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Difesa

La portaerei cinese “Fujian” quest’anno raggiungerà la piena prontezza operativa

La portaerei cinese "Fujian" raggiungerà la piena capacità operativa entro la fine del 2026. La PLAN vuole avere 9 portaerei entro il 2035

Secondo quanto riferito da media di Stato cinesi, la portaerei “Fujian” raggiungerà la piena prontezza operativa (full operational capability) entro il 2026 compiendo anche un’esercitazione “in alto mare”.

La nave è la terza portaerei a entrare a far parte della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAN – People’s Liberation Army Navy) e rappresenta un significativo passo avanti per le capacità navali d’alto mare di Pechino. Prima dell’entrata in servizio della “Fujian”, a novembre 2025, le capacità di aviazione imbarcata cinesi erano limitate alle portaerei “Liaoning” e “Shandong”, da 60mila/70mila tonnellate di dislocamento e ponte di volo con ski jump a prua. Queste navi derivano entrambe da progetti russo/sovietici: di fatto il “Liaoning” era un’unità costruita in URSS per la Flotta Russa e poi ceduta alla Repubblica Popolare Cinese (RPC) che, dopo anni di trasformazioni e modifiche, ne ha fatto la sua prima portaerei “per esperienze”. Lo “Shandong”, pur essendo la prima portaerei cinese costruita completamente in RPC, è fondamentalmente una copia del “Liaoning”. Il “Fujian”, invece, concettualmente si avvicina alle portaerei statunitensi sebbene non abbia la propulsione nucleare – fattore che ne limita l’autonomia operativa – ma possiede, al pari delle “Ford” della U.S. Navy, le catapulte elettromagnetiche (EMALS – Electromagnetic Aircraft Launch System).

Non è chiaro se la PLAN riuscirà ad accelerare le procedure di qualificazione necessarie per certificare il “Fujian” entro un anno dalla sua entrata in servizio: la portaerei da 80mila tonnellate era stata varata nel 2023 e ha visto prove in mare effettuate con ritmo serrato, compresa la certificazione dell’EMALS, tuttavia raggiungere la piena capacità operativa significa poter effettuare tutte le missioni e svolgere tutti i compiti per i quali la nave è stata progettata, pertanto aver raggiunto la completa maturità dei sistemi di bordo, gruppo aereo imbarcato compreso. Le aspettative dei media statali cinesi sono in linea con il più ampio rafforzamento della flotta navale del Paese e con l’aumento della produzione di portaerei: la previsione della PLAN è infatti di dotarsi di nove portaerei, anche a propulsione nucleare, entro il 2035.

Ben Lewis, fondatore di PLATracker, un’organizzazione dedicata al monitoraggio delle attività e dello sviluppo militare cinese, a USNI News ha riferito che “il Fujian ha completato le prove in mare a un ritmo che suggerisce che potrebbe essere vicina o pienamente operativa entro la fine di quest’anno. Il sistema CATOBAR rappresenta un salto generazionale rispetto a qualsiasi cosa la marina cinese abbia realizzato finora, ma il ritmo delle prove suggerisce che la priorità sia rendere operativa questa capacità il prima possibile”.

Pechino sta anche lavorando alla costruzione della sua prima portaerei a propulsione nucleare, denominata Type 004. La nave, che si prevede sarà più grande del “Fujian” e di dislocamento paragonabile alle portaerei statunitensi attuali è attualmente in costruzione presso il cantiere navale Dalian Shipbuilding Industry Company.

Il “Fujian” nell’organigramma della PLAN si trova al centro del primo vero Carrier Strike Group (CSG) cinese, ovvero il gruppo da attacco imperniato su una portaerei. Secondo quanto noto, il CSG del “Fujian” sarebbe composto da un cacciatorpediniere di classe Type 055, tre di classe Type 052D, uno di classe Type 052C, una fregata di classe Type 054A e una nave da rifornimento d’altura di classe Type 901. Se così fosse, un CSG cinese avrebbe un numero di celle VLS (Vertical Launch System) pari a 384, paragonabile a quello di un classico CSG Statunitense (410) considerandolo composto da tre cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke Flight IIA/III e un incrociatore di classe Ticonderoga.

Il gruppo di volo del “Fujian” sarebbe teoricamente il primo nella storia della RPC a utilizzare un velivolo di quinta generazione – il J-35 – insieme al caccia J-15T, al J-15DT da guerra elettronica e al velivolo AEW (Airborne Early Warning) KJ-600, copia cinese del E-2 “Hawkeye” statunitense. Si ritiene che il gruppo di volo completo, comprensivo di elicotteri da ricerca e soccorso e ASW, comprenda circa 50 velivoli, a fronte dei 90 imbarcabili su una portaerei di classe “Ford”. Soprattutto il gruppo di volo imbarcato, benché abbia recentemente acquisito la capacità di guerra elettronica, manca ancora di un velivolo per il rifornimento in volo, presente invece negli stormi imbarcati della U.S. Navy. Questa carenza, oltre a limitare il raggio d’azione per le operazioni aeree, è anche indice della generale immaturità strategica della PLAN che solo negli ultimi 15 anni ha intrapreso la strada per diventare una blue water navy. Peraltro, la stessa carenza è condivisa da altre marine dotate di portaerei come quella italiana e quella britannica, sebbene vada considerato che entrambe non abbiano unità portaerei con sistema di lancio a catapulta ed entrambe basino il gruppo di volo ad ala fissa esclusivamente sugli F-35B.

La sfida posta dalla PLAN non è però rappresentata dalla singola portaerei o dal suo gruppo di volo imbarcato, ma dalla traiettoria che ha intrapreso ormai da parecchi anni: la RPC sta ormai percorrendo stabilmente la strada per dotarsi di assetti di proiezione di forza a grande distanza e capaci di operare in ambiente bellico altamente contestato. I caccia imbarcati di quinta generazione (presunta) ma soprattutto una nuova serie di droni da attacco dal disegno stealth pensati per operare da portaerei o dalle future navi portadroni come la Type 076 “Sichuan” dimostrano un radicale cambio dottrinario non più prettamente difensivo dei mari interni alla Prima Catena di Isole.

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