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Energia

Dal Nord Africa all’Asia centrale: così prende forma la nuova diplomazia energetica asiatica

L’Asia, colpita dalla chiusura di Hormuz, diversifica le forniture energetiche (Russia, Nord Africa, Usa , Australia).
petrolio

C’è chi ha incrementato gli acquisti di petrolio dalla Russia, chi ha ordinato alle proprie raffinerie di aumentare al massimo la produzione di greggio e chi, invece, valuta la ricerca di partner alternativi, soprattutto per l’approvvigionamento di gas naturale liquefatto (Gnl), molto più difficile da stoccare rispetto all’oro nero. È un momento delicato per l’Asia, alle prese con una grave crisi energetica derivante dalla guerra in Medio Oriente e alla conseguente chiusura dello Stretto di Hormuz. I Paesi della regione sono impegnati a trovare nuovi fornitori così da compensare le esportazioni di petrolio e gas provenienti dal Golfo, almeno fino a quando la diplomazia non farà il suo corso.

Se la Cina ha incrementato gli affari con Vladimir Putin, cercando di pari passo nuove sponde in Asia centrale e in Nord Africa, la Corea del Sud sta sondando l’ipotesi di ottenere greggio e nafta da Libia e Algeria. E il Giappone? Per adesso si affida alle sue scorte promuovendo un interessante modello di stoccaggio, senza tuttavia evitare ulteriori acquisti da partner politici come Stati Uniti e Australia.

Il Nord Africa nel mirino della Cina

La Cina, come detto, si sta muovendo seguendo due percorsi paralleli. Il primo porta dritto a Mosca, e quindi a gas e petrolio russi, gli stessi che da anni nutrono l’energivora economia del Dragone. Il secondo finisce invece sulle coste del Mar Mediterraneo, in Nord Africa, dove Pechino ha diversi progetti in ballo con i governi locali che potrebbero aiutarla a limitare i danni della guerra in Iran.

Come ha spiegato il South China Morning Post, il governo cinese starebbe cercando di creare un polo mediterraneo per alimentare la propria filiera dell’energia green. Un polo che comprenderebbe tre Paesi: Algeria, Marocco ed Egitto. Per quanto riguarda l’Algeria, parliamo di un membro della Belt and Road Initiative che ospita una partnership per la condivisione della produzione tra i colossi energetici Sinopec (cinese) e Sonatrach (algerina), oltre a un’unità di lavorazione della nafta da 437 milioni di dollari presso la raffineria di Arzew.

In Marocco, invece, le aziende cinesi stanno entrando nel settore delle batterie per veicoli elettrici, guidate dalla gigafactory di Kenitra di Gotion High-Tech (valore: 6,5 miliardi), mentre in Egitto il gigante asiatico ha investito 500 milioni in una fabbrica di celle solari da 5 Gw e nel primo impianto di accumulo di batterie della regione (all’interno della zona Teda-Suez).

Il blocco dello Stretto di Hormuz

Nuove rotte energetiche

Anche la Corea del Sud si muove con discrezione in Nord Africa. L’agenzia sudcoreana Yonhap ha scritto che Park Jong Han, viceministro degli Esteri per gli affari Economici di Seoul, ha avuto una serie di incontri con funzionari governativi e del settore energetico di Algeria e Libia durante la sua recentissima visita nei due Paesi.

“La National Oil Corp (colosso energetico libico ndr) ha manifestato la propria disponibilità ad allocare attivamente forniture alla Corea del Sud, a condizione che vengano rispettati determinati requisiti, come le specifiche del greggio, i tempi di consegna e la credibilità degli acquirenti”, ha affermato il ministero sudcoreano.

Park ha inoltre auspicato una più ampia cooperazione a lungo termine con i produttori petroliferi africani. Inviati sudcoreani hanno inoltre visitato il Kazakistan, l’Oman e l’Arabia Saudita, quasi in contemporanea con i funzionari cinesi che in Turkmenistan hanno portato avanti il dialogo per avviare la costruzione della quarta fase del giacimento di gas di Galkynysh.

Per quanto riguarda il Giappone, Tokyo sta al momento utilizzando le sue scorte petrolifere. Questo Paese possiede una decina di siti di stoccaggio contenenti qualcosa come 400 milioni di barili di greggio, ossia una delle più grandi riserve petrolifere del pianeta. Non solo: il governo nipponico ha fatto sapere che offrirà quasi 14 miliardi di dollari in prestiti e assistenza finanziaria ai Paesi asiatici per l’acquisto di fonti alternative di petrolio greggio e per la creazione di sistemi di stoccaggio.

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