Nella notte di lunedì a Londra sono state incendiate quattro ambulanze appartenenti ad Hatzola, un ente di volontariato ebraico. I veicoli erano parcheggiati davanti a una sinagoga nel quartiere di Golders Green, nel quale vive la più numerosa comunità di ebrei osservanti della città.
Un altro attacco antisemita, ha subito allarmato Tel Aviv e altri con essa. L’atto è stato rivendicato da Harakat Ashab al-Yamin al-Islamia – uno stranissimo movimento terroristico che sostiene di essere affiliato all’Iran – seminando il panico nella comunità ebraica internazionale. Oggi l’antiterrorismo britannico ha annunciato l’arresto di due uomini e prosegue la caccia all’ultimo partecipante al raid.
Riportiamo quanto scrive, per Consortium News, Graig Murray su quanto accaduto: “L’idea che lo Stato iraniano si screditi decidendo di attaccare un servizio di ambulanze a Londra è assurda. L’Iran non ha mai attaccato ospedali o ambulanze in Israele [nel corso di questa guerra ndr.]. Né ha assolutamente alcun precedente di attacchi a strutture sanitarie”.

“Ciò è chiaramente in netto contrasto con l’operato di Israele, che prende di mira tali obiettivi a Gaza e in Libano [e in Iran ndr]. L’ovvia repulsione dell’opinione pubblica britannica, che pure si è sempre opposta alla guerra contro l’Iran, per la distruzione delle ambulanze supererebbe di gran lunga qualsiasi possibile vantaggio. Qual è dunque, di preciso, il vantaggio che l’Iran avrebbe cercato di ottenere?”
“L’organizzazione che […] ha immediatamente rivendicato la responsabilità dell’attacco è Harakat Ashab al-Yamin al-Islamia. Si tratta di un gruppo che semplicemente non esisteva prima dell’attacco statunitense e israeliano all’Iran, quando improvvisamente è apparso, già organizzato di tutto punto, e ha iniziato a darsi a episodi in sè minimi di vandalismo contro proprietà appartenenti alle comunità ebraiche del Belgio e dei Paesi Bassi”.
“Fin dal primo giorno della sua comparsa, think tank e gruppi di sicurezza sostenuti da Israele hanno immediatamente affermato che sono collegati alle milizie iraniane. Queste affermazioni israeliane sono state inizialmente divulgate da Joe Truzman, un giornalista della ‘Fondazione per la Difesa delle Democrazie’, che si guadagna da vivere diffondendo le affermazioni israeliane secondo cui tutte le vittime a Gaza sarebbero causate da Hamas”.
“La prima ‘prova’ online dell’esistenza del gruppo risale al 9 marzo. Il 16 marzo, l’intera macchina della propaganda israeliana si è attivata in modo coordinato contro Harakat Ashab al-Yamin: [in quel giorno] il Ministero della Diaspora israeliano, il Ministero degli Affari Esteri, l’Istituto di Studi sulla Sicurezza Nazionale e il BICOM, il Centro di Comunicazione britannico-israeliano, hanno rilasciato dichiarazioni” per lanciare l’allarme su tale organizzazione.
“Tutto nella stessa mattina. In un momento in cui Harakat Ashab al-Yasmin non aveva fatto altro che, a quanto pare, appiccare un incendio di portata ridotta a Rotterdam. Tale frenetica attività pubblicitaria su questa organizzazione, prima praticamente inesistente, è diventata una priorità per lo Stato israeliano proprio la mattina in cui si sono intensificati gli attacchi missilistici e i bombardamenti condotti da Israele, Stati Uniti, Iran e Hezbollah […]”.
“Diversi segnali d’allarme evidenti hanno accompagnato la sua apparizione. Il primo, come perfettamente evidenziato Lowkey [cantante e attivista britannico ndr], è che nel suo manifesto usa l’espressione ‘Terra d’Israele’ per riferirsi alla Palestina. Nessun movimento islamico ha mai usato l’espressione ‘Terra d’Israele’ e la frase in arabo non è nemmeno quella usata dalle élite arabe del Golfo complici [d’Israele], che usano semplicemente ‘Israele’ o ‘Stato d’Israele’. ‘Terra d’Israele’ suona innaturale in arabo ed è evidentemente stata scritta da un ebreo per poi essere tradotta in arabo”.
“Altro aspetto bizzarro è che questo gruppo, asseritamente iraniano, non usa il farsi. Gli iraniani non parlano arabo. E nessun gruppo allineato al governo iraniano parlerebbe mai di una ‘Terra d’Israele’ in farsi. Inoltre, il logo pubblicato dal gruppo sembra essere generato dall’intelligenza artificiale e la scritta in arabo è sbagliata. La parola ‘islamico’ è scritta in modo errato e parte di essa non ha alcun senso logico: è un insieme di parole senza senso, presumibilmente create da una AI a cui è stato affidato il compito di produrre uno scudo con scritte in arabo”.
Quindi Murray riporta quanto affermato dall’antropologo Younes Saramifar della VU (Università Vrije) di Amsterdam, secondo il quale “gli errori linguistici presenti nelle dichiarazioni che accompagnano i video suggeriscono che gli autori non siano di madrelingua araba”.
Inoltre, Murray rileva “un’altra coincidenza incredibilmente felice”, cioè che i terroristi hanno “scelto di incendiare le ambulanze londinesi poche ore prima che il commissario capo della polizia metropolitana, Sir Mark Rowley, tenesse un discorso a un evento di raccolta fondi per il Community Services Trust (CST), un’organizzazione che ha sistematicamente esagerato la portata dell’antisemitismo nel Regno Unito e che riceve ingenti finanziamenti dal Tesoro britannico”.
Fin qui Murray, che adombra il sospetto – per lui più che un sospetto – che si tratti di una false flag per manipolare l’opinione pubblica britannica, aggiungendo anche a come l’organizzazione ebraica colpita svolga un’opera meritoria in favore di ebrei e non ebrei e che non ritiene affatto che possa essere complice di tale vandalismo.
L’altra domanda che urge l’atto vandalico/terroristico è com’è possibile che in un momento in cui tanto alto è l’allarme per l’antisemitismo, gli attentatori abbiano potuto colpire indisturbati nel cuore di un quartiere con così alta densità di cittadini ebrei, peraltro davanti a una sinagoga, che oltre alla sorveglianza pubblica dovrebbe godere, soprattutto in questi tempi, anche di una vigilanza privata.
Al di là di tali considerazioni, abbiamo riferito il fatto e il commento di Murray non tanto per l’accaduto, che pure, oltre a porre tante domande, non può anzitutto non allarmare ebrei e non ebrei, quanto perché certo funesto attivismo rischia di proseguire, e con ben altra intensità, anche altrove. Si spera nella vigilanza.
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