La prima defezione dell’amministrazione Usa di Donald Trump dopo la scelta di scatenare la guerra contro l’Iran è arrivata, ed è di peso: si tratta di Joe Kent, nominato nel 2025 capo del National Counterterrorism Center, agenzia dell’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale (Odni) guidato da Tulsi Gabbard che unisce specialisti interforze di vari apparati federali (Cia, Fbi, Dipartimento di Stato, Homeland Security) per coordinare gli sforzi antiterrorismo del Paese. Kent oggi ha comunicato le sue dimissioni.
Joe Kent, 46 anni, ex ufficiale della Cia, ha in precedente servito anche nell’esercito nella guerra in Iraq. La sua prima moglie, Shannon Smith, ufficiale della crittografia militare, è morta nel 2019 in un attentato dell’Isis a Manbij, nel governatorato di Aleppo in Siria. Parliamo di una figura che conosce molto bene cosa voglia dire la guerra e, soprattutto, lo sforzo antiterrorismo, convinto sostenitore di Donald Trump nelle ultime campagne politiche e netto oppositore della retorica bellicista.
Kent ha postato su X un messaggio chiaro:
Non posso in coscienza appoggiare la guerra in corso in Iran. L’Iran non rappresentava una minaccia imminente per la nostra nazione, ed è chiaro che abbiamo iniziato questa guerra a causa delle pressioni di Israele e della sua potente lobby americana.
Kent ha postato su X una lettera diretta al presidente Trump, rispettosa ma ferma, in cui ha denunciata una “camera d’eco” alimentata da “alti ufficiali israeliani e membri dei media americani” che avrebbe “avuto un ruolo nel minare la piattaforma America First”, illudendo The Donald della possibilità di una rapida vittoria.
Kent, in particolare, paragona la spinta israeliana ad entrare in guerra con l’Iran alla tattica utilizzata per perorare l’attacco all’Iraq nel 2003. “Come veterano e come marito che ha perso la moglie in una guerra artefatta da Israele non posso sopportare l’idea di mandare la prossima generazione a combattere e morire in una guerra che non dà benefici al popolo americano”

Una presa di posizione netta da parte di un forte sostenitore del presidente, spesso criticato dagli avversari di The Donald per aver assecondato molte politiche divisive del capo di Stato Usa, dall’attacco agli Houthi del 2025 (era nella chat del famigerato Signalgate di aprile 2025) alla ricerca sui legami tra i cartelli latinoamericani e il Venezuela, e che non aveva mai fatto mancare il sostegno alla presidenza.
La rottura avviene, anche sulla scia del vissuto umano di Kent, nel modo più doloroso, anche se l’esperienza trumpista dal gennaio 2025 ad oggi tutto aveva fatto fuorché mostrare una spinta isolazionista. Washington ha, per espressione del capo del Pentagono Pete Hegseth, puntato sul militarismo spinto e la letalità delle forze armate e Trump ha scatenato interventi e conflitti in giro per il mondo trasformando la sua nella più unilaterale e bellicista delle amministrazioni degli ultimi decenni. Lo strappo è fragoroso e mostra il disamore verso Trump e l’ostilità a Israele di una frangia del mondo Maga che li vede parimenti problematici per gli interessi statunitensi e la sicurezza della superpotenza.
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