Il Partito Laburista britannico a meno di due anni dal ritorno al potere affronterà giovedì un voto decisivo per il suo futuro alla guida del Regno Unito e Keir Starmer, primo ministro in crisi di consensi chiamato a difendere Downing Street dal crollo della fiducia nei suoi confronti, dalla crisi economica e dalla fronda interna della componente più progressista del gruppo parlamentare, vedrà nella giornata del 7 maggio un crocevia del suo futuro politico.
Si rinnoveranno oltre 5mila seggi per consigli locali in 136 diverse autorità territoriali e si voterà per i governi locali di Galles e Scozia. Il test elettorale sarà il più importante dal voto politico nazionale del 2024 e sarà un termometro della crisi di Starmer, in una fase segnata anche dai sospetti e dalle reticenze sul caso di Peter Mandelson, l’ex super-consulente laburista e ex ambasciatore britannico negli Usa, già vicino a Tony Blair, i cui legami con il finanziere americano Jeffrey Epstein hanno messo in imbarazzo il suo alleato Starmer, che l’aveva ripescato dopo il ritorno al potere del Labour nel 2024.
Reform e Verdi riscrivono il panorama politico britannico
Il “Super Giovedì” britannico potrebbe segnare una svolta netta per il futuro del Labour e, in prospettiva, anche degli avversari storici del Partito Conservatore, dato che sarà la prima grande occasione in cui potrebbe cristallizzarsi l’effetto del terremoto politico che sta cambiando la mappa istituzionale del Regno Unito e premiando nuove formazioni, a partire da Reform Uk, la creatura di Nigel Farage che, dopo il boom del 2024, guida i sondaggi cavalcando posizioni di destra nazionalista.
In tutti i sondaggi il Reform è dato dal 25 al 28%, con picchi del 30%, e guida con vantaggi vicini alla doppia cifra sulla coppia laburisti-conservatori, ancorati tra il 17 e il 20%. Dei seggi in palio, Farage e i suoi ne controllano solo 78, contro i 2.196 dei laburisti. Ebbene, Britain Elects stimava ad aprile che Reform potrebbe arrivare a ottenerne quasi 1.700, con il partito di Starmer poco sopra quota 600 e i conservatori in calo da 1.134 a 754. Ma la novità in questo computo è rappresentato dall’entrata in scena vigorosa del Green Party, che dall’arrivo del giovane leader Zack Polanski alla segreteria a settembre 2025 ha impresso una svolta vigorosa e ha raggiunto livelli record nei sondaggi.
Con un’agenda radicale sulla lotta alle disuguaglianze, la rivendicazione della necessità di un “ecopopulismo” contro le posizioni oppositive di Farage sul cambiamento climatico e la dichiarata volontà di unire al consenso tradizionale nella base giovanile e universitaria la ricerca di elettori nei bianchi impoveriti delle periferie, i Verdi d’Oltremanica sono decollati nei sondaggi dall’arrivo di Polanski alla guida. Ora hanno più che triplicato i voti e si collocano tra il 15 e il 20% nei sondaggi, potrebbero sbancare oltre un migliaio di seggi alle elezioni locali e stanno contribuendo a trasformare il tradizionale bipolarismo del Paese di Sua Maestà in un inedito panorama quadripolare.
Oltre il Vallo d’Adriano il Labour cala
Il Partito Laburista si era nettamente affermato nel 2024, tornando al potere dopo quattordici anni di opposizione e il crollo dei Tory, ma le sue fortune si sono rapidamente eclissate e ciò ha aperto la strada a questa riconfigurazione. I voti in Scozia e Galles possono fare il resto: sia a Edimburgo che a Cardiff, le elezioni dei Parlamenti locali vedono il fil rouge dominante proprio nell’indebolimento della sinistra.
In Scozia gli indipendentisti dello Scottish National Party stanno vedendo le loro fortune risollevarsi dopo che nel 2024 Starmer e i suoi avevano ottenuto 36 dei 57 seggi parlamentari, mentre rispetto al 2019 lo Snp era sceso da 48 a 9. Ora lo Snp è dato al 35-36%, il Labour è collassato da tale cifra al 20% dal luglio 2024 a oggi, insidiato dal Reform al secondo posto e probabilmente chiamato a un ruolo minoritario oltre il Vallo di Adriano, dove Starmer pensava la presenza della sinistra potesse essere un fattore di coesione nazionale rinnovata dopo la spaccatura della Brexit.
Rischio slavina in Galles
Ancora più clamorosa la debacle che si prospetta in Galles, dove dall’ìntroduzione della devolution nel 1999 non c’è stato un capo del governo locale (First Minister) che non sia stato espressione del Partito Laburista. I nazionalisti di sinistra del Plaid Cymru sono al 30% e sfidano Reform per il primo posto regionale, mentre i Laburisti potrebbero crollare dal 40% del 2021 a poco più del 15%. E Cardiff offrire la possibilità di un laboratorio politico: l’ascesa dei Verdi come forza valorizzata in chiave anti-Reform.
“I sondaggi suggeriscono che Rhun ap Iorwerth del Plaid Cymru sia il probabile prossimo primo ministro del Galles, ponendo fine a quasi 30 anni di dominio laburista gallese nella politica decentrata”, nota il Guardian, che aggiunge che “Plaid Cymru dovrà fare affidamento su altri partiti, e l’opzione più praticabile è il Partito dei Verdi”, che a Cardiff sostiene l’indipendenza del territorio associato al Regno Unito.
Se il motto Vote Green to stop Reform prenderà piede, se il Partito Laburista sarà colpito duramente come dicono i sondaggi e se anche le formazioni regionaliste o potenzialmente secessioniste si rilanceranno all’ombra della crisi della sinistra di potere per Starmer sarà notte fonda e non sarà da escludere una sfida alla leadership del partito e alla guida del Paese. Andy Burnham, sindaco della Grande Manchester dal 2024, è dato come possibile sfidante e starebbe preparando il ritorno a Westminster per concretizzare la sua candidatura. Giovedì c’è in ballo molto per Starmer, fosse la stessa permanenza a Downing Street. Destinata a essere molto più precaria se il Labour vedrà il premier come un freno al mantenimento di un potere atteso per oltre un decennio e che ora rischia di dissolversi in mano alla sinistra di Sua Maestà.
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