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Media e Potere

Siria, 2018: Assad non usò armi chimiche a Douma. Il dossier che racconta una nuova storia

Dopo anni di negazioni, l’OPCW ha infine ammesso di aver occultato prove che scagionavano il governo siriano dall’accusa dell’attacco chimico di Douma del 2018.

Per anni l’Opcw ha negato. Per anni ha definito «teorie del complotto» le voci di un insabbiamento. Ma ora arriva lo strappo: il massimo organismo mondiale per il controllo delle armi chimiche ha finalmente ammesso di aver occultato prove cruciali che avrebbero scagionato il governo siriano di Bashar al-Assad dall’accusa di aver utilizzato gas tossici nella città di Douma nell’aprile 2018. L’ammissione, per quanto involontaria, è destinata a riscrivere la storia di uno degli episodi più controversi della guerra siriana: l’attacco che portò Stati Uniti, Regno Unito e Francia a bombardare la Siria poche settimane dopo, sulla base della convinzione che il regime di Bashar al-Assad avesse usato armi chimiche contro i propri civili.

La perizia che nessuno doveva vedere

Come riporta il giornalista Aaron Maté, i tossicologi militari tedeschi consultati dall’Opcw nel giugno 2018 erano stati inequivocabiliil cloro non poteva essere la causa della morte delle decine di vittime di Douma. I corpi collassati in cumuli al centro delle stanze, l’assenza di tentativi di fuga, la rapidissima schiuma alla bocca e al naso – tutto ciò, spiegavano gli esperti, era incompatibile con l’esposizione a cloro ad alta concentrazione. Anzi, quei sintomi erano coerenti con un agente nervino come il sarin.

Peccato che le analisi chimiche sul campo avessero già escluso qualsiasi traccia di sarin o altri agenti nervini. Risultato: l’unica spiegazione alternativa era che non ci fosse stato alcun attacco chimico. E che i cadaveri – oltre 40, tra cui donne e bambini – fossero il risultato di una messa in scena orchestrata dagli insorti per accusare il governo siriano. Gli stessi tossicologi tedeschi, riferisce Maté, avevano parlato apertamente di «possibile attacco simulato». Una false flag in piena regola.

Una verità sepolta nel “top secret” dell’Opcw

Il rapporto iniziale della missione dell’OPCW a Douma, redatto dal veterano ispettore Brendan Whelan con il supporto di altri esperti, conteneva integralmente le conclusioni dei tedeschi. Ma quando il documento arrivò ai piani alti dell’Organizzazione, qualcosa cambiò. Whelan scoprì all’ultimo minuto un tentativo di sostituire il suo rapporto con una versione manipolata che sosteneva falsamente l’uso di armi chimiche. Riuscì a bloccarlo, ma non poté fare altrettanto quando, dopo il suo addio all’OPCW, venne pubblicato il rapporto finale del marzo 2019.

In quel rapporto, l’Opcw dichiarava che c’erano «fondati motivi per ritenere che una sostanza chimica tossica – probabilmente cloro molecolare – fosse stata usata come arma». Scomparsa ogni menzione dei tossicologi tedeschi. Scomparsa persino la nota che fossero stati consultati. La missione in Germania, a giugno 2018, venne cancellata dalla timeline ufficiale.

La «confessione» nel corso di una causa legale

La svolta è arrivata grazie al dottor Whelan, che ha impugnato davanti al Tribunale amministrativo dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Iloat) le sanzioni disciplinari ricevute per aver denunciato l’insabbiamento. Whelan ha vinto: l’Iloat gli ha riconosciuto un risarcimento danni e ha ordinato all’Opcw di ritirare i provvedimenti.

Nel tentativo di giustificare le sanzioni, l’Opcw ha scritto che Whelan, nelle sue lettere di protesta al direttore generale Fernando Arias, aveva incluso «informazioni specifiche e dettagliate raccolte da esperti di tossicologia […] classificate come Highly Protected dall’Opcw». E ha aggiunto, quasi di sfuggita, che queste informazioni «non erano state incluse nel rapporto finale reso pubblico». Parole che suonano come una confessione: l’Opcw ha ammesso per iscritto di aver censurato volontariamente i pareri degli esperti tedeschi.

Nel gennaio 2023, l’OPCW ha pubblicato un nuovo rapporto a opera del suo Investigation and Identification Team (IIT), in cui si sosteneva che i sintomi delle vittime fossero «complessivamente compatibili con l’esposizione a cloro ad altissime concentrazioni». Ma come rileva Maté, il tossicologo consultato dall’IIT non ha mai affrontato la questione centrale – la schiuma rapida e abbondante – e si è limitato ad analizzare solo una selezione di testimonianze. Nessun tossicologo riconosciuto a livello internazionale si è mai assunto la responsabilità di dichiarare pubblicamente che il quadro clinico di Douma è compatibile con il cloro.

Nonostante ciò, il rapporto IIT è stato accolto con favore dal Dipartimento di Stato americano e dai governi britannico, francese e tedesco, che hanno parlato di «lavoro indipendente, imparziale ed esperto». E i grandi media occidentali – Bbc, Reuters, The GuardianWall Street JournalWashington Post – hanno ripreso l’IIT senza mai citare lo scandalo della censura. Il Post arrivò addirittura a bollare i dubbi come «campagna di disinformazione russa», negando l’esistenza degli ispettori dissidenti.




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