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Guerra

Gaza e Cisgiordania: la violenza “necessaria”

Ben-Gurion spiegò che non esiste una pulizia etnica efficace senza massacri come quello avvenuto a Deir Yassin nel 1948. Rivolgendosi ai suoi critici alla Knesset, disse che se volevano sia 'l'intera Terra d'Israele' sia 'uno Stato ebraico', erano necessari altri massacri".
Gaza e Cisgiordania: la violenza "necessaria"

“Per dirla in breve, sotto ogni punto di vista tranne uno […], la vittoria sionista sui palestinesi è totale. Il potere politico, militare ed economico è interamente nelle nostre mani. Così come il controllo sulla terra, sull’acqua e sulle altre risorse naturali. In tutta la Terra d’Israele, gli ebrei sono più forti e più ricchi dei palestinesi, con un ampio margine. Abbiamo vinto. C’è solo un aspetto in cui non li abbiamo sconfitti: la demografia”. Così un dolente articolo di Hagai El-Ad su Haaretz.

The Strategy Behind the West Bank Pogroms: Deir Yassin

“[…] Metà delle persone che vivono qui, tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano, sono palestinesi. Questo è l’unico parametro per cui la lotta tra noi e loro non si è conclusa con la loro sconfitta, ma con la parità: parità non nel potere politico, non nei diritti, non nella terra e non economicamente. Ma parità numerica, sì. In questo siamo bloccati”.

Tutto ciò che abbiamo fatto e tutto ciò che facciamo a livello politico, amministrativo, militare, “si concentra per lo più su questo divario e su cosa si può fare per colmarlo”. Il divario potrebbe essere colmato riconoscendo pari diritti e dignità ai palestinesi, ma è fuori discussione, oppure “attraverso il trasferimento della popolazione: espulsioni e pulizia etnica. Ciò permetterebbe alla demografia di allinearsi al resto degli indicatori” e “ci libererebbe anche dalla macchia dell’apartheid, che comporta un certo disagio, nonostante non ne paghiamo le conseguenze a livello internazionale”.

“Da anni ormai, i sionisti liberali amano presentare Israele come un paese di fronte a un dilemma, costretto a scegliere tra uno stato ‘ebraico e democratico’ in una parte della Terra d’Israele e uno stato binazionale nella Grande Israele. Pertanto, la terza opzione – la pulizia etnica – viene negata, sia come parte della storia sionista, nella forma della Nakba del 1948, sia come opzione ancora praticabile per il presente e il futuro. In quest’ottica, vengono spesso citate le parole di David Ben-Gurion alla Knesset nell’aprile del 1949: ‘Quando ci siamo trovati di fronte alla scelta tra l’intera Terra d’Israele senza uno Stato ebraico o uno Stato ebraico senza l’intera Terra d’Israele, abbiamo scelto uno Stato ebraico senza l’intera Terra d’Israele'”.

“Ma la verità è che, in un passaggio raramente citato dello stesso discorso”, Ben Gurion spiegò perfettamente il problema, toccando un diverso argomento: Deir Yassin (dove si consumò il massacro simbolo della Nakba): “‘Uno Stato ebraico senza Deir Yassin in tutto il Paese non può che essere una dittatura della minoranza’. In parole povere, Ben-Gurion spiegò che non esiste una pulizia etnica efficace senza massacri come quello avvenuto a Deir Yassin nel 1948. Rivolgendosi ai suoi critici alla Knesset, disse che se volevano sia ‘l’intera Terra d’Israele’ sia ‘uno Stato ebraico’, erano necessari altri massacri”.

Dobbiamo attuare la ‘Deir Yassin in tutto il paese’ per espellere la popolazione palestinese da sempre più parti della Terra d’Israele: ‘Uno stato ebraico nella realtà attuale, anche solo nella parte occidentale della Terra d’Israele, senza la Deir Yassin, è impossibile se vuole essere democratico, poiché il numero degli arabi nella parte occidentale della Terra d’Israele è maggiore del numero degli ebrei’. Pertanto, i confini dello Stato di Israele non sono una questione puramente militare o politica, ma soprattutto demografica”.

“E oggi? Nonostante le distrazioni, in fondo tutti sappiamo che nessuna delle violente azioni regionali compiute da Israele negli ultimi anni”, guerra in Libano, Iran etc, “risolverà il problema fondamentale di cui parlava Ben-Gurion 77 anni fa”; né le iniziative diplomatiche in stile Accordi di Abramo “cambieranno l’equilibrio demografico nella parte occidentale della Terra d’Israele. Né la pace regionale né le guerre regionali indurranno un solo palestinese ad abbandonare la propria patria”.

“Ma le guerre possono – eccome! – essere un momento che ‘facilita’ l’espulsione dei palestinesi, come abbiamo fatto nel 1948 e (in misura molto minore) nel 1967. E con la scusa della guerra iniziata due anni e mezzo fa, Israele sta scegliendo ancora una volta l’opzione che conosciamo […] quella che abbiamo usato in passato e che non abbiamo mai rinnegato: Deir Yassin”.

“Questa è la strategia che si cela dietro i pogrom e le ripetute uccisioni di palestinesi in alcune zone della Cisgiordania; come disse Ben-Gurion, la pulizia etnica reclama massacri. La stessa logica si cela dietro l’espulsione di decine di migliaia di palestinesi dalle loro case nei campi profughi in Cisgiordania, così come dietro la distruzione della Striscia di Gaza e l’espulsione della popolazione palestinese da metà del suo territorio”.

“[…] Sia in Cisgiordania che a Gaza, ‘ciò che è stato reso possibile’ in questa fase non è la riduzione del numero degli ‘arabi nella parte occidentale della Terra d’Israele’, bensì ‘solo’ l’esodo dalle loro case e la loro concentrazione in aree sempre più ristrette […]. Nel frattempo, consolidiamo il controllo su territori sempre più vasti, distruggendo intere comunità e città palestinesi. La speranza è che su una popolazione che è stata sfollata una o più volte, e a cui sono state distrutte le abitazioni e le fonti di sostentamento, sia più facile perpetrare una pulizia etnica quando le circostanze lo consentiranno”.

“Non si tratta del dilemma tra uno stato democratico (per gli ebrei) in una parte del territorio e uno stato binazionale nella ‘Grande Terra d’Israele’. E certamente non esiste nessun dilemma israeliano riguardante l’uguaglianza per tutti gli abitanti del territorio. L’unica questione è come gestire l’irrisolta questione demografica, lungo lo spettro tra apartheid e pulizia etnica: più si promuove quest’ultima, attraverso la violenza omicida, più si riduce il disagio legato alla prima”.

“Questa è la realtà legata a Deir Yassin: una storia negata ma onnipresente; un massacro che tutti conoscono ma i cui segreti restano sepolti negli archivi di Stato; un luogo che abbiamo cancellato ma che è comunque qui, a Gerusalemme”.

“[…] Ecco quel fastidioso ‘piccolo dettaglio’ menzionato nel primo paragrafo, quell’elemento in più aggiunto alla questione demografica irrisolta: la narrazione. Il fatto che non siamo giunti in una ‘terra vuota’, che c’è una memoria storica di questa terra come patria di un altro popolo, il pieno riconoscimento della violenza, dello spargimento di sangue e dei massacri che i nostri antenati hanno commesso, che noi consumiamo e che imponiamo ai nostri figli affinché vivano a ‘Deir Yassin in tutto il paese'”.

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