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Energia

Attacco al gas, escalation energetica di Israele: Trump nega ma la mossa fa il gioco Usa

Attacco al Gnl, escalation energetica di Israele: Trump nega ma la mossa fa il gioco Usa. Le partite strategiche.

Donald Trump nella notte tra il 18 e il 19 marzo è tornato sul tema dell’attacco di Israele al giacimento South Pars in Iran, il più vasto del mondo, e della rappresaglia di Teheran contro i terminal di Ras Laffan in Qatar, i più grandi del pianeta nella produzione di gas naturale liquefatto, sottolineando che “gli Stati Uniti non sapevano nulla di questo attacco”, assicurando che Israele non colpirà più e che il Qatar sarà difeso dagli Usa in caso di nuovi raid iraniani.

Trump e l’escalation energetica

Insomma, The Donald sembra sganciare Washington dalla questione chiave dell’escalation nella Terza guerra del Golfo, dopo che gli stessi Usa, toccando gli impianti militari nell’Isola di Kharg, erano andati vicini a compromettere i terminal petroliferi che garantiscono il 90% dell’export di Teheran.

Serrato tra un’assenza di strategia disarmante sul fronte della gestione dello Stretto di Hormuz da un lato e dall’aumentare della fronda del movimento Maga all’interno, con le dimissioni del capo dell’antiterrorismo Joe Kent che hanno scoperchiato il vaso di Pandora a destra, Trump asseconda una narrativa che vede sostanzialmente Washington come potere frenante di Israele e dei suoi colpi di testa in questa guerra. Gli attacchi al petrolio dell’8 marzo? Israeliani. La mano dietro ogni decapitazione del regime iraniano? Di Tel Aviv. L’assalto al gas? Opera dello Stato Ebraico.

Lo “Zar buono” e l’escalation

Trump, entrato in una guerra in cui non riesce a dare le carte, sembra voler provare a riproporre il mito dello “Zar buono” della Russia di Nicola II: il sovrano al centro è saggio e capace, sono i funzionari periferici o gli alleati improvvidi del monarca a creare il caos. Il problema è che sulla guerra all’Iran questa strategia non sembra funzionare e Washington sta assecondando il progetto israeliano di un’escalation senza limiti. L’analista di materie prime e commodities Giacomo Prandelli ha scritto su LinkedIn che la guerra energetica ha “conosciuto un’escalation” con l’assalto a South Pars, ed è bene sottolineare che questa manovra va nell’indirizzo voluto da Usa e Israele.

I titoli del gas di Usa e Israele salgono

Tagliare fuori il gas iraniano e, indirettamente, quello del Qatar, che infatti ha protestato per l’assalto a South Pars, fa volare le rendite energetiche di Washington e Tel Aviv, entrambe attive nel settore del Gnl e già premiate dal blocco di Hormuz e dall’esclusione della produzione qatariota, dopo lo stop di QatarEnergy. Non a caso, oggi, Golar Energy, colosso di Tel Aviv, sale del 3,61% in borsa. Venture Global, produttore americano di gas e grande esportatore, è salita del 14% ieri e del 50% in un mese, Cheniere, altro importante player, fa +8,33% e +24% rispettivamente. Dopo settimane di prezzi elevati, gli Usa stanno conoscendo riflussi del prezzo interno del gas per la fine della fase critica dell’inverno e aumento della domanda estera.

Come nota National Today, “la domanda di esportazione è diventata una forza stabilizzatrice fondamentale, con 36 navi metaniere in partenza dai terminali di esportazione statunitensi durante l’ultima settimana, con una capacità di carico complessiva di circa 3,7 miliardi di metri cubi di gas” in un contesto in cui “le dinamiche del mercato globale stanno rafforzando tale domanda, poiché le interruzioni dell’offerta legate alle tensioni in Medio Oriente e la concorrenza tra acquirenti asiatici ed europei hanno mantenuto elevati i prezzi internazionali”.

Lo shock energetico globale

Ebbene, in quest’ottica, appare quantomeno complesso pensare che gli Usa non stiano cercando di trarre guadagni politico-economici in alcuni settori da un trend di paralisi del settore energetico internazionale e, seppur sul breve periodo, provare a ottenere dividendi strategici di fronte a una crisi che, invece, sta producendo su altri fronti gravi criticità. E dunque appara fallace ritenere che Trump non fosse stato avvertito di quanto successo proprio mentre su altri fronti, dall’invio di truppe di terra al rafforzamento del contingente militare americano, gli Usa cavalcano la strategia dell’escalation. Israele fa il lavoro sporco per entrambi, e sembra avere piacere a farlo. Ma la teoria dello “Zar buono” della Casa Bianca appare quantomeno fallace.

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