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Politica

Difesa, tecnologia, commercio: perché l’Italia ha scelto il Kenya per un nuovo patto strategico

Roma e Nairobi protagoniste di un nuovo partenariato economico, politico e difensivo: così l'Italia prova a incidere in Africa.

Martedì scorso al Quirinale prima e a Palazzo Chigi poi, accanto alla bandiera italiana ha sventolato quella keniana. Da Nairobi, nella capitale è arrivato il presidente keniano William Ruto per un incontro ad alti livelli che da tempo nella storia delle relazioni tra i due Paesi non aveva luogo. L’occasione è stata piuttosto importante:Italia e Kenya infatti hanno sottoscritto un piano di azione triennale che equivale a un accordo di partenariato tra le due parti. Un’intesa quasi inedita, seppur i rapporti tra Roma e Nairobi siano intensi da diverso tempo. Per l’Italia si tratta di un passo non secondario: l’Africa, anche dalla prospettiva della nostra penisola, non può limitarsi a quella affacciata sul Mediterraneo e non può essere unicamente quella sahariana e immediatamente sub-sahariana. Esiste, ed è parimenti importante, anche l’Africa australe e occidentale. Area del mondo dove il Kenya appare sempre più protagonista.

Cosa prevede l’accordo tra Roma e Nairobi

L’intesa tra Meloni e Ruto è stata siglata direttamente a Palazzo Chigi e ha avuto luogo dopo la visita del presidente keniano al Quirinale, lì dove ha incontrato Sergio Mattarella. Un cerimoniale quindi contrassegnato da passaggi formali, a testimonianza dell’importanza data da entrambe le parti al documento. Andando nel dettaglio, l’intesa abbraccia una vasta serie di tematiche che spaziano dalla difesa allo sviluppo tecnologico, passando per l’intelligenza artificiale e la cooperazione commerciale. Un memorandum dunque, con il quale Italia e Kenya non si sono limitate a stabilire dei punti di convergenza comuni ma hanno lanciato un vero e proprio programma dettagliato da seguire da qui ai prossimi tre anni.

Molto spazio nel testo firmato martedì è stato dato al settore tecnologico e della formazione, con la previsione di vari accordi bilaterali in grado di far crescere la collaborazione anche tra attori privati. Prevista anche una corte cooperazione in ambito difensivo, con il Kenya desideroso di attingere in tal senso anche dalla tecnologia italiana. Importante inoltre il passaggio sulla sicurezza alimentare, tema molto caro non solo a Nairobi ma a diversi Paesi del continente africano. Ma la vera e più importante novità emersa dalla firma del trattato di martedì ha natura marcatamente politica. Italia e Kenya hanno infatti preso l’impegno di stabilire costanti contatti diplomatici:“Entrambi i governi – si legge nel testo ufficiale reso noto dalla presidenza del consiglio – hanno convenuto di tenere consultazioni bilaterali periodiche tra i rispettivi ministeri degli Affari esteri per rafforzare il coordinamento su questioni di interesse comune nel contesto del Memorandum d’intesa sulle consultazioni politiche”. Vuol dire cioè che il testo approvato martedì, non rappresenta soltanto un’intesa volta ad accrescere collaborazioni e opportunità economiche. Al contrario, segna la nascita di un vero e proprio partenariato strategico, con Italia e Kenya destinate a essere internazionalmente considerate come alleate strategiche lungo l’asse tra Europa ed Africa.

L’importanza strategica del Kenya

La vicinanza tra Roma e Nairobi non è comunque figlia delle ultime contrattazioni che hanno poi portato alla firma sul partenariato. Si può invece affermare che è il partenariato stesso a costituire diretta emanazione dei pluridecennali rapporti tra le parti. C’è un luogo che più degli altri testimonia il solido legame tra i due Paesi: si tratta del centro spaziale Luigi Broglio, costruito a largo di Malindi nel lontano 1964. La struttura all’epoca ha rappresentato uno dei primi vanti all’estero del nostro programma spaziale, da cui fino al 1988 sono stati lanciati satelliti made in Italy e non solo. Oggi è un centro di ricerca che, tra le altre cose, è visto come simbolo dell’intesa collaborazione tra Italia e Kenya.

Il nostro Paese ha quindi radici profonde nel contesto keniano, circostanza che oggi ha portato Roma in prima fila nella corsa alle tante opportunità offerte da Nairobi. Il Kenya è infatti in costante crescita, con un Pil che negli ultimi dieci anni ha registrato incrementi compresi sempre tra il 4% e il 6%. La stessa Nairobi, oltre che Malindi e Mombasa, si stanno affermando sempre più come hub strategici del continente specialmente a livello tecnologico. Ultimo, ma non in ordine di importanza, il Kenya è complessivamente un Paese stabile specie se si considera la situazione di molti Paesi vicini. Non mancano i problemi: da due anni la generazione Z è in piazza nelle principali città per protestare contro la corruzione e contro dei tassi di povertà ancora molto elevati. Tuttavia, approfondire i legami con il Kenya vuol dire proiettare la propria politica e la propria economia in uno degli angoli più importanti dell’intera Africa.

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