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Guerra

ESCLUSIVO – Parla Youssef Rajji, ministro degli Esteri del Libano: “A Hezbollah interessa solo il bene dell’Iran”

"Il popolo libanese soffre una guerra che non voleva", dice Rajji, "Hezbollah non vuole il bene dei libanesi ma soltanto quello dell’Iran".
libano

La tregua che sempre più faticosamente sta resistendo fra Stati Uniti ed Iran, non è mai stata applicata in Libano che ha visto invece un aumento della violenza. Israele ha intensificato le operazioni militari contro i miliziani sciiti filo iraniani di Hezbollah, colpendo con l’aviazione tutto il Sud fino al fiume Litani, la valle della Bekaa e soprattutto la capitale Beirut che ha visto i peggiori attacchi dall’inizio del conflitto. In un solo giorno ben cinque quartieri sono stati bombardati contemporaneamente provocando circa 300 vittime ed oltre 1.200 feriti, sia nelle aree a maggioranza sciita controllati da Hezbollah, che nei quartieri a maggioranza cristiana, una parte della società libanese che non è minimamente coinvolta nella guerra. Oggi nel Paese dei Cedri non esiste un luogo sicuro e Tel Aviv sta continuando a colpire ed ad avanzare nel Sud. L’ultima conquista simbolica è stato lo stadio di Bint Jbeil, dove nel 2000 l’allora leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ucciso dagli israeliani, pronunciò il discorso di vittoria dopo il ritiro dell’IDF dal Libano meridionale. Qui Nasrallah, fondatore del Partito di Dio, aveva definito Tel Aviv come più debole di una ragnatela, rilanciando l’idea di una vittoria finale. Negli scontri per la conquista di questa località l’esercito israeliano ha dichiarato di aver ucciso oltre 100 terroristi sia in scontri a terra che negli attacchi aerei e di aver conquistato e distrutto centinaia di pezzi di equipaggiamento bellico.

Sul campo la guerra va avanti, ma a Washington martedì si aprirà un tavolo, fortemente voluto dall’amministrazione di Donald Trump, fra Israele e Libano, a cui però non parteciperà Hezbollah. Youssef Rajji è il ministro degli Esteri libanese da poco più di un anno e dal suo insediamento ha sempre affrontato una situazione estremamente complicata. Vanta un lungo passato da diplomatico presso l’Unione Europea, le Nazioni Unite e negli ultimi cinque anni in Giordania. “La situazione in Libano è molto complicata e la prima vittima è sempre la popolazione civile che viene colpita indiscriminatamente. Il presidente Joseph Aoun si è appellato a tutto il mondo per aiutare il nostro paese, anche il Vaticano ha lavorato per cercare di ottenere una tregua. Ci siederemo al tavolo con Israele per trovare un accordo che possa garantire una pace duratura fra le nostre nazioni, il Medio Oriente ha sofferto troppo ed il Libano è un vaso di coccio fra vasi di ferro.”

Hezbollah più armato e organizzato dell’esercito

Youssef Rajji conosce profondamente le complesse dinamiche che governano questa area turbolenta e non si aspetta miracoli dal meeting programmato a Washington, soprattutto perché i deputati e gli aderenti di Hezbollah stanno protestando per questa mossa del governo di Beirut. “Tutti i parlamentari sciiti (blocco politico formato da Hezbollah e Amal, ndr) sono scesi in strada per protestare contro il nostro tentativo di mettere fine alla guerra ed i loro sostenitori ci hanno accusato di essere al servizio di Israele e di aver tradito la Costituzione. Il Premier Salam e tutto il governo sono al servizio del popolo libanese, che sta soffrendo una guerra che non voleva. Hezbollah dimostra di non volere il bene della popolazione, ma soltanto quello dell’Iran.

Il ministro della Difesa rilancerà il progetto, lanciato l’estate scorsa, per disarmare i miliziani sciiti, ma serve tempo perché l’esercito nazionale si sta formando soltanto adesso. Per molti anni la politica ha voluto mantenere l’esercito libanese debole per scelta, questo per non avere nessun freno alla violenza delle milizie dei partiti politici. In questa situazione Hezbollah si è sostituita alla forza legalizzata ed oggi sono meglio armati ed organizzati di tutti gli altri. Nessuno conosce nemmeno il numero esatto di combattenti che formano le milizie filo-iraniane, ma con l’aiuto internazionale, compreso quello dei caschi blu della missione Unifil delle Nazioni Unite, riusciremo a ristabilire l’ordine. Il fallimento, almeno apparente, dei colloqui di pace di Islamabad indebolisce molto la nostra posizione ed Israele potrebbe tirasi indietro da un momento all’altro, ma noi faremo tutto il possibile per dare un futuro al Libano, la nazione che amiamo e che ha un immediato bisogno di pace.”

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