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Guerra

Il ritorno degli A-10 sulla scena: il “facocero” non pensionabile entra in azione in Iran

Il vecchio Warthog, "facocero", forse il miglior aereo da attacco al suolo di tutti i tempi, è tornato al centro della scena.

L’A-10 Thunderbolt è ufficialmente entrato in azione in Iran per fronteggiare due minacce incombenti e in un certo senso non comprese tra gli avversari classici del venerabile aereo d’attacco al suolo dell’USAF. 



Il vecchio Warthog, facocero nella nostra lingua, forse il miglior aereo da attacco al suolo di tutti i tempi, è tornato al centro della scena a Hormuz, in Iraq e in altri spazi aerei del Golfo Persico, dove sta contribuendo in modo decisivo a smantellare le capacità navali iraniane, e secondo gli analisti, potrebbe avere ancora qualche asso nella manica per fronteggiare i droni suicidi che funestano le basi statunitensi, e, in particolare, i loro apparati radar.

Sebbene questi velivoli siano tradizionalmente associati al supporto ravvicinato alle truppe di terra, e siano stati sviluppati in origine come dei moderni cacciacarri da impiegare nel caso la Guerra Fredda avesse alzato la sua temperatura, possono svolgere con successo missioni di attacco contro bersagli navali come i piccoli battelli esplosivi dronizzati della componente navale del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, e financo contro le mine che sarebbero state posate per inibire il transito ai mercantili non autorizzati. Attualmente sono autorizzate al transito solo navi appartenenti a nazioni che non hanno intrapreso azioni contro l’Iran, in gran parte mercantili che battono bandiera cinese e indiana. 



Il portale specializzato The War Zone ha sottolineato come i piloti di A-10 si siano “addestrati per decenni” proprio per operare in uno scenario che li avrebbe visti impegnati nel contrastare le flotte di motoscafi veloci, come quelli della Mosquito Fleet iraniana che operano nello stretto strategico di Hormuz e nelle aree circostanti.

Il contributo dei Warthog in questo scenario è stato confermato dal Capo di Stato Maggiore Congiunto dell’Aeronautica Militare statunitense, generale Dan Caine, che durante una conferenza al Pentagono ha dichiarato: “L’A-10 Warthog è ora impegnato nei combattimenti sul fianco meridionale [dell’Iran] e sta dando la caccia e distruggendo motovedette veloci nello Stretto di Hormuz”. Gli A-10 stanno operando accanto agli elicotteri d’attacco AH-64 Apache contro bersagli “lenti” che possono essere colpiti a bassa quota con la vasta gamma di sistemi d’arma che possono trasportare, seguendo l’impiego che ne hanno fatto gli israeliani.


Attualmente gli A-10 impegnati nell’Operazione Epic Fury operano lungo il fianco meridionale dell’Iran, con il compito di individuare e distruggere unità navali leggere. Secondo Caine, gli attacchi hanno già colpito oltre 120 imbarcazioni e decine di unità posamine, in linea con l’obiettivo dichiarato di neutralizzare la marina iraniana.

Il continuo impiego dell’A-10 in Medio Oriente contraddice la narrazione prevalente secondo cui il Warthog dovrebbe essere dismesso perché la sua utilità sul moderno campo di battaglia è limitata. Questa argomentazione non è priva di fondamento, ma presuppone che ogni mezzo aereo tattico in dotazione debba essere in grado di combattere in prima linea fin dal primo giorno di un conflitto con un avversario di pari livello, e che non vi siano molti altri compiti da svolgere oltre a sparare i colpi in prima linea durante un simile conflitto. Vale anche la pena notare che l’A-10 rimane il jet tattico meno costoso da gestire nell’arsenale dell’USAF“, ha dichiarato il vertice dell’Aeronautica americana, che ha sottolineato: “Indipendentemente dal destino imminente dell’A-10, la sua capacità di effettuare attacchi rapidi e altamente precisi su bersagli piccoli e in rapido movimento, e la sua capacità di stazionare a lungo in volo assorbendo il fuoco delle armi leggere, significa che le sue capacità possono essere applicate direttamente al dominio marittimo”.

Nonostante venga spesso definito un velivolo monomissione arrivato al termine della sua carriera, l’A-10 continua a dimostrare una notevole versatilità, e poco prima dell’escalation, immagini diffuse dal Pentagono lo mostravano impegnato in esercitazioni con unità della US Navy nel Golfo Persico, a conferma di una capacità operativa che contraddice la narrativa di un sistema ormai superato.

Come osserva The War Zone, il valore del Warthog risiede nella sua capacità di colpire con precisione bersagli piccoli e veloci e di restare a lungo in volo, caratteristiche ideali per contrastare minacce asimmetriche come i motoscafi armati. Questo tipo di minaccia rappresenta infatti uno dei pilastri della strategia iraniana. I Pasdaran hanno investito per anni in flotte di imbarcazioni veloci, spesso equipaggiate con missili antinave, razzi o cariche esplosive, difficili da individuare e neutralizzare. A queste si aggiungono oggi i droni navali kamikaze, già sperimentati in altri teatri e ora impiegati per bloccare il traffico nello stretto di Hormuz.



