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Società

“Senigallia, luce dell’Adriatico”: la storia di una città marchigiana è anche quella di tutta Italia

Senigallia è una terra di confine. Tra terra e mare, per la precisione quel Mare Adriatico che è stato nella storia uno spazio di delimitazione tra due polmoni della civiltà europea, Italia e Balcani; tra le province di Pesaro-Urbino e...

Senigallia è una terra di confine. Tra terra e mare, per la precisione quel Mare Adriatico che è stato nella storia uno spazio di delimitazione tra due polmoni della civiltà europea, Italia e Balcani; tra le province di Pesaro-Urbino e Ancona sul piano amministrativo, ma più strutturalmente tra l’Italia dei dialetti di origine gallica e quella delle parlate medio-italiche, a testimonianza di un antico retaggio di dominazioni e crocevia di popoli; soprattutto, tra storia e modernità, tra presente e passato.

Senigallia, che Niccolò Machiavelli, raccontando le gesta del Duca Valentino, descriveva come una città che “da questa radice de’ monti si discosta poco più che il tirare d’uno arco, e da la marina è distante meno d’uno miglio”, è un centro dalla storia antica e dalla modernità intensa e frenetica che ha visto passare sul suo territorio grandi protagonisti di ogni epoca: l’ex Sena Gallica il cui mare fu teatro della battaglia del 551 tra bizantini e Goti e che vide passare sotto le sue mura i Malatesta, Cesare Borgia e i Della Rovere e nell’ultimo secolo è stato un polo industriale e turistico è raccontata iconograficamente nel volume “Senigallia, luce dell’Adriatico” di Lorenzo Cicconi Massi, pubblicato dalla casa editrice emuse e strutturato come “guida sentimentale” della città marchigiana, a suo modo paradigma di un’Italia dai mille campanili e dalle molte periferie e province che sono state tutte, a turno, centro. Così sono le Marche, terra policentrica e in perenne pendolo tra il suo passato e il suo futuro, una regione che ha scelto di non strappare dal suo passato abbracciando la modernità, condividendo artigianato, turismo e cultura locale come strumenti di apertura al mondo.

Cicconi Massi realizza un racconto fotografico della città sulle rive del Misa, in cui convivono le scene di quotidianità, della vita lenta del centro e del legame col mare all’eredità di una storia che ha lasciato monumenti di ogni tipo anche in questo centro di poco più di 40mila abitanti, ben elencati nella prefazione di Massimo Raffaeli: “la Rocca roveresca di rimpetto a Palazzo del Duca che in essa si specchia e ne riscatta la mole massiccia, il senso di clausura medievale; la Piazza del Duomo, in uno degli scatti più felici e inventivi, popolata di figure prese a decalcomania, come in un imprevisto quadro di Magritte; la Chiesa della Croce, scrigno misterioso di legno e di oro cui la foto dà profondità prospettica puntando la meravigliosa pala di Federico Barocci, Sepoltura di Cristo, che si accampa nell’abside”.

Un racconto iconografico ed umano che permette di aprire uno spaccato su un centro che custodisce una storia ed è riuscito, come altre città di provincia del Paese, a sottrarsi all’anonimato che molto spesso interessa i borghi della periferia di altri Paesi. In Italia, il viaggio umano e sentimentale attraverso il territorio nazionale permette di assaporare i frutti di una ricchezza culturale figlia sì della lunga e plurisecolare divisione del Paese ma anche latrice di una valorizzazione del genius loci di ogni terra. Capace di essere un piccolo centro portatore di una storia ricca. Così è per Senigallia. A suo modo, metafora dell’Italia intera.

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