Il risveglio delle medie potenze continua? Il Canada del primo ministro Mark Carney, da diversi mesi sugli scudi per la spinta a cercare margini di disaccoppiamento dalla dipendenza sugli Stati Uniti, sta facendo lobbying per unirsi al Global Combat Air Program, il progetto di caccia di sesta generazione guidato da Italia (con Leonardo), Regno Unito (Bae) e Giappone (Mitsubishi Heavy Industries) tramite il consorzio Edgewing che giusto la settimana scorsa ha visto il primo contratto internazionale da 790 milioni di euro andare in scena.
Lo riporta il Financial Times, sottolineando come i funzionari del governo canadese stiano spingendo per dare a Ottawa il ruolo di osservatore nel progetto, per poi valutare un’unione dello Stato del Commonwealth al progetto come sostenitore dell’innovazione tecnologica insita nel Gcap o come utilizzatore nelle sue forze aeree. Ad oggi il Canada utilizza e co-produce l’F-35 americano e sta valutando progetti come il nuovo Gripen svedese, anche nell’ottica di realizzarlo nelle sue fabbriche.
Perché il Canada punta il Gcap e le sfide che il caccia deve affrontare
Carney alimenta il progetto di rafforzamento dell’esercito e dell’aviazione canadesi con sostegno politico e fondi e rispetto a molte potenze occidentali inverte il termine degli addendi, presentando il valore economico dell’industria della difesa come centrale nel quadro della re-industrializzazione del Paese. Il Ft riporta come “altamente probabile” l’adesione del Canada al progetto Gcap. Il lungo decennio che andrà fino alla fine del 2035, quando la prima unità del caccia “Tempest” dovrebbe volare, sarà critico: bisognerà gestire una complessa catena di fornitori transnazionale e un progetto aeronautico di portata mondiale; si dovrà integrare la corsa al Gcap in intensi progetti di rafforzamento degli apparati militari da parte dei Paesi partner; si necessiterà di guardare con attenzione a tutti i possibili nuovi ingressi, valutandone coerenza con gli obiettivi geopolitici delle potenze coinvolte.
In tal senso, l’asset chiave da valutare resta l’effettiva volontà dell’Anglosfera di puntare sull’alleanza con i partner europei per l’industria della Difesa. Il Canada è stato incluso nelle nazioni coinvolgibili nei progetti del programma Safe di riarmo europeo e questo potrebbe apparire un elemento di coerenza sostanziale anche per spingere l’assenso italiano.
Carney perora l’asse delle medie potenze e anche il primo ministro britannico Keir Starmer sottolinea una sostanziale involuzione della relazione speciale Usa-Regno Unito. I Paesi dell’Unione Europea, inoltre, hanno siglato un patto ambizioso con l’Australia per rafforzare la cooperazione economica e securitaria.
Il Gcap alla prova dell’Anglosfera
L’inclusione del Canada nel Gcap darebbe, da un lato, l’opportunità al progetto di diventare un’inedita alleanza tricontinentale capace di saldare definitivamente l’integrazione tra gli assetti per la sicurezza geopolitica dell’area euroatlantica e quelli dello spazio strategico del Pacifico in maniera indipendente dagli Usa. Sarebbe, dunque, un importante esercizio di sovranità delle medie potenze.
Dall’altro, però, aumenterebbe notevolmente l’esposizione del progetto alla stessa Anglosfera, con la possibile volatilità che ciò rischierebbe di causare qualora in futuro i venti a Washington cambiasse e a Donald Trump subentrasse un presidente (e un’amministrazione) desideroso di ricostituire i ponti con la prima fascia di alleanze della superpotenza, che resta quella con gli English-speaking people, come li definiva Winston Churchill.
Nei prossimi anni si farà sul serio e l’Italia ha già piazzato previsioni di spesa per 18,6 miliardi di euro: il programma deve proseguire senza essere fermato da sirene esterne o problemi industriali o politici per decollare come integratore di sistema strategico e abilitatore di sicurezza e sovranità, diventando molto più di un aereo. Il commitment di potenze come il Canada mostra la vitalità del progetto ma deve essere testato come duraturo e non dipendente dall’era trumpiana per poter diventare partecipazione strutturale a un piano dirompente.
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