La società tedesca sta cambiando profondamente. Da storico centro nevralgico del continente e “locomotiva d’Europa”, la Germania si sta trasformando, sotto la spinta di una crisi economica prolungata – aggravata dalla rinuncia al gas russo a basso costo -, in un Paese sempre più militarista, controllato e attraversato da pulsioni autoritarie. Nel prossimo futuro, in Germania, chi è schedato come «estremista» dal Bundesamt für Verfassungsschutz (BfV), ovvero l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione, il servizio di intelligence interno (inlandsnachrichtendienst) di Berlino, rischia di vedersi negato l’acquisto di una casa o di un terreno.
Non è fantascienza distopica, ma la sostanza di un disegno di legge del ministero federale per l’Edilizia guidato dalla socialdemocratica Verena Hubertz (Spd), anticipato oggi Ostdeutsche Allgemeine Zeitung (Oaz). Il Referentenentwurf – il testo preparatorio della riforma del codice edilizio (Baugesetzbuch) – contiene un passaggio politicamente esplosivo: i Comuni potranno esercitare un diritto di prelazione (Vorkaufsrecht) per impedire che immobili finiscano in mani considerate pericolose per la «coesione sociale». Le categorie a rischio sono esplicitamente indicate: criminalità organizzata e «sforzi estremistici motivati da destra, sinistra o da motivi religiosi».
“No ai quartieri comandati dagli estremisti”
L’obiettivo dichiarato è contrastare la cosiddetta Raumnahmestrategie, ovvero la strategia di conquista del territorio con cui gruppi estremisti acquistano sistematicamente proprietà per creare zone sotto il loro controllo. Nel documento il ministero fa esplicito riferimento alle tattiche dell’estrema destra, citando come esempi il quartiere Dortmund-Dorstfeld in Renania Settentrionale-Vestfalia e il piccolo villaggio di Jamel in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove militanti neonazisti hanno comprato case e terreni per realizzare quelle che definiscono «zone liberate nazionali».
Il meccanismo previsto è strutturato in due fasi distinte. In un primo momento il Comune dovrà accertare che l’area interessata sia già colpita o minacciata da fenomeni di criminalità organizzata o estremismo. Per dimostrarlo potrà utilizzare dati di polizia sulla criminalità, statistiche sugli immobili vuoti, informazioni dell’anagrafe e segni visibili come graffiti, striscioni o manifesti di matrice estremista. Il testo ministeriale precisa però che una semplice percezione di pericolo non è sufficiente: servono elementi concreti. Una volta stabilito che la zona è a rischio, scatta la seconda fase.
Libertà a rischio
Il Comune dovrà inoltre dimostrare che l’acquirente specifico favorisce strutture criminali o sostiene in modo deciso attività ostili alla Costituzione. A questo scopo le amministrazioni locali potranno accedere alle informazioni fornite dal Verfassungsschutz e dalle forze di polizia. L’Ostdeutsche Allgemeine Zeitung sottolinea che non si tratta di un divieto personale assoluto di acquisto. Chi viene bloccato in un determinato quartiere potrà comunque comprare immobili altrove, anche nello stesso Comune, purché in aree non considerate a rischio.
C’è tuttavia un problema: l’eventuale applicabilità di questa controversa legge, che lascia sin troppa discrezionalità ai Comuni. Non a caso, osserva il giornale tedesco, questi ultimi si troverebbero a utilizzare rapporti di intelligence per decidere su compravendite private, una prassi senza precedenti nella storia amministrativa tedesca. E forse anche della storia recente del Vecchio Continente.
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