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Guerra Iran: le bombe sul negoziato

Gli Houti si uniscono alla guerra e lanciano una salva di missili contro Israele. Sviluppo prevedibile che cambia gli scenari. Anzitutto, mette ancora più sotto pressione Israele e le forze americane, ma anche i Paesi del Golfo, in particolare gli...
Guerra Iran: le bombe sul negoziato

Gli Houti si uniscono alla guerra e lanciano una salva di missili contro Israele. Sviluppo prevedibile che cambia gli scenari. Anzitutto, mette ancora più sotto pressione Israele e le forze americane, ma anche i Paesi del Golfo, in particolare gli Emirati che si sono schierati con gli aggressori (avrebbero offerto il proprio territorio agli Usa come base di partenza per l’offensiva contro l’isola di Kharg, riferisce The Cradle).

Doha o altri Paesi del Golfo che decidessero di essere parte attiva nella guerra contro l’Iran ora saranno costretti a più miti consigli: gli Houti incombono. Ma, al di là delle varianti belliche, il loro ingresso nell’agone ha un’incidenza ancor più significativa sotto un altro profilo: aggrava ancor di più lo stress energetico globale dal momento che il Mar Rosso, da cui passa parte del petrolio del Golfo, da oggi non è più sicuro.

Al netto della decisione di chiudere o meno lo Stretto di Bab al-Mandab, ancora solo un’opzione, tale insicurezza farà lievitare i costi delle assicurazioni delle petroliere.

Tale sviluppo avviene nel giorno più ferale per Israele e Stati Uniti, con decine di feriti tra i soldati americani a causa di un attacco iraniano e di altrettanti soldati israeliani a causa di un’imboscata di Hezbollah (a fini propagandistici sia gli Usa che Israele stanno occultando il numero dei morti seguendo l’esempio degli ucraini; evidentemente tale prassi appartiene al manuale neocon, sponsor di entrambi i conflitti).

Tale rovescio avviene nel giorno in cui Israele e Stati Uniti hanno avviato un’escalation bombardando una centrale nucleare, un’industria siderurgica e una centrale elettrica, prima preservate nel tacito patto che preservava quelle degli aggressori e in violazione della promessa di Trump di non colpire le centrali elettriche.

Quest’ultimo obiettivo segnala chiaramente che le bombe non erano dirette solo contro le infrastrutture iraniane, ma anche a sabotare i negoziati, facendo apparire ancora una volta Trump come mendace. Non che non lo sia, ma lo spazio che ha lasciato alla diplomazia è reale, come dimostra l’attacco a J.D. Vance, incaricato di condurre le trattative, da parte dei media pro-guerra.

Israel conducts smear campaign to undermine JD Vance as 'insufficiently hawkish': Report

Teheran ha promesso una rappresaglia contro Usa e Israele. In particolare, ha avvertito che “i dipendenti delle industrie [della regione] legate agli americani e al regime sionista devono lasciare immediatamente i loro luoghi di lavoro per salvare la vita”.

Le bombe sulla diplomazia indicano che i negoziati avevano aperto spiragli. Lo segnala il media pakistano Dawn, che riferisce di una telefonata di un’ora del Primo ministro del Pakistan Shehbaz al suo omologo iraniano Pezeshkian sugli sviluppi dei colloqui.

Ma anche l’articolo di Ravit Hecht su Haaretz. All’inizio del conflitto, scrive la Hecht, “i portavoce del governo israeliano fantasticavano con sicurezza su un cambio di regime in Iran entro un mese, sullo smantellamento totale del programma missilistico balistico e, naturalmente, sull’eliminazione definitiva della minaccia nucleare”.

Foreseeing a U.S.-Iran Deal, Netanyahu's Government Is Toning Down Its Bellicose Rhetoric

“Negli ultimi giorni ciò ha lasciato il posto a una retorica più moderata, che evidenzia i vantaggi relativi di un accordo. Questo cambiamento riflette un’ipotesi ampiamente condivisa all’interno del governo, ovvero che questa sia la strada intrapresa da Trump”.

“Il cambio di regime a Teheran è da tempo fuori discussione. I missili balistici sono improvvisamente diventati ‘un qualcosa che abbiamo dimostrato di saper gestire’, per usare le parole dei ministri del governo. Rimane solo l’uranio arricchito, una macchia ostinata la cui persistenza deve in qualche modo essere giustificata”.

“‘Se questo accordo si concluderà senza che la questione dell’uranio venga risolta, in pratica [Trump] ci sta dicendo che siamo abbandonati a noi stessi’, ha affermato un ministro. ‘Non credo che accadrà, non lo accetteremo, ma purtroppo sembra che Trump stia puntando a un accordo, e siccome ha confuso tutti, nessuno sa più che intenzioni abbia’”.

“[…] Netanyahu è riuscito a trascinare Trump in guerra e questo potrebbe essere il suo più grande successo. Ma il presidente americano mostra sempre più segni di essere ormai esausto. Gli iraniani hanno scoperto di non aver bisogno di armi nucleari: possiedono già una carta strategica sufficientemente forte, cioè il controllo dei prezzi del petrolio. È quindi probabile che la guerra si riduca a una questione di principio, cioè nella soluzione di un problema che prima non esisteva: la libertà di navigazione dello Stretto di Hormuz”.

“Trump e Netanyahu presenteranno qualsiasi accordo stretto con l’Iran come una vittoria”. E “gli iraniani potrebbero persino aiutare i due a presentare l’esito come tale, accettando qualche concessione sull’uranio”.

“[…] La guerra non ha solo indebolito la capacità di deterrenza della più grande potenza mondiale e della più grande potenza del Medio Oriente, ma ha anche rivelato ai cittadini israeliani di essere stati spudoratamente ingannati sui presunti successi del passato”.

“Ciò vale per i risultati della guerra di 12 giorni con l’Iran dello scorso giugno, ma ancor di più per Hezbollah, che è riuscito ancora una volta a paralizzare il nord di Israele. ‘La situazione nel nord è molto più complessa di quella con l’Iran’, ha affermato un ministro. ‘Col senno di poi, è chiaro che le informazioni sull’indebolimento di Hezbollah erano esagerate'”.

Eppure, avverte la Hecht, “nonostante i fallimenti, è troppo presto per dare Netanyahu per spacciato”. I bombardamenti di stanotte lo attestano. Resta che il mondo, e anche tanto potere di questo mondo, non può portare il peso del conflitto. Tanto che l’Economist, in una nota in cui si chiede se Trump deciderà per un accordo o per l’escalation, conclude: “Trump deve accettare un cessate il fuoco completo e costringere Israele a rispettarlo”.

La conclusione del media della finanza anglosassone è imposta dalla sofferenza dei mercati. Questo un titolo del New York Times: “I titoli azionari registrano la quinta settimana consecutiva di perdite, mentre gli investitori perdono la pazienza a causa della guerra con l’Iran”.

Stocks Slide to 5th Weekly Loss as Investors Lose Patience With Iran War

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