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Da Kkr a Blackstone: così i grandi fondi Usa si mangiano l’economia del Giappone

I colossi Usa come Kkr e Blackstone stanno riversando capitali nel Giappone, puntando su un contesto favorevole.

Una pioggia di denaro sta inondando il settore economico-finanziario del Giappone. I grandi fondi Usa, come Kkr, Blackstone, Apollo e Carlyle, hanno messo nel mirino la gestione patrimoniale al dettaglio locale, ossia l’insieme dei servizi finanziari rivolti a piccoli risparmiatori, ma anche il mercato immobiliare delle grandi metropoli giapponesi e le aziende tecnologiche risvegliate dall’intelligenza artificiale.

All’ombra del Monte Fuji la situazione è caldissima e il contesto – tra recenti riforme della governance aziendale, bassi tassi di interesse, valuta debole e forte domanda degli investitori – perfetto per far progredire il private equity.

Non è un caso che, nei soli primi tre trimestri del 2025, gli investimenti nel capitale privato abbiano toccato quota 29 miliardi di dollari, facendo segnare un aumento del 150% su base annua. E che, lo scorso febbraio, il Giappone abbia rappresentato il 36% degli investimenti di Kkr nella regione Asia-Pacifico, per un valore equo superiore a 20 miliardi di dollari.

Kkr e Blackstone: obiettivo Giappone

Prendiamo Kkr. Basta dare uno sguardo alle sue recenti mosse per rendersi conto del giro di denaro che si sta spostando su Tokyo e dintorni. Tra le recenti operazioni del fondo statunitense troviamo l’acquisizione di Fuji Soft, del gigante assicurativo Hoken Minaoshi Hompo Group (non conosciamo il prezzo ufficiale) e quella del produttore di apparecchiature mediche Topcon (rispettivamente per 4,1 miliardi e 2,3 miliardi), e la cessione della catena di supermercati Seiyu per 2,55 miliardi (con un ritorno multiplo incassato).

Il modus operandi è sempre lo stesso: Kkr acquisisce un asset, interviene per migliorarlo e lo rivende in un secondo momento a prezzo maggiorato. È questa la stessa filosofia che spinge all’azione anche Blackstone, l’altro colosso della finanza statunitense che ha espressamente dichiarato di portare avanti un’importante campagna di marketing in Giappone, con tanto di annunci stampa sui quotidiani, spot televisivi nei programma di punta, annunci digitali su Yahoo Japan, Google e YouTube e una campagna di affissioni presso la stazione della metropolitana di Otemachi, l’area dove è situato il quartiere degli affari di Tokyo.

“Blackstone non aspetta che il cambiamento avvenga. Siamo noi a guidarlo”, dichiara nel citato spot il co-fondatore e Ceo di Blackstone, Stephen Schwarzman, ritratto in primo piano in bianco e nero in diverse inquadrature, mentre incontra il suo team giapponese sullo sfondo di una serie di skyline di città di tutto il mondo.

Affari d’oro

Il cambiamento di cui parla Schwarzman riguarda principalmente il boom dell’IA. Il messaggio è chiaro: Blackstone intende acquisire importanti partecipazioni nelle infrastrutture, società e aziende che guideranno l’ascesa dell’intelligenza artificiale in Giappone.

In maniera quasi complementare, Kkr scommette invece sull’invecchiamento della popolazione nipponica. L’inverno demografico giapponese, in sostanza, offre opportunità di investimento in settori che sfruttano l’IA e altre tecnologie per trarre il massimo vantaggio da una forza lavoro in contrazione.

“Stiamo cercando modi per investire in aziende e settori che migliorino in modo sostanziale la produttività dei lavoratori giapponesi”, ha dichiarato Joe Bae, co-amministratore delegato di Kkr, aggiungendo un ammonimento da non trascurare: se il Giappone non investirà in settori come l’automazione, la robotica e l’IA, “l’invecchiamento della popolazione e il declino economico diventeranno una sfida sempre più grande per il suo successo come nazione”.

Sull’agenda troviamo quindi aziende tecnologiche o di software che possano in qualche modo contribuire a fornire manodopera qualificata o servizi per incrementare la produttività.

Blackstone, nello specifico, prevede di investire 15 miliardi di dollari nel mercato immobiliare giapponese nel prossimo triennio, puntando su immobili quali data center, strutture logistiche e hotel. L’anno scorso ha acquisito il Tokyo Garden Terrace Kioicho, un complesso a uso misto sorto sul sito dell’ex Akasaka Prince Hotel, nel centro di Tokyo, da Seibu Holdings per circa 400 miliardi di yen (2,5 miliardi di dollari). Si prevedono nuovi affari d’oro a Tokyo, Osaka e, come hanno spiegato i dirigenti del fondo, Fukoka e altre città giapponesi insospettabili.

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