Siete spaventati per il costo della benzina di oltre 2 euro al litro? Sappiate che nel momento in cui scriviamo c’è un posto, in Asia, dove è quasi il doppio nonché il più caro del mondo: più di 3,50 euro al litro. Siamo a Hong Kong e qui la situazione è drammatica.
In realtà, ancor prima che scoppiasse la guerra in Iran, il costo del carburante nella regione amministrativa speciale cinese era in costante crescita. L’escalation militare nel Golfo e l’effettiva chiusura dello Stretto di Hormuz, una rotta marittima cruciale per il trasporto di petrolio e gas – soprattutto verso il continente asiatico – hanno dato il colpo decisivo. Certo, i proprietari di auto private nell’ex colonia britannica sono solo l’8,4% dei 7,5 milioni di abitanti della metropoli. Allo stesso tempo, i prezzi alle stelle della benzina rischiano di alimentare l’inflazione e aumentare i costi della logistica con ripercussioni a catena in tanti altri settori.
L’approvvigionamento energetico di Hong Kong è garantito grazie alla Cina, visto che quasi l’80% dei suoi prodotti petroliferi arriva dalla Mainland. Il governo locale ha tuttavia varato misure emergenziali, come i sussidi al diesel e i tagli ai pedaggi.

Cosa succede a Hong Kong
Il governo, come detto, ha varato sussidi di due mesi pari a 3 dollari di Hong Kong (0,38 dollari statunitensi) al litro per il gasolio destinato a veicoli pubblici e commerciali, imbarcazioni e industrie correlate, oltre ad aver ridotto del 50% i pedaggi autostradali per autobus, minibus, taxi e veicoli per il trasporto merci. “Grazie al forte sostegno della madrepatria, Hong Kong è riuscita a mantenere una fornitura energetica stabile nonostante le carenze energetiche che hanno colpito molte regioni e città del mondo”, ha aggiunto il governo cittadino riferendosi alla Cina continentale. Se c’è l’ancora di Pechino, allora dov’è il problema?
Semplice: la forte dipendenza dalle importazioni di carburante in un contesto di prezzi elevatissimi ha messo sotto pressione i trasporti, la logistica, la pesca, persino le lavanderie e tanti altri settori, minacciando i mezzi di sussistenza locali. Negli ultimi giorni, non a caso, i media hongkonghesi hanno scritto che un numero crescente di automobilisti preferisce fare rifornimento nella Cina continentale, dove la benzina può costare fino a un terzo rispetto a Hong Kong.
Come se non bastasse, anche con gli sconti fare rifornimento a Hong Kong costa almeno il 15% in più del periodo pre guerra in Iran: un bel problema visto che qui i prezzi del carburante partono da livelli piuttosto elevati e che un aumento del genere pesa sui redditi medi dei residenti.
Prezzi del carburante alle stelle
Come ha sottolineato la Cnn, i prezzi altissimi della benzina, insieme alle tariffe di parcheggio astronomiche e alle elevate spese di immatricolazione, rendono il possesso di un’auto a Hong Kong uno dei più bassi tra le principali città globali e le economie più ricche. La guerra in Iran ha ulteriormente complicato uno scenario di per sé complesso.
Afp ha intanto riferito che la città ha iniziato ad assistere a un “forte aumento” del commercio illegale di carburante. I funzionari dei vigili del fuoco hanno osservato un “forte aumento delle denunce” relative ad attività di rifornimento illecite, ricevendone 154 a marzo, circa il 40% in più rispetto alla media dei due mesi precedenti, mentre le autorità doganali, sempre a marzo, hanno sequestrato quasi 19.500 litri di “carburante illegale”, più di quanto fatto a gennaio e febbraio messi insieme.
Gli analisti hanno avvertito che l’impennata dei supplementi per il trasporto merci e i costi occulti dei derivati del petrolio – che vanno dalle calze ai fertilizzanti agricoli – faranno inevitabilmente salire l’indice dei prezzi al consumo e potrebbero persino causare la temutissima stagflazione. Hong Kong trattiene il fiato e spera che tutto passi in fretta.

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