Skip to content
Guerra

L’Onu condanna l’Iran e tace su Usa e Israele, l’Europa promette di liberare lo Stretto di Hormuz… dopo

Il Consiglio di sicurezza dell'Onu ha approvato la Risoluzione 2817, che condanna gli attacchi dell'Iran ai Paesi del Golfo.
Onu

Ieri, in rapida e non casuale successione, si sono prodotti due eventi che, se ci fosse stato ancora bisogno, hanno raccontato a perfezione la crisi degli organismi internazionale e, di nuovo, se ci fosse stato ancora bisogno, hanno spiegato bene perché non ha più alcun senso parlare di “ordine internazionale basato sulle regole” come fanno, peraltro sempre più stancamente, i nostri politici.

Primo evento: il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite approva la Risoluzione 2817, presentata dal Bahrein e sostenuta da 140 Paesi. La Risoluzione “condanna con la massima fermezza gli efferati attacchi perpetrati dalla Repubblica islamica dell’Iran contro i territori di Bahrein, Kuwait, Oman, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania e stabilisce che tali atti costituiscono una violazione del diritto internazionale e una grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali”. E chiede all’Iran di sospenderli con effetto immediato. Decisive per far passare la Risoluzione (13 sì, 2 astensioni, nessun contrario) sono state, nel Consiglio di Sicurezza, le astensioni di Russia e Cina, due dei cinque Paesi (con Usa, Francia e Regno Unito) dotati di potere di veto. L’astensione, in quella sede, segnala dissenso ma non blocca il percorso. Se Russia e Cina o anche una sola avesse posto il veto, la Risoluzione non avrebbe mai visto la luce.

E’ piuttosto evidente, quindi, che Mosca e Pechino, che in apparenza soffrono poco o addirittura guadagnano dalla crisi globale dei rifornimenti energetici (e non solo) innescata dalla guerra contro l’Iran, non hanno voluto sfidare la preoccupazione di tanti altri Paesi che invece sono toccati duramente e tantomeno alienarsi le buone relazioni con i Paesi del Golfo Persico in queste settimane colpiti dalla reazione iraniana.

Il documento degli europei

Il secondo evento, consecutivo al primo, è stato il documento che Italia, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi e Giappone hanno firmato per chiede all’Iran “di cessare immediatamente le minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e altri tentativi di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, e di conformarsi alla Risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”. Sottolineando che “la libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale”, i sei Paesi firmatari chiedono “una moratoria immediata e completa sugli attacchi alle infrastrutture civili, comprese le installazioni petrolifere e di gas” e si dicono pronti “a contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo Stretto”, alla cui fase preparatoria si starebbe già lavorando. Un’iniziativa europea, quindi, cui si affianca il Giappone che peraltro con l’Europa già lavora in progetti per la Difesa come il GCAP per il caccia di sesta generazione.

Un’iniziativa che, presa alla lettera (si veda il passaggio sugli “sforzi appropriati” per sbloccare lo Stretto), faceva pensare che fosse tornata in vita la richiesta di Donald Trump per una partecipazione europea alla scorta e protezione delle petroliere e dei mercantili minacciati dagli iraniani, richiesta che tutti i leade europei e non solo avevano rimandato al mittente solo poche ore prima. Poi sono arrivate le precisazioni: “È un documento politico, non militare”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani; “Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e un’iniziativa multilaterale estesa”, ha aggiunto il ministro della Difesa Guido Crosetto. Insomma, par di capire che si tratti di “qualcosa” da intraprendere a cose fatte, quando si avrà almeno iuun cessate il fuoco o la resa totale dell’Iran, e insieme con altri Paesi. Adesso il rischio sarebbe grande, dato che il ministro degli Esteri dell’Iran, Seyyed Abbas Araghchi, ha avvertito che immischiarsi in quanto avviene nello Stretto di Hormuz, “equivarrebbe a complicità nell’aggressione e negli efferati crimini commessi dagli aggressori”. Lasciando intendere che il trattamento sarebbe uguale a quello riservato a Usa, Israele e ai Paesi del Golfo Persico.

Non una parola su Usa e Israele

Al di là della cronologia (è evidente che i sei Paesi firmatari aspettavano il pronunciamento Onu per pubblicare il loro documento), è importante il dato politico. La Risoluzione, che richiama la “responsabilità” delle Nazioni Unite nel “mantenimento della pace e della sicurezza internazionale”, giustamente condanna le rappresaglie iraniane contro le installazioni civili dei Paesi del Golfo, che non hanno compiuto atti ostili nei confronti di Teheran. Rappresaglie che, infatti, mettono a rischio la pace e la sicurezza internazionale. Peccato però che la stessa Risoluzione non spenda una parola (alla lettera, nemmeno una) sull’attacco all’Iran di Usa e Israele, basato come quello anglo-americano contro l’Iraq nel 2003, su un sacco di menzogne: non è vero che l’Iran fosse prossimo alla bomba atomica (copyright Netanyahu, che lo ripete dal 1994) e non è vero che stesse per attaccare gli Usa (copyright Trump). Come peraltro dicono non solo legioni di esperti e l’Agenzia atomica delle stesse Nazioni Unite ma persino i massimi esponenti dell’intelligence americana, dal dimissionario Joe Kent (ex capo del Centro antiterrorismo Usa) a Tulsi Gabbard, direttrice in carica dell’intelligence nazionale degli Stati Uniti.

E’ come se Israele e Usa non avessero alcuna responsabilità nella situazione che si è creata, quella in cui l’Iran reagisce ai loro bombardamenti sparando a destra e a manca, anche su chi non c’entra. Come se l’attacco di Israele e Usa non violasse il diritto internazionale e non mettesse a rischio la pace e la sicurezza internazionale. Come se gli stessi Paesi del Golfo, e una legione di esperti e giornalisti, non avesse previsto che attaccare l’Iran avrebbe potuto portare a serie conseguenze nello Stretto di Hormuz. Ecco dunque pronta la nuova narrazione: se ci sono problemi, è tutta colpa dell’Iran. A dispetto di quanto gli stessi leader europei hanno dichiarato all’inizio degli scontri: dalla prudente Giorgia Meloni (“quelli di Usa e Israele sono “attacchi unilaterali condotti fuori dal diritto internazionale”) al più deciso premier spagnolo Pedro Sanchez (“Una guerra illegale”), giusto per citare i lati opposti dello spettro politico. Ma di Usa e Israele hanno (quasi) tutti paura, ecco la verità. Alla faccia della pace e della sicurezza internazionale.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.