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Politica

Mojtaba Khamenei e il nuovo Stato profondo della Repubblica Islamica

Ancora avvolta nel mistero, Mojtaba Khamenei è stata una scelta di continuità nell'emergenza della guerra. Il ruolo dei pasdaran.
iran

È ufficiale: Mojtaba Khamenei è la nuova Guida suprema dell’Iran. L’annuncio è arrivato domenica, dopo che il Consiglio degli Esperti ha deliberato la scelta del figlio secondogenito di Ali Khamenei come nuova Guida suprema della Repubblica Islamica. 

La decisione ha già suscitato numerosi commenti tra gli esperti, in quanto, prima di tutto, una successione dinastica al vertice dello Stato è qualcosa di inaspettato per un sistema politico, quello della Repubblica Islamica, nato in contrapposizione a una monarchia. Una comunità politica, dunque, nel quale il principio dinastico è visto quasi come un anatema, come un sacrilegio politico. 

Detto questo, un altro aspetto che ha suscitato critiche riguarda il fatto che Mojtaba non possiede grandi credenziali religiose. È vero, è considerato un ayatollah di rango riconosciuto, ma non ha mai ricoperto ruoli di grande prestigio né all’interno della gerarchia politica né di quella religiosa. Ha lavorato soprattutto all’interno dell’ufficio della Guida suprema, il cosiddetto beyt-e rahbar

Inoltre non ha quasi mai mostrato il suo volto in pubblico se non raramente, quindi gli iraniani non lo conoscono: non è una figura importante attorno alla quale si possa facilmente aggregare il consenso della popolazione. Non possiede il carisma del padre né le credenziali di un cursus honorum che lo faccia risplendere tra le stelle in ascesa del firmamento della Repubblica. 

Il candidato dei pasdaran

La scelta può essere stata il frutto di diversi calcoli tra i dirigenti della Repubblica Islamica. In primo luogo, l’idea di garantire un elemento di stabilità. Scegliere una figura così vicina a Khamenei, che conosce bene il suo team e il suo modus operandi, può essere una scelta facile e immediata in una situazione di grave crisi di stabilità come quella della guerra attuale. 

Inoltre sembrerebbe che Mojtaba sia il candidato preferito dei Pasdaran, la Guardia della Rivoluzione islamica (Sepāh-e Pāsdārān), cioè l’apparato militare iraniano. Un apparato che ovviamente sta guadagnando ancora più influenza in quanto gestisce di fatto la difesa del Paese e che, ipotizzando una conclusione del conflitto in cui la Repubblica Islamica rimanga il sistema di potere, per quanto rimodellato dall’esperienza della guerra, avrebbe scelto una guida suprema a se gradita. 

Qualora il sistema sopravvivesse al conflitto, Mojtaba potrebbe dunque rappresentare una figura importante anche per l’equilibrio interno ai Pasdaran, che molti osservatori descrivono come una sorta di governo ombra dell’Iran. 

In particolare parrebbe che uno degli uomini di riferimento di questo circuito sia Hossein Taeb, ex capo dell’intelligence dei Pasdaran e figura molto influente all’interno dell’apparato di sicurezza iraniano, che Mojtaba avrebbe conosciuto in gioventù durante il suo servizio sotto le armi nel periodo della guerra Iran-Iraq.

Ricordiamo che Mojtaba ha comunque più di cinquant’anni e quindi è un uomo adulto, per quanto relativamente giovane all’interno della gerarchia clericale iraniana, che vede non soltanto ottuagenari ma anche novantenni occupare i ruoli di vertice. 

La rivalità con Ali Larijani

Andiamo dunque a vedere come si inserisce Mojtaba nel quadro attuale del sistema di potere iraniano, perché numerose sono state le vittime tra l’élite dello Stato, oltre allo stesso leader supremo Ali Khamenei. 

Al momento l’altra figura di rilievo con la quale sicuramente Mojtaba dovrà fare i conti è quella di Ali Larijani, attuale segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale. Larijani, a differenza di Mojtaba, non è un chierico. È un politico e un burocrate con un cursus honorum ricchissimo di tappe e incarichi di grande rilievo e importanza operativa. 

Al momento Larijani, oltre a essere l’uomo che tiene saldamente il timone dello Stato in questa fase di conflitto con gli Stati Uniti e con Israele, appare come una delle figure centrali del sistema decisionale iraniano. In un certo senso il vero potere attivo, alle basi del trono dell’Iran, è proprio quello rappresentato dalla sua capacità di coordinare la macchina dello Stato: l’uomo dell’apparato, il grande commis della burocrazia iraniana. 

È quindi con Larijani che Mojtaba dovrà confrontarsi. Numerose fonti parlano di una possibile competizione tra i due, in quanto molto probabilmente Mojtaba non era una delle scelte preferite di Larijani come possibile nuova Guida Suprema. 

Ci troviamo quindi di fronte a una situazione in cui le necessità della guerra obbligano le élite dell’Iran a ridurre al minimo la conflittualità interna tra le varie fazioni, proprio per non risultare deboli di fronte all’aggressione esterna. Tuttavia non è da escludere che questo tipo di competizione, in qualche forma, possa manifestarsi sia ora sia una volta terminata la guerra. Vedremo quanto durerà la leadership di Mojtaba Khamenei. 

Una figura ancora misteriosa

Il neo Rahbar viene spesso raffigurato come un conservatore, addirittura più radicale del padre. Tuttavia queste sono affermazioni riportate soprattutto dai media occidentali, che notoriamente non hanno una reale familiarità con le sfumature della politica iraniana e con il modo in cui si collocano le diverse figure all’interno del suo spettro ideologico.  Di conseguenza bisogna essere molto cauti nel definire quale sarà la linea politica di Khamenei e quale impronta egli darà alla conduzione dello Stato iraniano. 

Va inoltre sottolineato che la figura di Mojtaba rimane ancora oggi abbastanza avvolta nel mistero. Non si conosce molto della sua vita pubblica e del suo ruolo effettivo accanto al padre negli ultimi anni. Non sappiamo con certezza neppure quale sia il suo stato attuale. Alcuni giornali iraniani riferiscono che Mojtaba potrebbe essere rimasto ferito e che per questo non è ancora apparso in pubblico. Ci si domanda quindi quale sia il suo reale stato di salute, tanto che circolano voci secondo cui gran parte della sua famiglia, eccetto lui, sarebbe morta negli attacchi americani.

Di sicuro la nomina di Mojtaba rappresenta un segnale forte di continuità dello zoccolo duro del sistema: nessuna concessione agli americani e nessuna capitolazione, nonostante probabilmente una scelta di questo tipo non sarebbe stata condivisa neppure dallo stesso padere, l’ayatollah Ali Khamenei. Alcune fonti, come ad esempio Amwaj Media, riportano infatti che nei documenti relativi alla successione Khameneii non avrebbe mai designato il figlio come possibile erede. 

Tuttavia questa scelta può essere letta anche come una risposta ai commenti di Donald Trump e dei dirigenti israeliani che, ancora prima che Mojtaba venisse formalmente eletto, lo indicavano già come possibile nuova Guida suprema arrivando perfino a minacciarne l’assassinio. 

Vedremo quindi quale sarà la gestione del potere da parte di Mojtaba e se egli stesso sopravviverà alla fase attuale del conflitto. Non è infatti escluso che la terza Guida suprema della Repubblica Islamica possa essere costretta, in tempi relativamente brevi, a lasciare il posto a una quarta.

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