Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato un post Instagram, dopo un ampio articolo sul sito, sul caso di Hartmut Ebbing, ex deputato del Partito liberal-democratico tedesco e storico sostenitore di Israele in Germania. Ebbing, che ha ricoperto a lungo il ruolo di tesoriere della principale organizzazione pro-israeliana e pro-sionista tedesca, è stato condannato per reati gravissimi legati ad abusi sessuali su minori. Tra le vittime, anche il figlio della suo compagna, un bambino di 7 anni. L’ex deputato aveva chiesto e ottenuto dal tribunale tedesco che il procedimento si svolgesse a porte chiuse, perché un processo pubblico, secondo la sua difesa, avrebbe potuto danneggiare i rapporti tra Germania e Israele. Il caso ha destato l’attenzione dei media di tutto il mondo, quella di InsideOver compresa.
Ebbene, a commento del nostro post è arrivato anche un attacco che ci definisce “antisemiti nazisti” e “ossessionati” da Israele. Nulla di drammatico, succede. Però… La prima osservazione è che nessuna contestazione viene mossa al nostro racconto dei fatti. Nessuna accusa di aver esagerato o di aver anche solo minimamente falsificato le notizie. Cosa che non poteva succedere perché tutto quanto abbiamo raccontato è vero e il modo in cui l’abbiamo raccontato è quello corretto. Il che rende impossibile sostenere qualunque tesi di un partito preso antisemita.
Quel che più ci interessa, però, è quella strana idea che siamo “ossessionati” da Israele. Ossessionati noi? Gli articoli e l’attenzione che InsideOver dedica a Israele non è eccezionale ma normale. InsideOver, fin dalla nascita si occupa di esteri e di geopolitica. Se si facesse il confronto con gli articoli dedicati a Israele e alle azioni del suo Governo nelle pagine esteri dei grandi quotidiani italiani, dalla Stampa al Corriere a Repubblica, si vedrebbe che siamo assolutamente in proporzione. E se poi facessimo il confronto con i quotidiani di altri Paesi, vedremmo che siamo addirittura indietro.
Questo per quel che riguarda la “quantità”. Ma veniamo alla “qualità”. Elenchiamo qui di seguito alcune caratteristiche dello Stato di Israele oggi:
È lo Stato che il 7 ottobre del 2023 ha subito uno spaventoso attacco terroristico da parte di Hamas, con l’uccisione di 1.200 persone, in grandissima parte civili.
È lo Stato che ha reagito alla strage con due anni di operazioni militari a Gaza che hanno avuto, come riconosciuto anche dall’Onu, le caratteristiche di un genocidio (e noi abbiamo portato gli studi a conferma: almeno qui. qui e qui, con testimonianze scientifiche e autorevoli): 71 mila morti secondo le stime più conservative, quelle accettate anche da Israele, con il 56% delle vittime tra donne. bambini e anziani; oltre 200 mila secondo il rapporto dei 99 medici Usa o gli studi della rivista Lancet).
È lo Stato che è protagonista o partecipe di 7 delle 9 grandi guerre in corso. In pratica, ovunque si combatta (Gaza, Cisgiordania, Siria, Libano, Yemen, Iraq e Iran) Israele c’è. Restano fuori solo il Sudan e l’Ucraina.
È lo Stato che ha reintrodotto la pena di morte ma solo per i palestinesi. Di fatto, se un palestinese uccide un colono va sul patibolo ma se un colono uccide un palestinese no.
È lo Stato che ha occupato parte più o meno ampia del territorio di Libano e Siria, per non parlare dei Territori Palestinesi occupati nei decenni con insediamenti crescenti e comunque illegali secondo il diritto internazionale.
È lo Stato che con le sue guerre rischia di riversare ondate di rifugiati sull’Europa (il Governo ipotizza un milione di persone dal solo Libano), che pure ha sempre protetto le ragioni vere o presunte di Israele.
È lo Stato che ha ignorato ottanta risoluzioni dell’Onu senza essere minimamente sanzionato, mai.
È lo Stato che detiene decine di bombe atomiche fuori da qualunque controllo internazionale ma attacca un Paese come l’Iran accusandolo di volerle avere.
È lo Stato che nel 2018 ha approvato una legge che dichiara Israele “Stato degli ebrei”, mettendo di fatto fuorilegge il 20% della popolazione che ebrea non è, compresi i cristiani.
È lo Stato che usa le sue forze armate per distruggere il patrimonio medico e scientifico delle nazioni vicine, bombardando i centri di ricerca, gli ospedali, le Università, e uccidendo decine di medici e paramedici: 1.500 operatori sanitari uccisi a Gaza, 300 finora in Libano.
Quanti altri Stati con 10 milioni di abitanti conoscete che possano lanciare una guerra come quella contro l’Iran scatenando una crisi economica mondiale senza temere reazioni internazionali di sorta, anzi venendo anche aiutati? Potreste immaginare qualcosa di simile per la Grecia o l’Ungheria, più o meno simili per popolazione? E non vi preoccupa pensare quali intrecci economici e finanziari e quali alleanze tecnologiche e militari permettano un simile sproposito? Non vi pare che sia doveroso per un giornale seguire questo processo con grande attenzione?
Tutto questo, lo sappiamo bene, non è Israele e tantomeno il suo popolo. Ma è indubbiamente ciò che fa da anni il suo Governo e ciò che teorizza il suo leader, Benjamin Netnyahu. E quindi il problema non è di essere “ossessionati” da Israele. Semmai di non esserlo abbastanza, di abituarsi a quanto succede fino a considerarlo “normale”.
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