Ogni giorno, decine di milioni di procedure diagnostiche e terapeutiche dipendono da una risorsa che pochi conoscono e quasi nessuno vede: gli isotopi radioattivi. Dalla scintigrafia cardiaca alla PET oncologica, dalla terapia del tumore alla tiroide al trattamento dei tumori neuroendocrini, la medicina nucleare è diventata una componente insostituibile della sanità moderna.
Eppure, questa branca poggia su fondamenta sorprendentemente fragili. La produzione di isotopi medicali dipende da un numero ristretto di reattori nucleari di ricerca, molti dei quali costruiti decenni fa e prossimi alla fine della loro vita operativa. Le filiere di approvvigionamento attraversano confini, continenti e zone di tensione geopolitica. Un guasto imprevisto, una crisi diplomatica, un conflitto possono interrompere forniture che non ammettono ritardi: gli isotopi decadono in ore o giorni, non possono essere stoccati, non possono aspettare.
Isotopi medicali: l’invisibile infrastruttura della diagnosi e della cura
Gli isotopi radioattivi sono utilizzati in oltre 40 milioni di procedure mediche ogni anno nel mondo. La medicina nucleare diagnostica — scintigrafie, PET, SPECT — permette di visualizzare processi metabolici invisibili alle tecniche di imaging convenzionali. La medicina nucleare terapeutica usa le radiazioni per distruggere selettivamente cellule tumorali, trattare patologie tiroidee, alleviare il dolore delle metastasi ossee.
Il mercato globale dei radioisotopi medicali è stimato a 6,7 miliardi di dollari nel 2024, con una crescita prevista dell’8,9% annuo fino al 2030. Ma questa crescita nasconde una fragilità strutturale: la produzione è concentrata in pochissimi impianti, molti dei quali operano ben oltre la loro vita progettuale.
Il tecnezio-99m (Tc-99m) domina la medicina nucleare diagnostica. Viene utilizzato in circa l’80% di tutte le procedure di imaging nucleare — oltre 30 milioni di esami ogni anno. Le sue proprietà sono ideali: emette raggi gamma facilmente rilevabili, ha un’emivita di sole 6 ore (abbastanza lunga per l’esame, abbastanza breve per minimizzare l’esposizione del paziente), e può essere legato a numerosi composti per visualizzare organi e funzioni diverse. Ma il Tc-99m non si trova in natura e non può essere prodotto direttamente in quantità utili. Deriva dal decadimento del molibdeno-99 (Mo-99), che a sua volta viene prodotto in reattori nucleari di ricerca attraverso la fissione dell’uranio-235.
Questa catena di produzione — uranio → reattore → Mo-99 → generatore → Tc-99m → paziente — è lunga, complessa e attraversa confini nazionali. Ogni passaggio ha tempistiche stringenti: il Mo-99 ha un’emivita di 66 ore, il che significa che perde metà della sua attività ogni tre giorni. Non si può accumulare, non si può attendere.
La diversità degli isotopi corrisponde a una diversità di filiere: alcuni dipendono da reattori, altri da ciclotroni, altri ancora da generatori. Ogni filiera ha le sue strozzature, le sue dipendenze geografiche, i suoi rischi.
La geografia della produzione: pochi reattori per un mondo intero
Fino a pochi anni fa, circa il 95% del Mo-99 mondiale proveniva da soli cinque reattori nucleari di ricerca: la chiusura del reattore canadese NRU nel 2018, dopo oltre 60 anni di operatività, ha rappresentato uno shock per il sistema. Il Canada era stato per decenni il principale fornitore mondiale di Mo-99. La sua uscita dal mercato ha costretto a una redistribuzione della domanda verso gli altri impianti, aumentando la pressione su infrastrutture già mature.
Molti reattori di ricerca ancora operativi sono stati costruiti negli anni ’60 e ’70. Operano ben oltre la loro vita progettuale, richiedono manutenzioni sempre più frequenti e costose, e ogni fermata — programmata o imprevista — si traduce in carenze di isotopi a livello continentale. Nel 2009-2010, una serie di fermate simultanee di reattori in Canada e Paesi Bassi provocò una crisi globale di Tc-99m. Ospedali di tutto il mondo dovettero rinviare o cancellare procedure diagnostiche. La crisi mise in luce quanto il sistema fosse fragile e privo di ridondanza.
La produzione di Mo-99 è concentrata in pochi Paesi:
• Europa: Paesi Bassi, Belgio, Francia;
• Africa: Sudafrica;
• Oceania: Australia;
• Nord America: Canada (uscito), USA (nuovi impianti in sviluppo);
• Russia: produce per uso interno e regionale
Questa concentrazione geografica crea dipendenze critiche. L’Europa dipende quasi interamente da due reattori per la produzione interna. Qualsiasi interruzione prolungata richiederebbe importazioni transoceaniche — un problema logistico significativo dato il rapido decadimento del Mo-99.
Le crisi recenti e la fragilità della filiera
Nel maggio 2009, il reattore NRU canadese fu fermato per problemi di sicurezza. Pochi mesi dopo, il reattore HFR olandese fu chiuso per manutenzione. Con due dei principali produttori mondiali simultaneamente offline, il sistema entrò in crisi. Gli effetti furono immediati: ospedali costretti a razionare le procedure di medicina nucleare, liste d’attesa allungate per esami diagnostici, ricorso a isotopi alternativi, quando possibile, pressione sui pazienti oncologici in attesa di stadiazione.
La crisi durò mesi e mise in evidenza l’assenza di scorte strategiche (impossibili per prodotti a rapido decadimento), la mancanza di capacità produttiva ridondante e la vulnerabilità di un sistema costruito su infrastrutture obsolete.