Ma c’è di più: secondo gli analisti l’A-10 si dimostrerebbe particolarmente adatto ad affiancare le LCS classe Independence come la USS Tulsa e la USS Santa Barbara, le navi da combattimento costiero configurate per operazioni di dragaggio mine che verranno schierate in Medio Oriente per bonificare lo Stretto di Hormuz. Gli A-10 potrebbero contribuire a proteggere le navi dagli attacchi di piccole imbarcazioni e droni, non solo navali.

I Warthog possono trasportare una vasta gamma di munizioni a guida di precisione che potrebbero essere impiegate contro imbarcazioni iraniane, siano esse ferme in porto o in movimento nello Stretto di Hormuz e nelle aree circostanti, affidando il loro tiro letale al famigerato cannone a canne rotanti GAU-8/A da 30 mm, ai missili aria-aria AIM-9M Sidewinder, o alla versione ottimizzata del razzo aria-aria APKWS II, perfetto per distruggere i droni a basso costo.

Secondo Stephen Bryen di Weapons and Strategy, il conflitto con l’Iran starebbe segnando una vera e propria “rinascita” operativa dell’A-10, che nonostante il pensionamento reclamato da una parte del Congresso, viene impiegato in un ampio ventaglio di missioni, molto più rispetto al passato. Con armamento migliorato, nuove reti dati e intelligenza artificiale, questo velivolo sta “giocando un ruolo fondamentale nella guerra contro l’Iran“; non solo nelle rodate missioni di supporto ravvicinato alle truppe di terra, ma fungendo da piattaforma multi-ruolo capace di intercettare droni Shahed-136, proteggere le rotte marittime nel Golfo Persico, colpire batterie missilistiche costiere e neutralizzare le milizie filo-iraniane in Iraq.

Un salto qualitativo reso possibile da una profonda modernizzazione che ha puntato sulle nuove armi di precisione a basso costo come i razzi Apkws II, sulla capacità di cooperazione avanzata con assetti di quinta generazione come l’F-35 attraverso il datalink Link 16, e sull’integrazione di sistemi di intelligenza artificiale in grado di analizzare i bersagli e suggerire in pochi secondi le migliori soluzioni d’ingaggio. Questa evoluzione tecnologica si accompagna a un ritorno di centralità strategica, anche alla luce della crescente minaccia rappresentata da droni e sciami a basso costo, contro cui i sistemi tradizionali di difesa aerea – come Patriot o THAAD – risultano economicamente insostenibili.

In questo contesto, sottolinea Bryen, e non si può non essere d’accordo, un velivolo come il Warthog (che è stato rifiutato dagli ucraini, ndr) sta emergendo come una soluzione efficace nel contrastare minacce asimmetriche, impiegano munizioni a basso costo come minacce a basso costo, riequilibrando, di fatto, uno scenario che necessita di velivoli che possono inseguire bersagli piccoli, veloci o lenti, con una buona autonomia e la capacità di volare a bassa quota, incassando il fuoco nemico e e garantendo la capacità di sostenere lunghi tempi di permanenza sull’obiettivo.

Bryen sottolinea come il Pentagono potrebbe persino riconsiderare il destino degli esemplari stoccati nel “boneyard” dell’Arizona, ipotizzandone il riutilizzo per la difesa di basi sensibili, soprattutto sul territorio nazionale, sempre più esposte a incursioni di droni. In un paradosso che riflette le contraddizioni della guerra moderna, il velivolo progettato per fermare le colonne corazzate sovietiche nel Fulda Gap potrebbe trovare la sua nuova ragion d’essere proprio nella lotta contro minacce leggere, diffuse e difficili da intercettare, confermando come, anche nell’era della guerra ad alta tecnologia, la resilienza e la semplicità restino fattori decisivi.

Mentre le informazioni contrastanti sui negoziati tra Iran e Usa si susseguono e gli animi più ottimisti vengono raffreddati da espressioni come lo “state negoziando con voi stessi”, pronunciata da Teheran dopo aver respinto la proposta dei 15 punti di Washington, che riguarda il programma missilistico e nucleare, restano problemi centrali come una strategia concreta per riaprire lo stretto di Hormuz e l’opzione, sempre più “menzionata”, di operazioni anfibie su obiettivi chiave come l’isola di Kharg o lungo la costa iraniana. Scenari in cui la flotta di vecchi facoceri dell’USAF, schierati presso le basi aeree di Muwaffaq al-Salti in Giordania, Al-Dhafra negli Emirati Arabi e in altri hub temporanei nel Golfo, potrebbe comunque tornare in scena nel ruolo più consueto, quello del Close Air Support.

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