Domenica, l’Union Berlino, un club della prima divisione tedesca di calcio maschile, ha compiuto una scelta storica: dopo aver esonerato l’allenatore Steffen Baumgart, ha nominato al suo posto Marie-Louise Eta. Si tratta della prima donna a sedersi sulla panchina di una squadra maschile in uno dei cinque principali campionati di calcio a livello mondiale.
Originaria di Dresda, Eta è stata una calciatrice per varie squadre tedesche e ha anche giocato numerose partite con le nazionali giovanili, ma ha abbandonato la carriera agonistica nel 2018, appena 26enne. Oggi ha 34 anni, ma ha già alle spalle una lunga esperienza da allenatrice: fino al 2023 ha allenato le selezioni giovanili femminili della Germania, per poi iniziare a lavorare nell’Union Berlino.
Il suo nome ha iniziato a circolare nel calcio maschile nel 2023, quando il club berlinese l’ha scelta come assistente dell’allenatore Marco Grote, diventando la prima donna a rivestire questo ruolo sia nel campionato tedesco che nella Champions League. Eta è stata confermata anche dal successore di Grote, Nenad Bjelica, e nel 2024 lo aveva dovuto sostituire in panchina per tre partite, a causa di una squalifica del tecnico. In questo modo, aveva stabilito un ulteriore primato: quello di prima donna sulla panchina di un club maschile in Bundesliga, sebbene solo pro tempore.
Le donne allenatrici nel calcio maschile
Il piano dell’Union Berlino era di nominare Marie-Louise Eta allenatrice della squadra maggiore femminile in estate, ma i recenti risultati dei maschi hanno convinto il club ad affidarle questo incarico per le ultime partite della stagione. Una mossa che è tutt’altro che di facciata: Eta è ormai una figura di riferimento all’interno della squadra maschile dell’Union, e da tre anni è in possesso del patentino UEFA Pro, il più alto riconoscimento in Europa nel settore degli allenatori.
Il suo caso è dunque differente da quello di Carolina Morace, che nel 1999 allenò per pochi mesi la Viterbese, in Serie C1, diventando la prima donna a guidare un club maschile professionistico. L’attuale europarlamentare del Movimento 5 Stelle, in passato calciatrice di fama internazionale, fu scelta dal proprietario del club, Luciano Gaucci, più per ragioni mediatiche che per reale fiducia nelle sue capacità. Dopo appena due partite, Guacci licenziò due storici collaboratori di Morace, il preparatore atletico Luigi Perrone e la vice Betty Bavagnoli, portando alle dimissioni dell’allenatrice. Morace proseguì la sua carriera in panchina in ambito femminile, guidando vari club in Italia, la Nazionale canadese e, prima dell’ingresso in politica, le London City Lionesses.
In Francia, tra il 2014 e il 2017 Corinne Diacre ha guidato la squadra maschile del Clermont Foot, in seconda divisione, ottenendo dei buoni risultati e passando poi alla guida della Francia femminile. In Germania c’è poi Sabrina Wittmann, classe 1991 come Eta, che dal maggio del 2024 allena l’Ingolstadt, nella terza serie.
L’eccezionalità del contesto tedesco
I casi di donne che allenano squadre maschili stanno diventando più frequenti, ma restano ancora molto rari. L’arrivo di Marie-Louise Eta su una panchina della Bundesliga, la massima serie tedesca, è però dovuto in gran parte a un contesto del tutto eccezionale e praticamente unico in Europa. In Germania, tradizionalmente i club di calcio non hanno un proprietario unico, ma la maggioranza delle quote è detenuta dai soci, cioé dai tifosi più attivi, che hanno dunque grande infuenza nelle decisioni societarie.
Il fatto che l’ambiente del tifo tedesco sia anche piuttosto progressista rende molto più facile che possano essere compiute scelte manageriali in controtendenza, senza curarsi di molti stereotipi legati, per esempio, al genere. In particolare, l’Union Berlino è una delle poche società professionistiche in Europa a essere al 100% controllata dai tifosi, cosa che la rende ancora più unica nel panorama internazionale. Sono queste condizioni ad avere creato un terreno fertile per la graduale ascesa di Eta nel club berlinese, ma è difficile immaginarsi qualcosa di simile a breve in un altro Paese.
Basti pensare che, in Italia, nella Serie A femminile di questa stagione c’è una sola allenatrice su dodici squadre presenti nel campionato: l’olandese Suzanne Bakker, nel Milan. All’estero le cose sono leggermente migliori, ma in generale anche nel calcio femminile le donne sono fortemente sotto-rappresentate nei ruoli tecnici. Anche per questo, a fine marzo la FIFA ha stabilito che negli staff delle selezioni nazionali partecipanti alle competizioni da essa organizzate dovranno esserci almeno due donne, di cui una dovrà essere allenatrice o assistente. In quest’ottica, la Nazionale italiana è già allineata alle regole FIFA, dato che la vice del ct Andrea Soncin è l’ex calciatrice Viviana Schiavi.
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