Il 14 aprile 2026 è stato un giorno critico per Giorgia Meloni, finita sotto il fuoco di Donald Trump per la sua indisponibilità a sostenere gli Usa nella loro recente guerra all’Iran e attaccata dal tycoon in un colloquio con il Corriere della Sera. Per capire gli scenari che attendono la premier, InsideOver ha chiesto l’opinione del politologo Lorenzo Castellani, ricercatore e docente di storia delle istituzioni politiche presso la Luiss Guido Carli di Roma
L’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni rappresenta uno spiazzamento politico significativo: come può la Presidente del Consiglio gestirlo in modo strategico e quali rischi e opportunità comporta, sia sul piano interno che nei rapporti con gli alleati occidentali?
Meloni dovrebbe dire che gli Stati Uniti d’America restano il nostro migliore alleato, ma che sbagliano nell’attaccare a tutto braccio gli alleati NATO e il Papa. Soprattutto dopo che Trump si è lanciato in una guerra senza coinvolgere gli alleati storici e che oggi sembra avere poca sostanza strategica. La guerra contro il regime iraniano è moralmente e politicamente giusta, ma modi e mezzi sono sbagliati.
In generale, la sinergia con Trump ha portato più benefici o rischi per Meloni? Quanto è realistica l’ipotesi, in tal senso, che alcuni scivoloni politici come la sconfitta al Referendum della Giustizia siano legati anche a un rigetto dell’elettorato per la linea dell’esecutivo?
Non legherei il risultato del referendum a questioni di politica internazionale. Meloni avrebbe perso lo stesso. Tuttavia, la premier ha beneficiato sul piano politico e comunicativo del buon rapporto con Trump fino all’autunno scorso. Dopodiché la strada si è fatta sempre più stretta, fino alla difficoltà di mantenere una alleanza politica oggi.
Quanto è sostenibile, per l’Italia, una linea che tenga insieme sovranismo retorico e pieno ancoraggio a Unione Europea e NATO?
Il sovranismo è una fantasia, al massimo si può cercare un minimo di indipendenza nella linea politica. Tuttavia, l’Italia non può fare battaglie dure con UE e NATO perché ne é dipendente. Però può dire agli alleati: state esagerando o sbagliando alcune mosse.
Negli ultimi mesi diversi alleati politici di Trump hanno subito battute d’arresto elettorali in Europa e nel mondo occidentale. Da ultimo Viktor Orban. Quanto questo indebolisce il progetto delle destre in cui Meloni ha scommesso?
Il problema è più concreto: se Trump mette a repentaglio economia e sicurezza energetica si crea un problema per il rapporto con gli elettori. Vale per i leader europei tutti, ancora di più per chi contava un buon rapporto con Trump. Che benefici produce oggi quell’alleanza acritica per i cittadini? Difficile difenderla senza prendere qualche distanza.
L’Italia può ancora ambire a una posizione di equilibrio tra Europa, Stati Uniti e una più ampia idea di “Occidente”?
In questa fase è molto difficile. Esiste ancora l’Occidente? Tra Stati Uniti, Israele ed Europa oggi c’è una distanza che si allarga. Sono alleanze che vanno ripensate, non sciolte o distrutte, ma reimpostate su parametri diversi.
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