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Politica

Israele: quel che il ministro Sa’ar dice e quel che noi non sappiamo più dire

Il ministro degli Esteri lamenta gli attacchi iraniani contro le ambasciate di Israele. Ma forse dimentica cose che noi dovremmo ricordare.
Israele

Nelle scorse ore Gideon Sa’ar, dal 2024 ministro degli Esteri di Israele nel governo guidato da Benjajin Netanyahu, ha dichiarato che l’Iran ha tentato per due volte di colpire personale israeliano negli Emirati Arabi Uniti durante l’Operazione Leone Ruggente: una volta utilizzando un drone esplosivo e una volta tramite una cellula terroristica. Dall’inizio della guerra sono stati perpetrati circa 30 attacchi e tentativi di attacco contro ambasciate e diplomatici israeliani in tutto il mondo. Solo nelle ultime settimane, si è verificato un attacco vicino alla missione israeliana in Turchia ed è stata formulata una minaccia contro l’ambasciata a Londra. “Non esiste un fenomeno di questa portata in relazione a nessun altro conflitto tra nazioni”, ha affermato Sa’ar.

Sa’ar è un politico di lungo corso. Prima dell’attuale incarico è già stato ministro della Giustizia, dell’Interno e dell’Educazione e ha persino fondato un partito, Nuova Speranza, che ha quattro seggi in Parlamento. Non è un ragazzino e non è uno che non sa quello che dice. Non è nemmeno un politico che le manda a dire. Nel maggio del 2024, per esempio: dichiarò quanto segue: “La decisione della Corte penale internazionale è la prova del fallimento delle istituzioni del diritto internazionale e rappresenta la continuazione della farsa della deliberazione sulla richiesta del Sudafrica presso la Corte internazionale di giustizia. Il paragone stesso tra il primo ministro e il ministro della difesa di Israele, uno Stato che combatte secondo le regole del diritto internazionale e si avvale di un sistema giudiziario indipendente, e i jihadisti di Hamas è scandaloso. Si tratta di mosse volte a ledere il diritto di Israele – lo Stato più minacciato e attaccato al mondo – all’autodifesa, un diritto sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. A guidare queste manovre, il cui obiettivo è quello di immobilizzare Israele, è l’Autorità Palestinese guidata da Abu Mazen”.

A mettere a confronto le dichiarazioni e le prese di posizione di Sa’ar dovremmo pensare che Israele , “lo Stato più attaccato al mondo”, “combatte secondo le regole del diritto internazionale” mentre l’Iran, Stato canaglia, vigliaccamente cerca di colpire i diplomatici in misura tale da poter dire che non esiste “un fenomeno di questo portata in relazione a nessun conflitto tra nazioni”.

Gli attacchi del Paese “più attaccato al mondo”

Certo, sarebbe bello se fosse così. Sapremmo con certezza con chi prendercela. Peccato che le cose sia assai più sfumate. Cercare di colpire i diplomatici, ovvero le figure che in qualunque conflitto dovrebbero essere rispettate e protette, è un atto esecrabile. L’Iran deve essere condannato per questo. Ma attaccare militarmente due volte in un anno, come ha fatto Israele, un Paese certamente ostile come l’Iran, ma che chiaramente non possiede la bomba atomica che viene addotta come ragione principale per l’attacco, è invece un atto legittimo? Che differenza sostanziale c’è tra l’attuale guerra contro l’Iran, l’invasione anglo-americana dell’Iraq del 20023 (anche lì si parlava delle “armi di distruzione di massa” di Saddam Hussein…) e l’invasione russa dell’Ucraina? Secondo noi nessuna, mentre c’è un’evidentissima similitudine: in tutti e tre i casi c’è stata una guerra preventiva (di Israele, di Usa e Regno Unito e della Russia) motivata con più o meno fraudolente ragioni di sicurezza nazionale. Nel caso specifico di Israele e Iran, vale la pena ricordare a Sa’ar che il suo capo di Governo, Benjamin Netanyahu, cominciò a parlare di “Iran a un passo dalla bomba” già durante il suo primo premierato, nel 1996: trent’anni fa tondi tondi, trent’anni in cui l’Iran, in realtà, non è mai stato vicino a possedere l’ordigno atomico.

Ma torniamo alla questione degli ambasciatori e dei diplomatici israeliani minacciati. Come abbiamo già detto, una schifezza. Ma ammazzare gli scienziati iraniani è stato invece bello? E bombardare gli ospedali, i centri di ricerca medica (come l’Istituto Pasteur di Teheran) e le università iraniane? E quante vittime civili hanno fatto, in Iran, i bombardamenti israeliani in questo “conflitto tra nazioni” (peraltro mai preceduto da una dichiarazione ufficiale di guerra)? Non è straordinario che, a fronte di tutto questo, il ministro Sa’ar si lamenti se gli iraniani non seguono proprio tutte le regole dei duelli ottocenteschi?

Non solo. Il ministro Sa’ar rappresenta lo Stato di Israele nel mondo e lo definisce “il più attaccato al mondo”. Dal 1948 a oggi Israele è stato indubbiamente attaccato molte volte, sia con guerre tradizionali sia con il terrorismo, e ha a sua volta attaccato altri. Ma negli ultimi tre anni Israele ha bombardato 7 Paesi (Iran, Siria, Libano, Qatar, Yemen, Iraq, Palestina), oppure 8 se consideriamo Gaza e la Cisgiordania come entità separate, compiendo stragi efferate come a Gaza (decine di migliaia di donne e bambini uccisi, dalle bombe, ogni infrastruttura civile rasa al suolo, gli aiuti bloccati e quindi altri morti per gli stenti o la. mancanza di cure) o in Libano, colpendo Paesi neutrali e che anzi, come il Qatar, facevano funzione di mediatori tra Israele e Hamas, oppure Paesi come la Siria, che non aveva mosso un dito per minacciare lo Stato ebraico e ha subito l’ennesima guerra preventiva. Aggiungiamo, poi, che alcuni di questi Paesi, come la Siria e il Libano e l’entità statale della Palestina, sono stati nel tempo invasi e privati del controllo su parti importanti del proprio territorio: in Siria le truppe israeliane sono arrivate a pochi chilometri dalla capitale Damasco.

Tutto questo il ministro Sa’ar lo chiama “il diritto di Israele all’autodifesa”. E per sostenere questa favola tira addirittura in ballo le Nazioni Unite, dove l’alleato Usa ha bloccato con il veto un’ottantina (tutte tranne una) di risoluzioni di critica alle azioni dello Stato di Israele. Quelle stesse Nazioni Unite da lui definite “un pozzo nero di antisemitismo” e “ossessionate dal pregiudizio anti-ebraico”. Sa’ar, a ben vedere, non fa altro che il proprio mestiere. Siamo noi che non facciamo il nostro, quando smettiamo di distinguere tra il diritto di Israele a esistere e il diritto di Israele a fare ciò che vuole.

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