L’assedio statunitense a Cuba non conosce respiro e per il Paese caraibico la sfida per la sopravvivenza si fa sempre più dura: il blocco delle forniture energetiche e i continui black-out pongono un severo pregiudizio alla continuità dei servizi essenziali al Paese governato dal presidente Miguel Diaz-Canel, la pressione militare esercitata dagli States con l’operazione Southern Spear nel Mar dei Caraibi pende come una Spada di Damocle, la morsa delle sanzioni rischia di isolare dal mondo l’Isla Grande.
Cuba nel mirino di Trump
Tutto si può dire delle inefficienze e dei limiti del regime socialista di L’Avana, ma nessuna minaccia alla sicurezza nazionale statunitense sembrava emergere da un Paese che rimane nella lista degli “sponsor del terrorismo” e vede la sua popolazione stremata per il soffocante incedere della morsa americana. Tanto che ad essere nel mirino oggi è la tenuta di ciò che Cuba rivendica come fiore all’occhiello del sistema “rivoluzionario”, nome che a L’Avana danno al regime instaurato da Fidel Castro nel 1959 e che perdura tuttora: la sanità.
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Manca il petrolio, manca l’energia elettrica, manca la componentistica dei ricambi e la sanità a Cuba rischia di collassare: blackout negli impianti sanitari più importanti, difficoltà nel trasporto dei farmaci e dei pazienti, operatori sanitari impossibilitati a presentarsi a lavoro, dialisi e chemioterapie bloccate. Un’inchiesta del New York Times sottolinea il dramma della sanità cubana:
La produzione di medicinali è stata in gran parte interrotta perché le fabbriche funzionano a diesel. Le aziende produttrici di vaccini sono alla ricerca di ingredienti perché i voli che un tempo li trasportavano sono stati cancellati per mancanza di carburante per aerei. E le scorte di vaccini refrigerati potrebbero presto deteriorarsi se i blackout dovessero continuare.
“Cuba cadrà presto”, ha più volte ripetuto Donald Trump, che su questo dossier ha fatto della visione dei falchi interventisti e dei politici conservatori d’origine latina come il segretario di Stato Marco Rubio l’agenda dell’amministrazione per l’America Latina, mirando a togliere l’aria a Cuba per rimuovere un nuovo avversario strategico dopo l’operazione in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro il 3 gennaio scorso. Da quel giorno le consegne di petrolio da Caracas a Cuba si sono interrotte. Cuba rischia il collasso. La crisi è la più dura dal 1959 a oggi e supera in acutezza addirittura il “Periodo Speciale” degli Anni Novanta seguito alla caduta dell’Unione Sovietica.
L’assalto alla sanità
Il Paese con il sistema sanitario più diseguale al mondo assedia quello che ha provato a costruire uno dei maggiormente inclusivi. Il New York Times ricorda che a L’Avana “l governo destina circa un quinto del suo bilancio alla sanità, circa il doppio della media mondiale , secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità”. Un dato che assieme alla capacità di rafforzamento del sistema scolastico ha contribuito alle fondamenta sociali del Paese cubano e a mantenere l’ordine interno di un sistema con connotati autoritari e repressivi ma che ha provato a essere, su questo versante, emancipatorio. Costruendo, inoltre, la pratica dell’internazionalismo medico con l’invio di missioni di sanitari in diversi Paesi delle Americhe e dell’Africa.
L’assedio attuale è la fase più acuta di un inasprimento della pressione americana iniziata nel 2018, quando l’embargo pluridecennale è stato rafforzato dalla prima amministrazione Trump, che rottamò la distensione negoziata da Barack Obama e Raul Castro con la decisiva mediazione del Vaticano. Il Covid-19, la crisi economica e l’avvitamento dei servizi essenziali hanno fatto il resto. Cuba arrivava stremata all’era del Trump 2.0, che ora vede il Paese caraibico come nuovo avversario da togliere di mezzo dopo il colpo al Venezuela e dopo l’attacco ai presunti narcotrafficanti nell’Atlantico occidentale e in Ecuador. L’idea della “sicurezza emisferica” cala come una scure su un Paese alle corde, il cui profilo di minaccia è inesistente e la cui società è soggetta a un vero e proprio assedio di stampo medievale condotto con mezzi moderni: tutto al servizio di una politica di cambio di regime che se anche potrà servire gli obiettivi geopolitici americani nel breve periodo non gioverà all’onore, all’immagine e alla credibilità statunitense nel lungo periodo.
Il progetto di InsideOver: un reportage per raccontare l’assedio di Cuba
Cuba sta subendo gli effetti di una delle forme più gravi di violenza economica imposta dagli Stati Uniti, mirata apertamente al cambio di regime.
Una crisi indotta con effetti devastanti: mancano elettricità, carburante, cibo e medicine, il sistema sanitario collassa, aumenta la mortalità infantile e migliaia sono costretti a migrare.
Nell’ora più buia dell’isola, rimasta sola, vogliamo raccontare cosa sta succedendo davvero.
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