La crisi di Hormuz prosegue e gli Stati Uniti, invece di disimpegnare truppe e asset dalla regione, schierano una terza portaerei in Medio Oriente, proprio nell’area di responsabilità del Comando Centrale che conduce le operazioni contro l’Iran, attualmente in stand by per un cessate il fuoco che dipende dai difficili negoziati mediati dal Pakistan.
Intanto viene reso noto che una batteria Iron Dome, manovrata da truppe delle Forze di Difesa Israeliane, è stata schierata negli Emirati Arabi Uniti per sostenere gli sforzi di difesa aerea contro l’Iran e proteggere lo spazio aereo da nuovi attacchi di Teheran (un piccolo segnale?). E per quanto riguarda i negoziati mediati dal Pakistan? Rinviati a data da destinarsi, nella speranza che i tre punti essenziali – la riapertura dello Stretto di Hormuz, la consegna dell’uranio e un accordo che assicuri un equilibrio nel Golfo, con particolare attenzione agli arsenali di Teheran e alle armi offensive a lungo raggio che preoccupano Israele, e non solo – possano trovare una linea di compromesso. Anche se la proposta avanzata dagli emissari di Teheran, secondo le indiscrezioni riportate da Axios, punta a un accordo che prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco navale americano, rinviando il dossier nucleare, una priorità israeliana, a una “fase successiva”.
Al centro della nostra attenzione, e quindi dell’articolo dedicato ai nostri abbonati, è il rafforzamento del dispositivo militare degli Stati Uniti, che hanno inviato una Invincibile Armada per porre la parole fine sulle ambizioni nucleari degli Ayathollah, e non possono ritirarla in cambio della normalizzazione del transito nello stretto strategico di Hormuz che, prima del suo ingombrante e dispendioso arrivo, era “aperto“.
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