Un attacco a gamba tesa: il presidente colombiano Gustavo Petro nei giorni scorsi ha accusato la divisione nazionale del colosso energetico italiano Enel di essere la principale causa dei rincari nel costo della vita nel Paese. Riprendendo una recente manovra della Sovraintendenza dei Servizi Pubblici, l’autorità che monitora le operazioni nei settori critici, che ha multato Enel per 2,8 miliardi di dollari per presunte irregolarità nel prezzo della fornitura di energia che coinvolgerebbero il mancato utilizzo della centrale idroelettrica di Betania nell’ottobre 2022, Petro ha detto che il gruppo è stato “il principale colpevole della crescita del tasso di inflazione a marzo”, respingendo le critiche provenienti dalla destra colombiana che imputava le crescite alla riforma del salario “vitale”.
L’addebito a Enel, nota Pulzo, è connesso a presunte “irregolarità nella formazione del prezzo dell’energia in Borsa” e segnala che l’azienda avrebbe “presentato offerte con prezzi elevati che non rispecchiavano i suoi effettivi costi operativi”, aggiungendo in particolare che “la centrale idroelettrica di Betania, gestita da Enel, è stata esclusa dalla ripartizione economica nonostante
avesse una capacità sufficiente e livelli idrici elevati”. Nel contesto di mercati a prezzi marginali, questo secondo le accuse avrebbe distorto il prezzo, anche se Enel Colombia, confrontandosi con Agenzia Nova, ha risposto sottolineando che l’offerta del gruppo “continua a posizionarsi al di sotto della media di mercato, confermandosi una delle più competitive a livello nazionale”. Il colosso di Viale Regina Margherita controlla poco più di un quinto del mercato con quasi 4 milioni di utenti.
Petro ha detto che Enel dovrebbe restituire dei presunti profitti ingiusti e ha accusato il fatto che Enel produce e al tempo stesso commercializza l’energia. Inoltre, Petro ha voluto difendere la sua scelta politicadi alzare il salario vital, comprensivo di un’indennità salariale minima riconosciuta ai lavoratori e di una componente di risorse per i trasporti, a 2 milioni di pesos colombiani, paragonabili a 560 dollari al mese circa. Tra gennaio e marzo 2026 l’inflazione colombiana è stata la più alta da anni e ha superato, nota InfoBae, la media del 2,7% registrata nei primi trimestri dal 2000 al 2025.
Un’identità politica da difendere, un successore da promuovere
Petro ha spinto l’innalzamento del salario minimo del 23,7% dall’1 gennaio scorso, e ora difende la sua eredità politica. Il presidente di sinistra radicale non si può costituzionalmente ricandidare per un secondo mandato, ma il 31 maggio la Colombia andrà al voto. Il leader del Pacto Historico mira a far sì che a vincere sia il delfino Ivan Cepeda Castro, che promette di governare in continuità con lui, sfidato da Abelardo de la Espriella, candidato del Movimento di Salvezza Nazionale di orientamento conservatore.
In quest’ottica, Petro mira a difendere a tutti i costi la sua eredità per poter tirare la volata al suo successore, la cui vittoria lo renderebbe un padre nobile della sinistra colombiana e del mondo progressista e populista latinoamericano e non solo. L’attacco a Enel nasce in queste circostanze, dalla ricerca di un motivo politico per poter evitare accuse sul piano politico. In tal senso, le parole di Petro appaiono difficili da dimostrare: Enel ha subito sì una dura sanzione, ma ammesso che essa sia fondata (ed è tutto da vedere) e in attesa della valutazione delle giustificazioni della filiale colombiana del gruppo italiano, è quantomeno ardito collegare l’aumento dell’inflazione a marzo (oltre 5% anno su anno) a un solo fattore e tantomeno a una sola azienda non monopolista nel mercato elettrico, e a maggior ragione farlo accusando un player sulla base di una vertenza che riguarda fatti di anni fa.
Peraltro, Enel non è un attore “straniero” nello Stato sudamericano: da quando nel 1997 Enel entrò nell’Eeb, la società energetica della capitale Bogotà, l’azienda è presente e attiva e ha partecipato all’elettrificazione crescente del Paese. Accusarla ora di remare contro la Colombia appare quantomeno frettoloso, in un quadro dove la sinistra al potere in Colombia mira a mantenere la guida di Bogotà in un contesto di crescenti pressioni interne ed internazionali. E ogni dossier appare potenzialmente scivoloso per l’energico e combattivo presidente uscente.
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