L’ex presidente ecuadoregno Rafael Correa, ha attaccato duramente l’attuale capo di Stato di Quito, Daniel Noboa, dopo che il Tribunale per le controversie elettorali (Tce) ha sospeso Rivoluzione Cittadina, la formazione di sinistra guidata da Correa stesso per nove mesi dalle competizioni elettorali.
L’accusa? Aver ricevuto fondi illegali dal Venezuela per la campagna presidenziale di Luisa Gonzalez, sconfitta proprio da Noboa nel voto del 2023. Il caso è stato sollevato da Carlos Alarcón, procuratore generale ad interim, e cavalcato da Azione Democratica Nazionale, la formazione conservatrice del capo di Stato riconfermato nel 2025 con un’agenda law and order e allineatosi pesantemente al presidente Usa Donald Trump e alla sua amministrazione, con cui Quito inizierà una serie di operazioni congiunte contro il narcotraffico a partire dal prossimo 15 marzo.
In questo quadro matura l’assalto al partito di Correa, a cui per ora non sarebbe proibito partecipare alla prossima elezione presidenziale, per cui mancano ancora tre anni, ma su cui viene gettato tanto un alone di discredito quanto un sospetto di condotte anti-nazionali nel quadro di un discorso pubblico sempre più surriscaldato. Il caso del partito di Correa, nota Yahoo Noticias, nasce anche per effetto di un testimone ritenuto poco affidabile dai progressisti: “l’ex responsabile della campagna elettorale del movimento Correa ed ex deputato Santiago Díaz, espulso dall’organizzazione dopo essere stato accusato di aver violentato una minorenne, ha affermato, senza fornire prove, di aver trasferito denaro dal Venezuela all’Ecuador su richiesta di Correa”.
L’inchiesta, denominata “Caja Chica“, è paradigmatica dei venti che soffiano in Ecuador. Noboa è la nemesi di Correa, presidente dal 2007 al 2017 che provò a inserire l’Ecuador nel quadro della galassia dei Paesi guidati da governi sovranisti di sinistra e a cavalcare l’onda del cosiddetto “socialismo del XXI secolo” mantenendosi spesso in polemica con gli Usa. Correa costruì un rapporto solido proprio col Venezuela di Hugo Chavez e Nicolas Maduro.
Al contrario, Noboa è alleato stretto delle destre conservatrici latinoamericane, intende seguire Trump sul suo terreno e ha aperto a operazioni congiunte con gli Usa nonostante l’Ecuador con un referendum del 2025 abbia respinto la presenza di basi americane sul suo territorio. I sostenitori di Correa denunciano una deriva autoritaria di un presidente che fa del pugno di ferro un metodo di governo. E vuole fare tabula rasa dell’Ecuador di ieri, dentro come fuori. Anche a costo di esacerbare quelle fratture interne su cui, in fin dei conti, fonda il suo consenso.
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