La pandemia ha colpito anche la filiera degli isotopi, seppur in modo diverso rispetto ad altri settori sanitari. I lockdown hanno ridotto temporaneamente la domanda di procedure elettive, ma hanno anche complicato la logistica del trasporto aereo — cruciale per isotopi a breve emivita che devono viaggiare rapidamente dai siti di produzione agli ospedali. La riduzione dei voli commerciali ha costretto a ricorrere a trasporti dedicati più costosi. Alcuni Paesi hanno sperimentato ritardi nelle consegne e fluttuazioni nella disponibilità.
La Russia è un produttore significativo di isotopi medicali, sia per il mercato interno che per l’esportazione verso Paesi limitrofi. Il deterioramento delle relazioni con l’Occidente ha sollevato preoccupazioni sulla sicurezza delle forniture. Più indirettamente, la guerra ha evidenziato la fragilità delle catene logistiche che attraversano zone di conflitto. Gli spazi aerei chiusi, le sanzioni commerciali, l’incertezza geopolitica hanno complicato il trasporto di materiali sensibili come gli isotopi radioattivi.
La dipendenza dell’Europa dalla Russia per l’uranio arricchito — necessario per alcuni processi di produzione di isotopi — è un’altra vulnerabilità emersa con maggiore chiarezza dopo il 2022. Sebbene esistano alternative, la diversificazione delle fonti richiede tempo e investimenti.
La crisi dello Stretto di Hormuz, ultima ma non per importanza, ha avuto ripercussioni su molteplici filiere sanitarie. Sebbene la produzione di isotopi non dipenda direttamente dal transito di Hormuz, gli effetti indiretti sono significativi: la produzione in reattore è energy-intensive con l’aumento dei prezzi dell’energia si riflette sui costi operativi; la logistica aerea: la chiusura o limitazione di hub mediorientali ha complicato le rotte di trasporto.
La radioterapia: acceleratori e cobalto
Se la medicina nucleare diagnostica dipende principalmente dal Tc-99m, la radioterapia oncologica ha una struttura di dipendenze diversa. Il cobalto-60 è utilizzato in unità di radioterapia diffuse in tutto il mondo, soprattutto nei Paesi a basso e medio reddito dove gli acceleratori lineari sono troppo costosi o difficili da mantenere. È anche la fonte di radiazione per la sterilizzazione di dispositivi medici e la conservazione di alimenti.
La produzione di Co-60 avviene principalmente in reattori nucleari di potenza, attraverso l’irraggiamento del cobalto-59. I principali produttori sono:
• Canada (Bruce Power)
• Russia (Rosatom)
• Argentina (CNEA)
• Cina
La dipendenza da un numero limitato di produttori crea vulnerabilità analoghe a quelle del Mo-99. La Russia, in particolare, è un fornitore significativo per molti Paesi, e le tensioni geopolitiche hanno sollevato preoccupazioni sulla continuità delle forniture.
Gli acceleratori lineari (LINAC) hanno sostituito le unità a cobalto nella maggior parte dei Paesi ad alto reddito. Sono più precisi, più versatili e non richiedono la gestione di sorgenti radioattive. Ma sono anche macchine complesse, costose (1-5 milioni di dollari) e dipendenti da componenti elettronici sofisticati.
La questione dell’uranio: HEU vs LEU
Storicamente, la produzione di Mo-99 si è basata sulla fissione di uranio altamente arricchito (HEU, >20% U-235). L’HEU è efficiente, produce alte rese di Mo-99, ma è anche un materiale a rischio di proliferazione nucleare. La comunità internazionale ha promosso la conversione verso uranio a basso arricchimento (LEU, <20% U-235). L’obiettivo è ridurre la circolazione di materiali weaponizzabili, ma la transizione comporta sfide tecniche e costi.
Alcuni produttori hanno completato la transizione (Australia, Sudafrica), altri sono ancora in fase di conversione o la stanno pianificando. La dipendenza da HEU di origine russa per alcuni impianti europei è diventata una preoccupazione geopolitica dopo il 2022. L’Unione Europea importa una quota significativa del suo uranio arricchito dalla Russia. Sebbene questa dipendenza riguardi principalmente le centrali nucleari di potenza, ha implicazioni anche per la filiera degli isotopi medicali.
I reattori di ricerca europei che producono isotopi utilizzano uranio arricchito. La diversificazione delle fonti di approvvigionamento è in corso, ma richiede tempo. Nel frattempo, l’incertezza sulle forniture future complica la pianificazione a lungo termine.
Nuove tecnologie e strategie di resilienza
I ciclotroni sono acceleratori di particelle che possono produrre alcuni isotopi senza bisogno di reattori nucleari. Il fluoro-18 (F-18), utilizzato nella PET oncologica, è prodotto quasi esclusivamente via ciclotrone. La tecnologia ciclotrone offre vantaggi: decentralizzazione, flessibilità, nessuna dipendenza da reattori poichè evitano le vulnerabilità della filiera del Mo-99
Ma i ciclotroni non possono sostituire i reattori per tutti gli isotopi. Il Mo-99 prodotto via ciclotrone (attraverso reazioni diverse dalla fissione) ha rese inferiori e costi più elevati. Per alcuni isotopi terapeutici, il reattore rimane il metodo di produzione più efficiente.
Diversi Paesi stanno investendo in nuovi reattori di ricerca specificamente progettati per la produzione di isotopi medicali: questi investimenti mirano a garantire la continuità delle forniture quando i reattori attuali raggiungeranno la fine della loro vita operativa. Ma i tempi di costruzione sono lunghi — spesso oltre un decennio — e nel frattempo il sistema rimane vulnerabile.
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