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Politica

Grimaldi (Avs) boccia il Ddl Romeo: “Equipara critica a Israele ad antisemitismo”

Intervista a Marco Grimaldi: il Ddl antisemitismo rischia di censurare le critiche legittime a Israele.
Ddl antisemitismo

Prosegue su InsideOver il dibattito sul Ddl antisemitismo. Ne parliamo con Marco Grimaldi, deputato alla Camera per Alleanza Verdi e Sinistra (Avs), vicepresidente del gruppo parlamentare nonché delegato d’aula e membro della V Commissione (Bilancio, Tesoro e Programmazione). Abbiamo chiesto a Grimaldi, tra i deputati più attivi su Gaza alla Camera, di approfondire le criticità del testo, la posizione di Avs e le possibili vie alternative per combattere odio e antisemitismo senza compromettere diritti e libertà fondamentali.

Gentile Onorevole, condivide il timore che l’adozione della definizione IHRA, cuore del provvedimento, rischi di equiparare la legittima critica alle politiche del governo israeliano all’antisemitismo?

“Sì, ritengo che il primo punto problematico stia proprio in quella definizione, contestata da centinaia di studiosi anche di origine ebraica coma Anna Foa. Perché in sostanza permette di includere fra le manifestazioni di antisemitismo le critiche allo Stato di Israele (i famosi sette esempi su undici)”.

Al di là della condivisione dell’obiettivo di contrastare l’antisemitismo, qual è la vostra obiezione di fondo a questo ddl? 

“La Shoa, lo sterminio di 6 milioni di ebrei è un fatto storico non eguagliato finora da nessun eccidio e genocidio, ma ciò non significa che accostare le politiche di un governo al nazismo sia un elemento di propaganda antisemita. Avallare ciò sarebbe in contrasto con la nostra Costituzione, con l’articolo 25 che sancisce la libertà di espressione”.

Secondo lei, questo disegno di legge finirebbe per trasformare una legittima critica politica in un reato di opinione? Se sì, può indicare il meccanismo normativo che produce questo rischio? 

“La definizione operativa dell’Alleanza internazionale per il ricordo dell’Olocausto diventa un indicatore da utilizzare per interventi nell’ambito culturale ed educativo, in contesti di formazione universitaria, delle forze di polizia, delle forze armate, del personale prefettizio, della magistratura e delle associazioni sportive, nonché il punto di riferimento per il monitoraggio e il contrasto alla diffusione di un linguaggio antisemita sulle piattaforme social. Il rischio che si trasformi in strumento di censura e di repressione è evidente. Per esempio, sulla base di quella definizione, il movimento Boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) viene individuato come una forma di lotta antisemita contro Israele. Così come si riscontra una forma di antisemitismo nei rapporti di Amnesty International sul genocidio nella Striscia di Gaza e sulle pratiche di apartheid nei confronti della popolazione palestinese”.

Proprio in queste settimane il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti ha scelto, per la deontologia professionale, di adottare la Jerusalem Declaration on Antisemitism invece della definizione IHRA. Come giudica questa scelta? La ritiene un modello alternativo capace di tutelare insieme la lotta all’antisemitismo e la libertà di stampa? 

“Trovo la scelta corretta perché quel documento, sottoscritto da circa duecento studiose e studiosi internazionali, pone la lotta all’antisemitismo in relazione al contrasto di ogni forma di odio, alla difesa della libertà di parola, e alla protezione dei diritti umani, senza includere fra gli esempi di antisemitismo posizioni critiche sullo stato di Israele. La Jerusalem Declaration esplicita che non è da considerarsi esempio di antisemitismo “opporsi al sionismo come forma di nazionalismo”, o “sostenere una varietà di assetti costituzionali per ebrei e palestinesi nell’area compresa tra il fiume Giordano e il Mediterraneo”. Così come non è antisemitismo criticare “Israele come Stato”, le sue istituzioni e le sue politiche e pratiche sulla base di prove concrete, né “paragonare Israele ad altri casi storici, tra cui il colonialismo di insediamento o l’apartheid”. Non posso che trovarmi d’accordo”.

Il ddl ora approderà alla Camera. Avs intende presentare emendamenti? Se sì, su quali punti specifici? 

“Credo si debba fare attenzione. Contrastare l’antisemitismo è un dovere democratico. Le leggi contro l’istigazione all’odio e alla discriminazione, come noto, ci sono e vanno applicate. Temo che però questo ddl non aiuterà, anzi rischierà di esacerbare ulteriormente il dibattito pubblico. Contribuendo per esempio ad additare come antisemiti tutti coloro che contestano la politica di Netanyahu e, in ultima istanza, la sinistra. Gli episodi di violenza verificatisi il 25 aprile suggeriscono che non è il caso di proseguire su quella strada. Di sicuro noi, nipoti di partigiani, di deportati, di antifascisti, non siamo i nemici di quelle comunità, anche se presenteremo emendamenti sul ddl e voteremo contro se non verranno accolti”.

Indipendentemente dalle intenzioni dichiarate, quali conseguenze concrete teme di più – in termini di limitazione del dibattito pubblico, dell’informazione o della mobilitazione civile – se il ddl venisse approvato nella sua formulazione attuale?

“Dal 2025, nella Strategia nazionale italiana per la lotta all’antisemitismo è stato eliminato ogni riferimento all’antisemitismo di stampo nazi-fascista, mentre si fa riferimento alle manifestazioni contro lo stato di Israele, in particolare in seguito al 7 ottobre. Il ddl Romeo accoglie queste premesse e traduce la definizione dell’IHRA in misure che consentirebbero alle autorità di vietare o bloccare manifestazioni pubbliche considerate “potenzialmente antisemitiche” in base alla definizione IHRA (con un’aggiunta alle ragioni contenute nel Tulps che consentono al questore di negare l’autorizzazione). La diffusa e legittima rabbia – che è anche la mia – nei confronti di una potenza occupante che sta negando il diritto a esistere di un altro popolo attraverso pulizia etnica e un vero e proprio genocidio non può essere censurata. Come trovo profondamente grave cancellare dalla nostra memoria e nel nostro impianto normativo le responsabilità dei soggetti che storicamente sono stati portatori di vero antisemitismo fondato su odio razziale: i nazisti e i fascisti che hanno agito materialmente per cancellare il popolo ebraico nella sua interezza e che ancora oggi si nascondono e covano quell’odio fra le fila della nuova destra, che improvvisamente si erge a paladina delle comunità ebraiche”. 

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