Un patibolo improvvisato, uomini in ginocchio con i sacchi in testa e una figura in mimetica che tira una catena. Le immagini arrivate dal centro di Berlino, (Alexanderplatz, mercoledì 8 aprile), hanno fatto il giro della città e del web, scatenando un’ondata di sdegno in tutta la Germania. Ora la polizia berlinese e la Senatsinnenverwaltung (il dipartimento dell’Interno del Senato) hanno deciso di intervenire con il pugno duro, inasprendo le regole per le manifestazioni definite «ostili a Israele».
La nuova direttiva vieta esplicitamente durante i cortei la messa in scena di esecuzioni pubbliche, la simulazione di uccisioni, l’atto di legare o immobilizzare persone e l’utilizzo di oggetti che possano dare l’impressione di una morte imminente. «Si tratta di un adattamento rapido e flessibile che tiene conto in modo proporzionato delle mutate condizioni nelle manifestazioni», ha dichiarato venerdì sera il portavoce della polizia Florian Nath alla Berliner Zeitung.
La «scena» che ha scosso la capitale
Tutto nasce da quanto accaduto mercoledì scorso proprio nella piazza centrale della città. Durante una manifestazione filopalestinese, quattro uomini vestiti da detenuti, con i sacchi sulla testa, sono stati posizionati sotto un patibolo improvvisato. Accanto a loro, un uomo in mimetica stringeva una catena al collo di un altro manifestante inginocchiato a terra, spingendolo ripetutamente verso il basso. La scena, accuratamente organizzata con nastri di delimitazione e steward che impedivano ai passanti di avvicinarsi, è stata ripresa in un video pubblicato dalla Berliner Zeitung.
Nuove regole già in vigore
Le nuove regole, entrate in vigore già da venerdì pomeriggio, vietano esplicitamente la pubblica «Nachstellen von Tötungshandlungen jeglicher Art» (ricostruzione di atti di uccisione di qualunque tipo), il legare o immobilizzare persone in contesti che simulino violenze o esecuzioni, il trasporto di oggetti che suggeriscano un’imminente uccisione e qualsiasi rappresentazione scenica che riproduca lo svolgimento di una condanna a morte.
Le disposizioni sono state applicate durante la manifestazione svoltasi davanti al Rotes Rathaus (il municipio rosso, sede del sindaco Kai Wegner) intitolata «Hände weg vom Iran!» («Giù le mani dall’Iran!»), nel corso della quale sono stati urlati slogan come «Kindermörder Israel» («Israele assassino di bambini») e sono comparsi cartelli con l’immagine del defunto leader religioso iraniano Ali Khamenei.
È un filo ipocrita indignarsi tanto per queste scene forti (indubbiamente crude e provocatorie) messe in scena ad Alexanderplatz, mentre assitiamo in diretta televisiva e sui social a immagini ben più raccapriccianti provenienti da Gaza: bambini estratti dalle macerie, famiglie intere cancellate sotto i bombardamenti, corpi straziati, fame usata come arma, e un bilancio di decine di migliaia di morti civili, tra cui migliaia di minori. Simulare un’esecuzione con sacchi in testa e catene può essere di pessimo gusto e “borderline” rispetto alle regole di una manifestazione, ma fingere che questo sia il vero scandalo morale, mentre si minimizza, come accade spesso in Germania, ciò che sta accadendo a Gaza – spesso definito da esperti, relatori Onu e organizzazioni internazionali come un genocidio – rivela una doppia morale piuttosto evidente.ù
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