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Tecnologia

Una lezione agli Usa: perché la Cina ha bloccato l’acquisto di Manus da parte di Meta

La Grande Muraglia della Cina si è alzata per impedire a Meta di acquistare la startup di intelligenza artificiale (Ia) Manus. Le autorità di regolamentazione del Dragone, impersonate nella potente Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma, ossia l’agenzia...

La Grande Muraglia della Cina si è alzata per impedire a Meta di acquistare la startup di intelligenza artificiale (Ia) Manus. Le autorità di regolamentazione del Dragone, impersonate nella potente Commissione Nazionale per lo Sviluppo e la Riforma, ossia l’agenzia per la pianificazione economica del Paese, ha stoppato il tentativo della società proprietaria di Facebook di fare irruzione in uno dei settori più delicati dell’universo cinese dell’hi-tech.

Meta era sicura di aver fatto centro, tanto che lo scorso dicembre aveva persino diffuso il valore dell’accordo, stimato in circa 2 miliardi di dollari. E poi? Nei giorni scorsi Pechino ha vietato gli investimenti stranieri nell’operazione imponendo “alle parti coinvolte di ritirare la transazione di acquisizione”. Risultato: affare bloccato e un mare di problemi per Meta, che considerava l’operazione un elemento chiave della sua nuova strategia per potenziarsi nel campo dell’Ia.

Non solo. Bloomberg ha scritto che non è chiaro come l’azienda statunitense possa annullare il deal, visto che i dipendenti di Manus si erano già uniti al team di Ia di Meta, e che investitori come Tencent e Hongshan Capital avevano già ricevuto la loro quota. “La transazione si è svolta nel pieno rispetto della legge vigente. Prevediamo una risoluzione adeguata dell’indagine”, si legge, intanto, in un comunicato ufficiale di Meta.

usa

Cosa c’è dietro lo stop cinese

Per quale motivo la Cina ha bloccato l’operazione tra Manus e Meta? La mossa del Dragone è intanto un monito per tutti gli imprenditori del settore tecnologico. “Dopo il caso Manusgate è chiaro che i fondatori di un’azienda capiranno che se si inizia in Cina, si resta in Cina”, ha spiegato Duncan Clark, uno dei primi consulenti di Alibaba e presidente della società di consulenza Bda China, alla Cnbc.

Occhio anche alla tempistica della fumata nera. L’annuncio di Pechino è arrivato pochi giorni prima della pubblicazione dei risultati trimestrali di Meta, e a un mese circa dalla visita di Donald Trump a Pechino dove, al tavolo di Xi Jinping, verranno discussi temi legati a commercio e investimenti.

Il governo cinese si appiglia in ogni caso alla legge. Già, perché per effettuare investimenti esteri nella Cina continentale, sia diretti sia indiretti, le aziende devono ottenere preventivamente l’approvazione per tutte le operazioni che coinvolgono questioni di sicurezza nazionale. E l’Ia, così come l’intero comparto tecnologico, è un campo delicatissimo.

Last but not least, dopo mesi di crescenti tensioni politiche con la Casa Bianca, la sensazione è che la Cina non abbia alcuna voglia di avallare accordi del genere, non senza prima aver ricevuto adeguate garanzie. Tradotto: nel vis a vis tra Trump e Xi la situazione potrebbe sbloccarsi in favore di Meta, in cambio di qualcosa su altri dossier.

L’affare tra Manus e Meta

Il blocco cinese sull’operazione Manus-Meta è un duplice segnale inviato da Pechino sia alle startup nazionali che agli investitori statunitensi. Quale? Che il fatto di creare una società a Singapore, o nei dintorni, non elimina il rischio di ingerenze normative cinesi da un ipotetico accordo.

“Le prime attività di ricerca e sviluppo di Manus si sono svolte in Cina e i suoi dati principali provengono da lì”, si legge sul tabloid statale cinese Global Times in un editoriale pubblicato ieri sera in lingua inglese. “La questione cruciale non è dove la società è registrata o dove si trova attualmente il suo team. Piuttosto, risiede nell’entità dei suoi legami tecnologici, di talenti e di dati con la Cina, e se la transazione potrebbe danneggiare la sicurezza industriale e gli interessi di sviluppo della Cina”, prosegue l’articolo.

Dal canto suo, Manus ha cercato di distinguersi dagli sviluppatori di intelligenza artificiale concorrenti con quello che, a suo dire, può essere un agente “veramente autonomo”. A differenza di molti altri chatbot che richiedono ripetute richieste prima che l’utente ottenga la risposta desiderata, la startup sostiene che il suo servizio è in grado di pianificare, eseguire e completare le attività in modo autonomo, seguendo le istruzioni ricevute.

In ogni caso, ricordiamo che la Cina ha sviluppato una serie di strumenti legali per esercitare pressioni sulle aziende straniere. Strumenti elaborati in risposta alle sanzioni, ai controlli sulle esportazioni e ai divieti di investimento americani.

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