Un’area di circa nove acri, un tempo cuore delle operazioni umanitarie dell’Unrwa per i rifugiati palestinesi a Gerusalemme Est, diventerà una roccaforte della sicurezza israeliana. Il governo ha approvato domenica la costruzione di un nuovo complesso militare che ospiterà un museo dell’Idf, un ufficio di leva e persino gli uffici del ministro della Difesa. Le ruspe erano già entrate in azione a gennaio, sotto la supervisione del ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, per spianare la strada a quello che il ministro della Difesa Israel Katz ha definito «un atto di sovranità, sionismo e sicurezza».
«Non c’è nulla di più simbolico e giusto», ha dichiarato Katz, «che stabilire istituzioni difensive sulle rovine del complesso dell’Unrwa». L’agenzia delle Nazioni Unite, da decenni nel mirino di Israele, è stata accusata – senza che siano mai state fornite prove definitive rese pubbliche in sede internazionale – di essere diventata «parte del meccanismo del terrore e dell’incitamento contro Israele». Già nel 2025, Tel Aviv aveva ordinato all’UNRWA di cessare le operazioni e sgomberare tutti i suoi edifici.
Unrwa, Tel Aviv costruisce un museo dell’Idf
La tempistica non è casuale. L’approvazione è arrivata nel giorno in cui Israele celebrava il «Giorno di Gerusalemme», ricorrenza che per i palestinesi coincide con la commemorazione della Nakba – la tragedia dello spostamento forzato di centinaia di migliaia di persone nel 1948. Un contrasto di memorie che rende l’operazione di Tel Aviv ancora più controversa e costituisce l’ennesima umiliazione per le Nazioni Unite e il diritto internazionale.
Hamas ha immediatamente condannato la mossa di Tel Aviv, definendola una violazione del diritto internazionale e delle immunità riservate alle organizzazioni internazionali. In una nota, il movimento di resistenza palestinese ha chiesto alla comunità globale di imporre «sanzioni deterrenti» contro il governo Netanyahu e di obbligare Israele a rispettare lo status giuridico dell’Unrwa, definita «un testimone internazionale del diritto del nostro popolo al ritorno». L’agenzia ONU, dal canto suo, ha scelto per ora il silenzio. Una portavoce interpellata dal Times of Israel ha declinato qualsiasi commento.
La decisione arriva dopo anni di campagna israeliana per smantellare l’Unrwa, accusata da Tel Aviv di collusione con Hamas, in particolare in relazione agli attacchi del 7 ottobre 2023. Ma per molti osservatori internazionali si tratta di una partita politica e simbolica: sostituire le agenzie umanitarie con installazioni militari, in un territorio – Gerusalemme Est – annesso unilateralmente da Israele ma mai riconosciuto dalla comunità internazionale.
Le accuse di Israele contro l’Unrwa smentite da indagini indipendenti
Un’indagine indipendente delle Nazioni Unite pubblicata nell’aprile 2024 ha concluso che «Israele non ha ancora fornito prove a sostegno di tali affermazioni», riferendosi alle accuse secondo cui un numero significativo di dipendenti dell’agenzia Onu per i rifugiati palestinesi era affiliato a organizzazioni terroristiche come Hamas.
Molti Paesi donatori avevano sospeso temporaneamente i finanziamenti all’Unrwa a seguito di queste accuse, ma li hanno ripresi una volta emerso che le prove israeliane erano insufficienti o non corroborate, ad eccezione degli Stati Uniti. Il presidente Biden aveva interrotto i fondi americani nel gennaio 2024, misura poi codificata da una legge del Congresso del marzo 2024 che vietava gli stanziamenti per un anno; nel febbraio 2025 il presidente Trump ha esteso questo divieto tramite ordine esecutivo.
Tuttavia, un rapporto dell’Ufficio Governativo di Contabilità (Gao) statunitense ha minato le basi legali del divieto, rivelando come le affermazioni forti contro l’agenzia fossero esagerate o infondate. Come nota il Gao, persino l’amministrazione Trump ha riscontrato poche evidenze per sostenere l’idea di un’infiltrazione totale di Hamas nell’Unrwa.
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