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Grano russo in Israele dai territori occupati in Ucraina? Kiev chiede spiegazioni a Tel Aviv

Israele ha fame di grano russo e l'Ucraina si infuria

L’Ucraina guarda di traverso Israele e avverte Tel Aviv del rischio di una crisi diplomatica qualora lo Stato Ebraico consentisse l’attracco a Haifa di un vascello russo che trasporta un grande quantitativo di grano che l’ex repubblica sovietica ritiene prodotto nelle aree del Paese sottoposte all’occupazione da parte di Mosca dopo l’invasione del febbraio 2022.

La nave cargo della discordia

La “Panormitis”, nave battente panamense, si trova ora nel principale porto d’Israele, come dimostrano i dati riscontrabili sul portale Vessel Finder qui riportati ed è sospettata da Kiev di partecipare al commercio di beni non legittimamente appartenenti alla Russia e capaci di finanziare la macchina bellica di Mosca.

La nave trasporterebbe 6.200 tonnellate di grano e 19mila di orzo ed è salpata da Kavkaz, nella regione di Krasnodar, alla volta dello Stato Ebraico attorno alla metà di aprile. Secondo un report del progetto SeaKrime, nota Euronews, ” gran parte del carico è stato trasferito dalla città ucraina occupata di Berdyansk, sulla costa del Mar d’Azov”. La Russia ha dall’export cerealicolo un importante elemento di consolidamento del suo bilancio commerciale, e nel 2024 la quota di mercato globale di Mosca era pari a oltre il 16% con 9,4 miliardi di dollari di vendite, il 60% del totale dell’export cerealicolo del gigante euroasiatico. Un altro miliardo di dollari annuo arriva dall’orzo.

Il grano russo sfama Israele

Il grano, in particolare, vede la Russia e Israele intrecciare profondi rapporti commerciale: l’export di Mosca nella stagione 2025-2026 si prevede pari a 2,16 milioni di tonnellate, e la Russia pesa per il 90% delle forniture di Tel Aviv. Prima della guerra in Ucraina, la Russia pesava nel 2020-2021 per 600mila tonnellate, il 39% dell’import israeliano. Haaretz ha aggiunto che dalla guerra in Ucraina in avanti almeno 30 carichi potenzialmente coinvolgenti grano prodotto nei territori occupati dalla Russia in Ucraina potrebbero aver raggiunto Israele, principalmente a Haifa e Ashod. Uno scenario, questo, che aprirebbe un imbarazzante alterco tra Tel Aviv e Kiev.

Il Ministro degli Esteri Ucraino Andriy Sybiha, nota il Kyiv Post, “ha affermato che l’Ucraina apprezza la sua relazione con Israele, ma ha avvertito che il commercio illegale di prodotti agricoli rubati da parte della Russia non deve compromettere i legami bilaterali”.

Tel Aviv al crocevia tra Russia e Ucraina

Tel Aviv, del resto, nella guerra in Ucraina ha sempre tenuto un atteggiamento bilanciato. L’ex premier e ora sfidante di Benjamin Netanyahu, Naftali Bennett, che guidava Israele al momento dell’invasione russa, provò a mediare la pace in quella che per lo Stato Ebraico era anche una “guerra civile”, visto la preponderanza delle etnie russa e ucraina nella popolazione del Paese. Netanyahu, dopo il ritorno al potere, ha mantenuto una strategia bilanciata forte anche dei rapporti solidi con il presidente russo Vladimir Putin: Tel Aviv ha fornito aiuti umanitari a Kiev e condannato l’attacco russo, coordinandosi però con Mosca sulle architetture securitarie regionali. Come ha scritto Ab Boskany sul Times of Israel:

La guerra in Ucraina ha inoltre sconvolto i mercati dell’energia e dei cereali e ha contribuito a una più ampia instabilità economica. Israele non è immune alle fluttuazioni dei prezzi o dell’offerta. La Russia rimane un attore di primo piano nei mercati dell’energia e delle materie prime. Un rapporto funzionale con Mosca offre a Israele ulteriori opzioni per affrontare tali shock.

Le tensioni tra Ucraina e Israele mostrano quanto sia difficile il bilanciamento tra poteri e l’interrelazione delle crisi regionali. Kiev ha sostenuto Israele nella recente guerra contro l’Iran e il presidente Volodymyr Zelensky applaudito l’eliminazione di Ali Khamenei, Guida Suprema di una Repubblica Islamica che appoggiava attivamente l’aggressione di Mosca. Quello percepito è un tradimento di un’amicizia che non si è fatta alleanza ma è rimasta solida, proprio mentre l’Ucraina si vede come futura “Israele d’Europa”, nazione armata fino ai denti e pronta a rispondere a ogni minaccia dopo la fine del conflitto con Mosca. Le tensioni della guerra del Golfo, la disruption dei mercati energetici e alimentari, il rischio di insicurezza alimentare hanno spinto però Tel Aviv a cercare approvvigionamenti facili da un Paese parimenti amico. E la Russia ha fatto al caso suo. Portando a un cortocircuito notevole per l’esecutivo di Netanyahu in un mondo sempre più a geometria variabile.

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