Skip to content
Difesa

Belgrado chiama Pechino: nuovi sistemi terra-aria cinesi per la Serbia

la Serbia intende rafforzare la propria difesa aerea multilivello con l'acquisizione del sistema terra-aria a lungo raggio cinese HQ-9B.
VUCIC XI

Tra incertezze regionali e diversificazione del procurement militare, cresce l’interesse di Belgrado per l’importazione di nuovi sistemi terra-aria. E la Serbia guarda al HQ-9B a lungo raggio di produzione cinese. 

Il presidente Vučić ha annunciato che nel mese di aprile la Serbia firmerà “contratti molto importanti per l’ulteriore approvvigionamento di armi ed equipaggiamenti militari”, in particolare per costruire una “difesa aerea estremamente forte e multilivello”. L’annuncio è avvenuto dopo un incontro con i massimi rappresentanti del Ministero della Difesa e delle Forze Armate Serbe, dichiarando che la situazione della sicurezza è diventata più complessa rispetto a gennaio 2026.  Una complessità che il presidente serbo attribuisce al mutato scenario politico regionale, con il rafforzamento della cooperazione tra Zagabria, Tirana e Priština.

Risalgono al 2019 le basi della cooperazione militare tra Serbia e Cina, quando Belgrado firmò contratti per l’acquisizione del drone armato CH-92A, sviluppato dalla China Aerospace Science and Technology Corporation (CASC), e del sistema missilistico terra-aria FK-3 prodotto dalla Jiangnan Space Industry, società controllata della China Aerospace Science and Industry Corporation.

I sistemi terra-aria a corto raggio

Un’altra importante acquisizione di fornitura cinese ha riguardato, nel giugno 2024, il sistema missilistico terra-aria a corto raggio HQ-17AE, progettato per operare in ogni condizione meteorologica, a bassa e media quota, e in grado di ingaggiare bersagli tipici della difesa aerea a corto raggio, tra cui aerei, elicotteri e droni. Omologo del sistema russo Tor-M1 per funzioni di tipo SHORAD, costituisce una componente essenziale dell’architettura di difesa stratificata serba, che mira a sostituire o integrare sistemi antiaerei sovietici con equipaggiamenti cinesi di ultima generazione.

Nel dicembre 2024 il ministero della Difesa serbo confermava che la 250ª Brigata missilistica di difesa aerea è stata equipaggiata con il sistema FK-3, una versione da esportazione del sistema terra-aria cinese HQ-22, che è in grado di ingaggiare velivoli, elicotteri, missili da crociera, droni e missili aria-superficie che volano a velocità fino a 1.000 metri al secondo, su distanze che possono raggiungere i 100 chilometri.

Più recentemente, diversi fonti di intelligence hanno indicato nel sistema HQ-9B l’ultimo crown jewel cinese che la Serbia intende acquisire per la difese aeree a lungo raggio.

Un “S-400 cinese” per Belgrado?

Notizie su ripetuti atterraggi di aerei cargo militari cinesi alla base aerea di Batajnica (Belgrado), attraverso l’Egitto, hanno alimentato le voci su possibili consegne del sistema HQ-9, poiché il sito ha svolto in passato da vero e proprio hub logistico per trasporti militari cinesi.

Combinando radar evoluti, missili con gittata estesa e capacità migliorate di contromisure elettroniche, il sistema integrato HQ-9B è progettato per garantire una difesa aerea strategica: con 260 km di raggio e sistemi di guida terminale a doppia modalità (tramite radar attivo e sensore infrarosso passivo), è in grado di contrastare diverse minacce, tra cui velivoli stealth, missili da crociera e missili balistici tattici. Attualmente esportato da Pechino in Iran, Pakistan ed Egitto, si tratta di un mezzo di difesa antiaerea analogo al sistema S-400 russo, che la Serbia non riuscì ad acquisire a causa di pressioni europee.

La Serbia mira all’aggiornamento dei sistemi d’arma secondo un programma economicamente sostenibile (la spesa militare di Belgrado si assesta attorno al 2,5% del PIL del Paese), e in grado di integrare equipaggiamenti legacy con forniture di nuova generazione. I sistemi cinesi FK-3 e HQ-17, derivati da progettazioni sovietiche e russe, risultano infatti strutturalmente compatibili con l’equipaggiamento già in servizio presso le forze armate serbe. E la recente integrazione del missile aria-terra ipersonico cinese CM-400AKG sui MiG-29 risponde alla stessa logica.

Secondo i dati del SIPRI, nel periodo 2020-2024 la Serbia ha registrato la quota più elevata di importazioni di armamenti dalla Cina (57%), superando Russia (20%) e Francia (7,4%) in termini percentuali. Numeri che evidenziano una cooperazione consolidata negli ultimi anni, in particolare con la fornitura dei sistemi di difesa aerea a medio raggio FK-3, che costituiscono la componente principale dell’arsenale serbo di origine cinese.

La possibile fornitura del SAM a lungo raggio cinese non è solo procurement militare: è un’espressione della postura strategico-militare di Belgrado, in un quadro segnato dal crescente raffreddamento dei rapporti con Paesi NATO dell’area balcanica e dal rafforzamento della capacità di Pechino di svolgere un ruolo competitivo nel mercato della difesa europeo.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.