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Politica

Influencer per attaccare la Cina sui social: ecco l’ultima campagna Usa

Non bastavano i dazi e gli attacchi frontali sferrati da Donald Trump. Gli Stati Uniti hanno scoccato una terza freccia nel tentativo di affossare ulteriormente l’immagine pubblica della Cina. In che modo? A quanto pare, offrendo migliaia e migliaia di...
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Non bastavano i dazi e gli attacchi frontali sferrati da Donald Trump. Gli Stati Uniti hanno scoccato una terza freccia nel tentativo di affossare ulteriormente l’immagine pubblica della Cina. In che modo? A quanto pare, offrendo migliaia e migliaia di dollari a una serie di rilevanti influencer, ciascuno dei quali con centinaia di migliaia di follower su Instagram e TikTok, per produrre contenuti online con i quali dipingere Pechino come una minaccia e la sua intelligenza artificiale come un pericolo mortale.

Il tutto sarebbe finanziato con fondi misteriosi e favorito da una certa Build American Ai, un’organizzazione no-profit legata a un super Pac, ossia un comitato d’azione politica, ovvero un’organizzazione privata che raccoglie fondi tra i propri membri per destinarli al sostegno (o all’opposizione) di candidati politici, partiti o iniziative legislative.

Questo Pac, a sua volta, sarebbe finanziato da dirigenti di Open Ai e dalla società di venture capital Andreessen Horowitz, con il chiaro obiettivo di diffondere messaggi a favore dell’Ia statunitense e, al contempo, alimentare i timori nei confronti di quella cinese. È questo il quadro che è emerso da una lunga inchiesta effettuata dalla rivista Wired, che ha probabilmente scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora.

Intelligenza artificiale

La campagna sui social per attaccare la Cina

La celebre rivista statunitense ha fatto alcuni nomi. L’influencer di lifestyle Melissa Strahle, per esempio, in un video posa all’aperto, davanti a una bandiera americana, intenta ad avvisare i suoi 1,4 milioni di follower: “L’intelligenza artificiale mi permette di concentrarmi su ciò che conta di più. Dobbiamo investire nell’intelligenza artificiale prodotta in America per garantire che gli Stati Uniti siano all’avanguardia nell’innovazione e nella creazione di posti di lavoro”.

L’aspetto curioso è che Strahle ha etichettato il post come pubblicità, ma senza rivelare quale organizzazione lo avesse finanziato. Scavando a fondo, è emerso che lo spot pro Usa sarebbe stato coperto da fondi provenienti da Build American Ai, definito dagli autori dell’inchiesta come “un gruppo che opera con finanziamenti occulti” e che è “legato a Leading the Future“, un super Pac da 100 milioni di dollari sostenuto, e in alcuni casi finanziato direttamente, da personalità del settore tecnologico affiliate a società come OpenAi e Palantir.

Build American Ai starebbe portando avanti un piano suddiviso in due step. Il primo, già effettuato: collaborare con influencer del settore lifestyle per promuovere l’industria statunitense dell’intelligenza artificiale e l’innovazione Made in Usa. Il secondo, attualmente in corso: attaccare la Cina, la sfidante numero uno degli Stati Uniti sul fronte hi-tech.

Post da migliaia di dollari

Le agenzie di marketing stanno proponendo agli influencer accordi da 5.000 dollari per ogni video su TikTok per amplificare il messaggio di Build American AI, secondo cui l’ascesa tecnologica della Cina dovrebbe essere vista come una minaccia. L’intento, hanno spiegato alcuni organizzatori del piano, sarebbe quello di spostare il dibattito pubblico su un terreno favorevole a Washington, inquadrando i progressi cinesi nell’Ia come un serio rischio per la sicurezza e il benessere degli americani.

“Vogliono che si citi la Cina e gli Stati Uniti, e che si spieghi perché sconfiggere la Cina sia così importante”, ha spiegato un anonimo membro coinvolto nella campagna. Il messaggio base diffuso dagli influencer è più o meno questo: “Ho appena scoperto che la Cina sta facendo di tutto per battere gli Stati Uniti nell’IA. Se ci riuscisse, potrebbe significare che la Cina otterrebbe i miei dati personali e quelli dei miei figli, e si approprierebbe di posti di lavoro che dovrebbero essere qui negli Stati Uniti. Nella corsa all’innovazione nell’Ia, io tifo per gli Stati Uniti!”.

Tra i sostenitori di Leading the Future troviamo Greg Brockman, presidente e cofondatore di OpenAi, Joe Lonsdale, investitore di venture capital e cofondatore di Palantir, la società Andreessen Horowitz e l’azienda di intelligenza artificiale Perplexity. Dal canto suo, Leading the Future afferma di aver ricevuto contributi e impegni per un totale di 140 milioni di dollari, di cui 51 milioni disponibili ad aprile per promuovere la sua agenda a favore dell’Ia.

Il sito di notizie Notus ha definito il gruppo come “un enorme tesoretto politico per l’industria dell’Ia”. In seguito alla pubblicazione dell’inchiesta, un portavoce di OpenAa ha affermato che l’organizzazione non ha alcuna affiliazione aziendale con Leading the Future o Build American Ai, e che e non ha “fornito finanziamenti o altro tipo di supporto a queste organizzazioni”. Lo stesso ha fatto Palantir. L’inchiesta rivela, in ogni caso, che la guerra dell’informazione è sempre più tra noi. Anche sui social. E che spesso è portata avanti da profili insospettabili.

Trump Usa Pyne

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