essere adottate come spunto per influenzare non solo la pianificazione strategica nel continente – già enucleata nella nuova strategia per la difesa nazionale del 2025 – ma soprattutto per dare la stura a nuove operazioni più o meno ibride, che potenzialmente offrirebbero nuovi terreni di scontro con i rivali strategici degli USA, o per dirla con le parole del defunto papa Francesco, per un nuovo capitolo della “guerra mondiale a pezzi”.
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